L’assessore non sbagli due volte
Chieda scusa al popolo di Israele

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Eleonora de Majo

di Antonio Polito –

Eleonora De Majo è una donna giovane e immaginiamo capace, visto che il sindaco l’ha nominata assessore alla Cultura e pare addirittura che la consideri una potenziale candidata a prendere il suo posto (agli elettori piacendo, naturalmente). Proprio per questo, e per la bella carriera politica che sicuramente la aspetta, ci permettiamo di consigliarle di ammettere l’errore che ha commesso quattro anni fa, quando era più giovane e più scapestrata, invece di perseverare e di aggravarlo. Che cosa le costerebbe dire: scusate, in effetti ho sbagliato a dire che il sionismo è come il nazismo?

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Antonio Polito

Oche gli israeliani sono porci accecati dall’odio, negazionisti e traditori finanche della loro stessa tragedia? Soprattutto se oggi deve rappresentare una città, e che città, quella macchia se la deve togliere. Il che non le impedirebbe naturalmente di continuare a criticare, come vuol fare e come molte volte è anche giusto fare, le scelte politiche del governo di destra oggi al potere in Israele.

Invece la De Majo, con il soccorso sconsiderato di de Magistris, ha tentato di difendere quelle frasi sciocche e gratuite. Con l’argomento di sempre: distinguere tra antisionismo e antisemitismo. Vorremmo dirle dove è l’errore, sperando che le sia utile per non commetterlo più.

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Il sionismo fu un movimento ottocentesco per l’autodeterminazione e l’indipendenza di un popolo che, esattamente come quello che animò i greci o gli italiani, si proponeva di dare una patria agli ebrei.

Ma mentre i greci e gli italiani non avevano dubbi su quale fosse geograficamente parlando la loro patria, perché ci abitavano già, gli ebrei che erano stati sparpagliati dalla diaspora in tutta Europa dovettero scegliersi un luogo, e dopo animato dibattito scelsero il luogo da dove provenivano: la Palestina.

Questa loro aspirazione ottenne, dopo la seconda guerra mondiale e l’Olocausto, il sostegno della comunità internazionale. Fu l’Onu a disegnare lo stato di Israele, e fu l’Unione Sovietica il primo paese a riconoscere il nuovo stato. Poi seguirono guerre e sofferenze indicibili, per gli ebrei in Palestina e per gli arabi in Palestina, che dagli anni ‘60 in poi cominciarono ad essere chiamati palestinesi. Ma questa è la politica dei giorni nostri e su questo ognuno è legittimato ad avere le sue idee.

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Ciò che conta ricordare è piuttosto che il sionismo è il movimento che ha dato una patria agli ebrei nello stato di Israele. Dire che è come il nazismo, o anche solo condannare moralmente il sionismo, equivale a essere contrari all’esistenza dello stato di Israele. E infatti i suoi nemici, come Hamas, non lo chiamano nemmeno Stato, ma appunto «entità sionista», implicando così che non appena possibile bisognerà distruggerlo, e ributtare gli ebrei in mare, da dove sono venuti.

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Eleonora de Majo

Può un assessore del comune di Napoli, di qualsiasi idea politica sia, affermare una cosa del genere, mentre tutta la comunità internazionale, innumerevoli risoluzioni dell’Onu, e ormai anche molti stati arabi, riconoscono il diritto a esistere di Israele?

Ma c’è un’altra ragione per cui antisionismo e antisemitismo possono pericolosamente confondersi. La ragione per cui gli ebrei europei avvertirono infatti il bisogno di uno «stato ebraico» stava nel fatto che non si sentivano al sicuro, accettati e integrati nelle nazioni europee dove vivevano. La storia dei progrom in Russia, l’affare Dreyfus in Francia, la «soluzione finale» del nazismo, rendevano indispensabile, vitale oseremmo dire, la nascita di uno stato ebraico in cui l’antisemitismo fosse per definizione assente.

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Ecco perché lo stato è ebraico, e non multinazionale, anche se moltissimi arabi sono cittadini di Israele con pieni e pari diritti (cosa spesso dimenticata o ignorata; anche dall’assessore De Majo quando dice che in Israele c’è un regime di apartheid, quanto meno confondendo i Territori occupati con lo stato di Israele).

Dunque, soprattutto se si deve occupare di cultura, cara assessora, se non si fida di me ricorra almeno a un breve corso di storia delle vicende mediorientali. Sapere aiuta ad evitare errori grossolani. Corregga ciò che di sbagliato e di offensivo e di pericoloso ha evidentemente detto, e mantenga pure le sue convinzioni politiche sul governo di Israele. Ma sapendo che non può e non deve confonderle con quelle del popolo ebraico. Così fanno le persone serie, e siamo convinti che lei lo sia.

(Corriere del Mezzogiorno)

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