Le due facce della Polonia
L’indelebile macchia della Shoah

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di Fiamma Nirenstein –

Mio padre Alberto-Aron era polacco ed era anche un importante storico della Shoah, la nostra famiglia di Baranov è stata per la gran parte sterminata; abbiamo dedicato molto pensiero all’argomento, pur con affetto e nostalgia per la Polonia. Ho anche sempre ritenuto importante l’amicizia fra Israele e Polonia.

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Fiamma Nirenstein

I polacchi hanno combattuto i nazisti con grande coraggio e con una perdita umana gigantesca, forse 2 milioni e mezzo di persone. Io non li assimilo all’occupante nazista, tanto meno attribuisco la realizzazione dei campi di sterminio ai polacchi: i campi erano nazisti, proprio come dice la recente legge polacca che punisce chi afferma il contrario. Non ho mai pensato il contrario. Mi sembra però assurdo dimenticare le responsabilità dei polacchi verso gli ebrei; non dello Stato, né di tutti i polacchi.

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Ma quando dico «volenterosi testimoni», chi può dimenticare nel film di Lanzmann, Shoah, la scena dei polacchi che fanno agli ebrei rinchiusi nei vagoni il segno del taglio della gola? Gli ebrei polacchi, 3 milioni, sono stati deportati e uccisi per il 90 per cento, anche se, sia onore al merito di quegli eroi, i tedeschi uccisero 50mila polacchi per aver nascosto degli ebrei.

Sono, appunto, eroi, mentre parecchi polacchi, per quanto anti-nazisti, collaborarono o assistettero con indifferenza allo sterminio sulla loro terra. La bibliografia è infinita.

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Accadde anche in altri Paesi europei? Sì, certo! Ma non conosco episodi come quelli dei pogrom gestiti in proprio dai polacchi, come quello di Jedwabne nel 1941 e quello compiuto addirittura sui sopravvissuti a Kielce il 4 luglio del 1946. Quando mio padre tornò a Baranov dopo la guerra andò a rivedere la sua casa, la bottega del suo babbo, il mio nonno Jossef, deportato con la moglie, il figlio Moshe e quattro bambine a Sobibor: la casa era occupata.

Il babbo fu approcciato da una compagnia di uomini che lo invitarono ad andarsene prima che calasse la sera, pena la morte.

Questo non ha tuttavia spogliato mio padre del suo amore per la Polonia, i suoi boschi, le sue canzoni, le prime che mi sono sentita cantare. Con questo spirito di conciliazione, prego i signori dell’ambasciata polacca di accettare le responsabilità storiche, non di collaborazionismo, ma di antisemitismo da emendare.

 (Giornale)

 

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Fiamma Nirenstein

Giornalista