Le città condivise
Se ebrei ed arabi
amministrano insieme..

Una netta mag

di Jalal Bana –

Qualcosa di interessante è accaduto nelle città miste arabo-ebraiche d’Israele durante le ultime elezioni municipali. Gli arabi in corsa nelle liste dei partiti nazionali, o come candidati indipendenti, che sono stati eletti nei consigli comunali hanno aderito tutti, senza eccezioni, alle coalizioni di maggioranza delle amministrazioni locali e hanno annunciato il loro sostegno ai sindaci eletti e ai presidenti di consiglio comunale. Cinque di questi presidenti di consiglio provengono dalla destra e rappresentano i partiti Likud e Israel Beytenu.

Jalal-Bana

Jalal-Bana

Nonostante le distanze ideologiche e la polarizzazione politica, gli abitanti delle città possono comunque esprimere interessi identici e vi sono molti campi in cui i rappresentanti eletti di Hadash (il partito comunista arabo-israeliano), di Balad o addirittura del Movimento Islamico possono lavorare in modo efficace con i rappresentanti del Likud o di Habayit Hayehudi. In ogni città a popolazione mista, si assiste a una stretta cooperazione tra ebrei e arabi a tutti i livelli dell’amministrazione e delle attività comunali, anche se rimane raro che le scuole della città siano bilingui e servano entrambi i settori.

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Sebbene il governo israeliano abbia destinato miliardi di shekel a un piano economico speciale per il settore arabo, dai mass-media non viene prestata particolare attenzione ai progressi dei residenti arabi nelle città miste.

Questa settimana, il Fondo Abraham ha ospitato ad Acco una conferenza sulla sua iniziativa chiamata “Città condivise”, durante la quale i rappresentanti delle città miste hanno esposto le loro posizioni, oltre a presentare alcune statistiche molto interessanti sugli abitanti ebrei e arabi di quelle città. “Città condivise” è un progetto che mira a promuovere un approccio specifico per l’amministrazione delle esistenti città miste, e di quelle che si stanno sviluppando, con l’obiettivo di indirizzarle verso una completa integrazione nel senso più compiuto del termine.

Hisham Jubran

Secondo uno studio condotto da Hisham Jubran dell’Afkar Research Institute a Haifa, Acco, Lod, Ramle, Giaffa, Nof HaGalil e Ma’alot-Tarshiha, gli ebrei e gli arabi residenti in città miste si apprezzano a vicenda e sono generalmente soddisfatti dei rapporti fra i due gruppi. Lo studio ha rilevano che l’81% dei residenti ebrei descrive come buone le relazioni con i residenti arabi della loro città, e lo stesso afferma l’89% dei residenti arabi circa le relazioni con i concittadini ebrei. Circa il 79% degli abitanti arabi e il 61% degli abitanti ebrei nelle città miste hanno dichiarato di essere in contatto con membri dell’altra comunità.

Ciò indica che una netta maggioranza di residenti delle città miste incontra e interagisce con i membri dell’altro settore della popolazione nel lavoro, nella vita del quartiere e durante le attività del tempo libero. Non basta. Il 61% dei residenti ebrei delle città miste si dichiara d’accordo con l’affermazione “permetto ai miei figli di giocare con i bambini arabi”, e ben l’86% dei residenti arabi afferma che permette ai propri figli di giocare con bambini ebrei. Questi dati mostrano un quadro incoraggiante circa lo stato della concreta convivenza, sebbene vi sia ancora molta strada da fare quando si tratta di sistemi scolastici comuni.

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Le coalizioni e la cooperazione a livello di amministrazioni locali offrono un’immagine opposta a ciò che accade nella Knesset e nella politica nazionale nel suo insieme, dove sembrano dilagare la polarizzazione, l’alienazione e persino l’istigazione.

Le città miste israeliane sono importanti punti di intersezione che possono contribuire a prevenire spaccature più grandi, e aiutare a stringere legami sociali. A maggior ragione se si considera che gli arabi, in particolare le giovani coppie e i membri della classe media, tendono a spostarsi dalle comunità esclusivamente arabe verso le città miste, alla ricerca di una migliore qualità della loro vita e di migliori servizi comunali: si tratta di persone aperte allo stile di vita multiculturale che offrono queste città, un vero e proprio modello per il martoriato Medio Oriente.

(Israel HaYom)

 

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