L’antisemitismo è vivo
“Una follia contagiosa”

Uno dei disegni antisemiti raccolti in Matite razziste

Uno dei disegni antisemiti raccolti in “Matite razziste”

di Ariela Piattelli –

Pensavamo di averlo sconfitto dopo la Shoah, invece l’antisemitismo è una follia contagiosa». Così il Rabbino Israel Meir Lau, presidente del Memoriale della Shoah di Gerusalemme Yad Vashem, è intervenuto ieri alla Farnesina alla Conferenza Internazionale sulla Responsabilità degli Stati, delle Istituzioni e degli individui nella lotta all’antisemitismo in Europa.

Ariela Piattelli

Ariela Piattelli

La conferenza, primo evento della presidenza italiana all’Osce (l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa), organizzato dall’Ambasciatore Francesco Maria Talò per conto del ministero degli Affari Esteri

Francesc Maria Talò

Francesco Maria Talò

e della Cooperazione Internazionale, è stata inaugurata dal ministro Angelino Alfano, che ha ricordato come di fronte alle recrudescenze, ai «nuovi atti di antisemitismo, razzismo e discriminazione» sia «importante essere più incisivi nelle azioni di contrasto». L’Italia alla presidenza Osce «promuoverà eventi dedicati alle minacce che colpiscono ebrei, cristiani e musulmani» per garantire la libertà religiosa ha assicurato Alfano.

Israel Meir Lau

Israel Meir Lau

E alla conferenza si è parlato del dialogo interreligioso, quello già avviato tra ebrei e cristiani, e anche quello necessario con le comunità musulmane, perché in esso può trovarsi l’antidoto per la lotta all’antisemitismo e alle discriminazioni. Il fronte del dialogo, con tutte le sue difficoltà, dunque si allarga e quattro rappresentati del mondo musulmano hanno portato la loro testimonianza agli stati generali sulla lotta all’antisemitismo.

Yahya Pallavicini

Yahya Pallavicini

La partecipazione dei leader musulmani alla conferenza «è un segno molto importante, che rivela come il fronte che combatte l’antisemitismo sia più forte» dice l’Imam Yahya Pallavicini, Presidente Co.Re.Is. (Comunità Religiosa Islamica). «Lavorare insieme, questo è il futuro, con i cristiani e i musulmani – spiega il presidente del World Jewish Congress Ronald Lauder – per combattere ogni forma di odio e intolleranza, contro gli ebrei, i musulmani e qualsiasi altro gruppo».

Farid El Asri

Farid El Asri

«Vengo dal Marocco, un Paese che ha conosciuto l’ebraismo prima dell’Islam, segnato dal dialogo tra queste due religioni, in un mondo attraversato dalle crisi dobbiamo riflettere, anche sull’antisemitismo – spiega Farid El Asri, rappresentante del Centro di ricerca sul dialogo interreligioso Mohammedia, una lega musulmana istituita dal Re del Marocco -. È una responsabilità di tutte le organizzazioni, non solo musulmane».

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La problematica dell’antisemitismo non appartiene solo agli ebrei ma secondo lo studioso di Rabat «a tutti noi, – continua – e come le altre forme di odio va combattuto. Il nostro centro si focalizza proprio nel comprendere le cause di tutte le forme di xenofobia di oggi e anche come queste trovino le loro radici nelle scritture. Lo studio, anche teologico, ci consente di avere più strumenti contro l’antisemitismo. La tradizione musulmana riconosce l’eredità dell’ebraismo e del cristianesimo, dunque quando ci sono delle manifestazioni di antisemitismo interne all’Islam ciò rappresenta un paradosso. Per questo io trovo la nostra presenza alla conferenza normale».

Rabbi Pinchas Goldschmidt

Rabbi Pinchas Goldschmidt

Le voci delle comunità musulmane possono avere una grande influenza nei gruppi e nei singoli, secondo il Rabbino Pinchas Goldschmidt, Presidente della Conferenza dei rabbini europei, e per questo bisogna coinvolgerle: «Tra i grandi problemi delle comunità ebraiche di Europa ci sono gli attacchi degli estremisti e dei terroristi -, spiega il rabbino – e molti di loro vengono dal mondo musulmano, quindi i leader delle comunità musulmane non solo possono nutrire il dialogo, ma possono condividere la responsabilità di influenzare le loro comunità contro l’antisemitismo e l’antisionismo in Medio Oriente, per la trasparenza e la convivenza nelle città dove vivono accanto ai cristiani e agli ebrei».

Abdellah Redouane

Imam Abdellah Redouane

Il lavoro dei leader islamici per dare un impulso alle comunità può partire dall’educazione e dalla prevenzione nei luoghi religiosi: «La nostra presenza non è simbolica, ma doverosa – spiega l’Imam Abdellah Redouane, segretario generale del Centro islamico culturale d’Italia della Grande Moschea di Roma -. Fenomeni come l’antisemitismo non debbono essere combattuti solo dagli ebrei, ma da tutte le comunità. Il nostro dovere è quello di educare e prevenire, l’antisemitismo è un fenomeno pericoloso. E per questo dobbiamo inserire la lotta a questo fenomeno nei nostri programmi, nelle scuole parallele e nei sermoni del venerdì in Moschea».

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