L’angelo dell’Isola Tiberina

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Teodora Dora Focaroli è una infermiera che durante l’occupazione nazista, non ebbe alcun timore a difendere gli ebrei perseguitat

di Franca Giansoldati –

Alcuni giorni fa, grazie ad un convegno promosso dall’Ospedale Israelitico di Roma, è riaffiorata dall’oblio la figura di una donna incredibilmente coraggiosa e unica. Una donna che in un periodo terribile, durante l’occupazione nazista, non ebbe alcun timore a difendere gli ebrei perseguitati. Erano i giorni immediatamente successivi al 16 ottobre del 1943, quando avvenne la razzia al ghetto ebraico e l’avvio delle deportazioni. A ricostruire ogni passaggio su Teodora Focaroli è lo storico, Pier Luigi Guiducci, docente alla Pontificia Università Lateranense.

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Franca Giansoldati

Teodora (Dora) Focaroli nacque a Borbona, in provincia di Rieti, il 27 giugno del 1915. Nel 1931 si trasferì a Roma dove studiò per diventare infermiera (probabilmente nei corsi della Croce Rossa). Nel 1934 iniziò a lavorare presso le Istituzioni ebraiche poste sull’Isola Tiberina, dove si trovavano l’Ospedale Israelitico e la Casa di riposo per ebrei anziani. Lì conobbe Mosè Di Veroli, un commerciante di metalli, che divenne suo marito.

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Quando il 16 ottobre 1943 la Focaroli si accorse della razzia in corso, tolse prima di tutto il cartello che, sull’isola Tiberina, indicava la sede dei presìdi ebraici. Avviò subito i malati in grado di camminare al Fatebenefratelli (l’ospedale cattolico). In questo gruppo si inserì anche il presidente dell’Ospedale Israelitico Giuseppe Campagnano. I più gravi, invece (cinque o sei), li condusse con un’ambulanza all’Ospedale Littorio (attuale San Camillo).

rabbino-Moshè-Mario-PiazzaGli anziani della Casa di Riposo riuscì a sistemarli nella torre inserita nell’edificio che accoglieva ospedale e casa di riposo. Qui, troverà alla fine accoglienza, per otto mesi, pure il Rabbino Moshè Mario Piazza.

Mentre la Focaroli salvava gli ebrei a lei affidati, vennero nel frattempo arrestati e deportati tra gli altri: la 70enne Alina Cavalieri, consigliera dell’Ospedale Israelitico, e Giacomo Di Segni, presidente della Deputazione di carità. Entrambi non fecero più ritorno.

190017436-d5c461ab-2efb-4cb6-9d2f-8f0f9640a30b-320x320Nei giorni successivi Dora Focaroli – risultando dai documenti cattolica – poté mantenere collegamenti con gli ebrei nascosti al Fatebenefratelli, facendo la spola con la Comunità dei Frati Minori. Dora garantì agli anziani che vivevano nella torre non solo del cibo e delle cure ma anche una quotidiana assistenza religiosa serale, grazie a Rav Izhak Davide Panzieri che morì poco dopo la fine della guerra.

Adriano-Ossicini.-768x432La rete di solidarietà verso i perseguitati non poteva però passare inosservata agli occhi dei poliziotti che proprio all’Isola Tiberina avevano una postazione strategica sotto la guida del maresciallo Gennaro Lucignano (1903-1964), il quale  sapeva benissimo che  erano nascosti diversi ebrei ricercati, così come sapeva bene il lavoro di collegamento di Dora. Chiuse gli occhi e non fece mai rapporto, salvando anch’egli vite umane.

Dora continuò a lavorare all’Isola Tiberina fino al 1965. Una volta in pensione, visse a Latina fino alla morte dove ricevette anche la visita dello storico Emanuele Pacifici. Sarà quest’ultimo a informare la Comunità Ebraica di Roma del decesso della Focaroli avvenuto il 16 maggio del 1994.

(Messaggero)

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