Dieci vergognose menzogne
sull’acqua e su Israele

acqua7

Una menzogna può fare il giro del mondo prima che la verità possa indossare i suoi stivali. Di vergognose falsità vive da sempre la propaganda propalestinese, foraggiata e incoraggiata dalle organizzazioni non governative al soldo degli emiri arabi, degli ayatollah, dalle Ong e degli antisionisti europei . Tutti uniti appassionatamente. Una partita di giro pericolosissima, giacché si insinua tra le pieghe di una disinformazione che alimenta l’odio. Il politically correct globale paga, soprattutto quando c’è da inchiodare sulla croce Israele ed assolvere l’Islam radicale (e non).
Ma le bugie hanno le gambe corte. E allora parliamo di acqua. Il bene più prezioso che Israele ha saputo sfruttare in un paese che non dispone di ghiacciai e di fonti minerali, ma che di quel tesoro ha fatto frutto: riuscendo a desertificare ciò che per secoli i palestinesi avevano abbandonato a rocce e sabbia. Ricapitoliamo. La compagnia nazionale delle risorse idriche israeliane si chiama Mekerot. Oggi viene accusata di sottrarre acqua ai palestinesi.

acqua1

Le dispute legate ai diritti sull’acqua, si badi bene, non sono definite dai confini internazionali tracciati su una mappa. Nonostante tutto Israele continua a regalare acqua a Gaza. acque pulite, e non quelle sporche, inquinate con dolosa determinazione dall’establishment di Hamas, come dimostra invece i corsi dei fiumi Hebron e Alexander, che poi finiscono in mare e che vengono inquinati dalle fogne a cielo aperto dei villaggi palestinesi.
Le nuove frontiere del terrorismo palestinese – come hanno dimostrato i roghi recentemente appiccati a Haifa e in altri territori israeliani – sfondano il muro dell’ambiente e dell’ecologia. Eppure nessuno lo dice, e anzi passa il messaggio menzognero che Israele nega le fonti idriche ai palestinesi. Smontiamo allora, una a una, le bugie. Le stesse che hanno indotto (a seguito di campagne diffamatorie alimentate dalle Ong politicizzate) la compagnia idrica olandese Vitens e l’italiana Acea a cancellare accordi di collaborazione con Mekerot.

acqua2PRIMA BUGIA «Mekerot approfitta del controllo israeliano di un’area sottoposta ad occupazione. Gli Accordi di Oslo impediscono ai palestinesi di sviluppare il loro settore idrico, e negano la possibilità di acquistare acqua da altri stati o da aziende internazionali» (Who Profits, 2013). «Israele impedisce la costruzione e la gestione di infrastrutture idriche nel 59% del West Bank, nella zona nota come Area C, mediante la negazione sistematica di permessi di costruire o ripristinare impianti idrici» (Al Haq, 2013).
FALSO  Il coinvolgimento di Israele nel settore idrico nel West Bank, nonché la fornitura idrica ad alcune comunità palestinesi e agli insediamenti ebraici nel West Bank, sono regolati dagli Accordi Interinali del 1995, sottoscritti da Israele e dall’OLP, e garantiti dalla comunità internazionale. Al contrario di quanto affermano alcune ONG, questo accordo non «preclude ai palestinesi di sviluppare il loro settore idrico e della depurazione». L’articolo 40 afferma che l’approvazione dei progetti idrici nel West Bank è demandata al JWC, che si esprime all’unanimità. I palestinesi sono liberi di realizzare tutti gli impianti che desiderano, a patto che vi sia la preventiva approvazione del JWC. Una volta approvato il progetto, Israele non ha alcuna autorità sulle aree B e C. In molti casi i palestinesi rinunciano ad implementare progetti già approvati e finanziati, per motivazioni politiche legate dal conflitto con Israele, e per le pressioni esercitate dalla lobby agricola palestinese fedele a Hamas. Israele ha approvato 73 richieste su 76 presentate con riferimento all’area C. I documenti ufficiali dimostrano come i progetti approvati nel 2001 non sono stati ancora eseguiti nel 2009. Ulteriori 44 progetti approvati nelle area A e B (inclusi diversi impianti per il trattamento delle acque reflue, condutture primarie e reti di distribuzione che raggiungono diverse città e villaggi, nonché cisterne idriche) restano per colpa del governo di Hamas solo sulla carta.
***

SECONDA BUGIA  Israele lucra sull’acqua che regala ai palestinesi.
FALSO  Mekerot non trae alcun profitto dalla fornitura di acqua ai palestinesi. Il prezzo corrisposto è stabilito di mutuo accordo, alla luce degli Accordi Interinali di Oslo. Questo prezzo, fissato a 1,66 shekel israeliani per metro cubo (1996), è stato in seguito aggiornato a 2,85 shekel, alla luce della crescita dei costi di produzione. L’entrata complessiva per Mekerot è pari a 4,16 shekel per metro cubo; tale in realtà da comportare una perdita. Come riferimento, gli israeliani pagano 8,89 shekel per metro cubo, sussidiando così l’erogazione di acqua ai palestinesi.

***
TERZA BUGIA  «Mekorot sfrutta le sorgenti palestinesi, rifornisce gli insediamenti e trasferisce l’acqua palestinese attraverso la linea verde». Quest’acqua viene estratta dalla Mekorot dalla falda acquifera montana e i palestinesi dovrebbero essere in grado di estrarsela da soli se fossero autorizzati a scavare e mantenere i propri pozzi».
FALSO  Water Agreement consente ai palestinesi di scavare e mantenere i propri pozzi, e la maggior parte dei pozzi in Cisgiordania sono di proprietà e gestiti da palestinesi. Mekorot scava pozzi in Cisgiordania come concordato coi palestinesi nel JWC, al fine di rifornire l’acqua per palestinesi e israeliani a prescindere dalla nazionalità. Non una solla goccia di quest’acqua viene trasportata dalla Mekorot fuori della Cisgiordania. L’acqua è garantita esclusivamente ai residenti della Cisgiordania, palestinesi e israeliani.

acqua5 QUARTA BUGIA  «Il settanta per cento dell’acqua assegnata per insediamenti nella Valle del Giordano occupata proviene dai pozzi della Mekorot», I pozzi israeliani nella valle del Giordano producono circa 40 MMC l’anno usati quasi esclusivamente dai circa novemila coloni che operano gli insediamenti agricoli nella valle» ( a sostenerlo è Human Rights Watch, 2010).
FALSO  ai residenti israeliani nella valle del Giordano sono dati circa 10 milioni di metri cubi all’anno in meno rispetto al volume dell’acqua dei pozzi della valle del Giordano che era stata esplicitamente approvata per il loro consumo nell’accordo di Oslo del 1995. Allo stesso tempo, circa 7 milioni di metri cubi di acqua del National Water Carrier di Israele sono annualmente forniti ai palestinesi in comunità (tra cui Gerico, Uja, Bardale, e altri) nella Valle del Giordano. Detto questo, la fornitura di acqua agli insediamenti della Valle del Giordano, così come la perforazione di pozzi in quella regione, sono tutte in conformità con l’accordo sull’acqua tra Israele e Autorità Palestinese, e sono condotte sotto l’autorità del JWC. Mekorot non sta privando i palestinesi di acqua nella Valle del Giordano o in qualsiasi altro luogo. La stragrande maggioranza dell’acqua che Mekorot fornisce alla West Bank (a palestinesi e israeliani) viene inviata da Israele (attraverso il Nazionale Water Carrier di Israele). A ciò aggiungete un dato niente affatto secondario: i palestinesi hanno estratto meno del 50% della loro acqua di falda approvata dai pozzi della Valle del Giordano. Questo significa che le estrazioni annuali dalla falda acquifera montana orientale, che forniscono sia palestinesi e israeliani nella Valle del Giordano, rimangono ben al di sotto della capacità della falda acquifera.

***
QUINTA BUGIA  «Mekorot permette una vasta produzione agricola in insediamenti illegali israeliani».
FALSO   Circa il 60% di tutta l’acqua utilizzata in agricoltura israeliana in Cisgiordania o è trattata dallo scarico delle acque reflue o proviene da altre fonti non potabili (ad esempio acque saline salmastre e deflussi di allagamenti), e l’acqua è fornita agli insediamenti in conformità con gli accordi internazionali vincolanti. Al contrario, i palestinesi si rifiutano di utilizzare acque reflue trattate e utilizzano solo acqua potabile per uso agricolo, pari al 50% del consumo palestinese di acqua dolce e aggravando così la crisi idrica. In molti casi, soprattutto nel nord della West Bank, gli agricoltori utilizzano l’acqua estratta da pozzi illegali e non ne pagano il consumo, ciò permette loro di sperperare acqua in modo irresponsabile.

acqua6SESTA BUGIA  «Mekorot fornisce molta più acqua agli insediamenti dei coloni che alle comunità palestinesi» (la bugia la dice l’Ong Who Profits, 2013).
FALSO Questa affermazione dimostra tutta la malafede delle Ong anti-israeliane. Perché si tratta di una distorsione palese del sistema di approvvigionamento idrico in Cisgiordania. La PWA è responsabile della fornitura di acqua alle comunità palestinesi. L’approvvigionamento idrico di Israele agli insediamenti fa parte della dotazione d’acqua di Israele come previsto dal Comitato Congiunto per l’Acqua, e non pregiudica la fornitura ai palestinesi in alcun modo. In generale, Mekorot fornisce più acqua ogni anno alla PA (57 MMC) rispetto a quella a cui sarebbe vincolato a base all’accordo sull’acqua (29 MMC, di cui 5 MMC sono forniti a Gaza). Questo in aggiunta all’acqua prodotta dagli stessi palestinesi (circa 140 MMC all’anno).

acqua4SETTIMA BUGIA  «Al servizio dei coloni, Mekorot limita i rifornimenti idrici alle comunità palestinesI, riducendo regolarmente la distribuzione di acqua fornita alle comunità palestinesi durante i caldi mesi estivi, mentre raddoppia il consumo delle colonie.
FALSO: L’approvvigionamento idrico israeliano agli insediamenti fa parte della dotazione di Israele di acqua e non pregiudica la fornitura ai palestinesi in alcun modo. Israele fornisce meno acqua per i cittadini israeliani in Cisgiordania di quella stipulata negli accordi di Oslo e trasferisce la quota rimanente ai palestinesi.

*** 

OTTAVA BUGIA  «Mekorot applica prezzi dell’acqua discriminatori, fatturando ai palestinesi tariffe più elevate rispetto a quelle israeliane» (a sostenerlo sono sempre quelli di Who Profits, 2013).
FALSO Mekorot – come già spiegato – vende acqua alla Autorità palestinese in perdita. La fattura 2,85 NIS per MMC (come previsto nell’accordo sull’acqua), mentre il costo di produzione per Mekorot è di 4,16 NIS per MMC. Per la cronaca: Mekorot fa pagare ai cittadini israeliani 8,89 NIS per MMC per l’uso domestico.

****
NONA BUGIA  «Il 30% dell’acqua si disperde dalle tubature d’acquedotto palestinesi – perché Israele si rifiuta di permetterne il rinnovo» (Fonte: Amici della Terra in Palestina / PENGON, 2014).
FALSO  la Palestina perde il 33% dell’acqua nel suo sistema ogni anno (rispetto al 3% nel sistema israeliano) a causa dei furti all’interno della rete di acqua del Palestinian Water Authority e per la scarsa manutenzione. Israele non impedisce ai palestinesi di riparare il proprio sistema di tubi. Molte delle pompe dell’acqua PWA sono mantenute malamente e sono ferme per riparazioni per lunghi periodi di tempo, a causa della mancanza della capacità tecnica di riparare le pompe e della mancanza di sforzi concertati per farlo. I furti di acqua dei palestinesi, da entrambe le reti israeliane e palestinesi, è uno dei principali motivi della perdita di acqua. Inoltre, molte delle pompe dell’acqua PWA sono mantenute male e sono chiuse per riparazioni per lunghi periodi di tempo a causa della mancanza di capacità tecnica di riparare le pompe e in alcuni casi per il rifiuto di accettare l’assistenza israeliana.

***
DECIMA BUGIA  «Il vasto pompaggio di Mekorot sta riducendo la quantità di acqua di sorgenti e pozzi palestinesi. Israele limita la quantità di acqua disponibile annualmente per i palestinesi mentre ha continuato a costantemente sovraestrarre l’acqua per il proprio utilizzo in misura di gran lunga superiore al consumo annuo sostenibile della falda acquifera».

acqua3FALSO  Israele non riduce la disponibilità di acqua ai palestinesi in Cisgiordania. Le estrazioni d’acqua di Mekorot all’interno della Cisgiordania sono molto al di sotto degli importi previsti che sono attentamente impostati da esperti di acqua e approvati dal Comitato Congiunto israeliano-palestinese per l’acqua. va infine detto che tutte le operazioni di Mekorot in Cisgiordania sono svolte nel quadro dell’accordo del 1995. Mekorot fornisce acqua a entrambe le comunità palestinesi e israeliane in Cisgiordania, e fornisce l’acqua al di sopra e al di là dell’importo pattuito con l’accordo di Oslo, un accordo riconosciuto a livello internazionale. Al contrario, l’autorità palestinese delegata alle risorse idriche ignora la responsabilità di fornire soluzioni per i cittadini palestinesi, violando l’accordo sull’acqua in molti modi, consentendo colpevolmente e vergognosamente alla maggior parte delle acque reflue e inquinanti dei palestinesi di far defluire in Israele (palesemente ignorando la linea verde), e scaricando la colpa delle proprio carenze sulle spalle di Israele.
Dieci menzogne. Bugie inaccettabili da disinnescare. E se avrete avuto la pazienza di leggere tutto fino alla fine comprenderete ciò che scriveva Georges Bernanos: “Lo scandalo non sta nel non dire la verità, ma di non dirla tutta intera, introducendo per distrazione una menzogna che la lascia intatta all’esterno, ma che gli corrode, così come un cancro, il cuore e le viscere”.

(  Il borghesino – Ynetnews)

Condividi