Le grandi bugie su Israele/ 4
Lo stupro “Al Aqsa”
L’invenzione Palestina

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Lo strumento privilegiato dei detrattori di Israele è la propagazione di affermazioni assurde e prive di fondamento, nella speranza che diventino verità convenzionali. Passiamo ora ad alcune delle bugie più diffuse su Israele.

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Bugia n.7/il termine Palestina

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Il mappamondo farsa, senza Israele

Il nome Palestina, dato dai Romani per indicare una delle province del loro Impero, non ha nulla a che vedere con una nazione preesistente, ma con un popolo fra i tanti che raggiunsero le sponde di Israele dal Mediterraneo di origine Egea, greca, cretese, turca… certamente non arabi. Gli arabi di Palestina provenivano essenzialmente dalla Siria e dalla Giordania e divennero un numero considerevole solo dopo la nascita del Sionismo.

Persino i leader arabi includevano la Palestina nei territori della “Grande Siria e i Palestinesi aumentarono di numero provenendo dai vari Paesi circostanti solo quando i pionieri sionisti aprirono le porte del lavoro in quella terra prima abbandonata e incolta, innanzitutto prosciugando, col sudore della fronte di tanti immigrati che si dedicarono con tutte le energie alla terra che non avevano mai curato prima, come fecero i genitori di Ytzhak Rabin, le paludi portatrici di malaria. Più del 90 per cento degli arabi della zona immigrarono durante le prime Alyoth, le immigrazioni di massa di ebrei iniziate nel 1880, contemporaneamente e indipendentemente, sia dallo Yemen che dall’Europa. Non c’è differenza etnica o storica fra la massa araba del Paese e quelle delle 22 nazioni arabe della zona. Storicamente, non è mai esistito uno Stato Palestinese. Se vuole finalmente decidersi a esistere, deve trattare con Israele i suoi confini.

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Bugia n. 8/ il Monte del Tempio, la Spianata delle Moschee

Vignetta delle Forze di Sicurezza Nazionale dell’Autorità Palestinese con il titolo“Al-Aqsa viene stuprata”

“Al-Aqsa viene stuprata”, vignetta delle Forze di Sicurezza Nazionale dell’Autorità Palestinese

Tutto l’ammasso di menzogne su Gerusalemme e il tentativo di negarne le radici ebraiche stesse si è accumulato sul Monte del Tempio. La Moschea di al-Aqsa e la Cupola della Roccia sono mirabili costruzioni terminate rispettivamente nel 705 e nel 691. La Cupola fu copiata dal Santo Sepolcro, allora già esistente da diversi secoli. Questi edifici considerati il simbolo dell’Islam oggi, sono stati costruiti proprio sul sito del Primo e del Secondo Tempio, il Beit ha-Miqdash, il luogo della memoria più importante al mondo per gli ebrei. Qui sorge il Muro del Pianto, residuo della muraglia occidentale che sorreggeva il terrapieno del Tempio di Erode, che fu una delle meraviglie del mondo.

Vi si vede ancora la pietra sacrificale, la scalinata da cui le masse ebraiche che giungevano per i pellegrinaggi si avviavano ai bagni rituali e poi le zone proibite (segnalate per scritto) dove solo i sacerdoti potevano entrare, e tutto questo accanto alla collina di Sion conquistata dal re David intorno al 1010 a.C. in battaglia, quando decise di fare di Gerusalemme la sua capitale.

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Più in basso la valle del Kidron, chiamata nell’Antico e nel Nuovo Testamento valle dei Re, per le tombe che vi sorgono, o valle di Giosafat. Vi sono seppelliti, principi, regine, profeti, molti della stirpe di David. Cristo, quando predicò ai mercanti, compì da bambino il suo pellegrinaggio di Pasqua come ogni ebreo d’Israele insieme a Maria e a Giuseppe, e si vedono ancora le scale da cui salì la famiglia.

Ma Arafat scelse la strada di negare l’evidenza, e tanto ha insistito e così minacciosamente, nel ripetere che “Spianata delle Moschee” è la denominazione unica che cancella quella di “Monte del Tempio”, che l’UNESCO nei mesi scorsi ha votato con decisione mistificatoria e molto dannosa di ritenere il “Monte” pura eredità islamica. E’ una vergogna carica di conseguenze anche violente e terroristiche, in quanto la propaganda palestinese non si stanca di suggerire ai propri giovani che Israele vuole cambiare lo “status quo” stabilito nel ’67, che conferisce al Waqf, l’autorità religiosa islamica con sede in Giordania, la giurisdizione sui luoghi santi islamici. “Morire per Al Aqsa” è uno slogan tanto in voga quanto solo propagandistico, dato che Israele non ha nessuna intenzione di impossessarsi delle Moschee, anche se è certo controverso che, proprio là sopra, nel luogo più sacro al popolo ebraico, sia proibito addirittura pregare agli ebrei (pochi, controllati, contestati) in visita.

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Bugia n.9/ l’accusa del sangue

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Parole come occupazione, apartheid, crimini di guerra, genocidio, sono ormai un’abitudine quando si parla di Israele. Nel giugno 2016, Abu Mazen, al Parlamento Europeo, ha ottenuto una “standing ovation” con un discorso in cui enunciava la tradizionale accusa del sangue originaria del medioevo, già causa di pogrom e di sanguinose persecuzioni: ha proclamato davanti a tutti i parlamentari europei che certi rabbini hanno suggerito agli israeliani di avvelenare le acque palestinesi. Chi enuncia una simile oscenità, uno dei temi più classici dell’antisemitismo, sa che l’interlocutore glielo permette, che non se ne andrà dall’aula gridando il suo sdegno.

Curioso poi che, rispondendo allo sdegno di Israele per la diffusione di simili menzogne, lo staff di Abu Mazen abbia rilasciato immediatamente una nota che afferma: “Essendosi rivelato evidente che le presunte dichiarazioni da parte di un rabbino sull’avvelenamento di pozzi palestinesi sono in realtà prive di fondamento, il presidente Mahmoud Abbas ha affermato che non aveva alcuna intenzione di danneggiare l’ebraismo o di offendere gli ebrei”.

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Ovviamente la ritrattazione di un’accusa ha sempre un effetto minimo di fronte all’accusa originale. Ed è difficile pensare che una mente non predisposta al peggiore odio antiebraico avrebbe fatta sua in un’occasione tanto solenne un’accusa così ridicola e razzista insieme senza averne valutato gli effetti.

 

La stampa internazionale ha raccontato che nel 2002 a Jenin c’era stata una strage simile a quella di Srebrenica; ha propagandato il manifesto di Arafat secondo cui il bambino Mohammed Al Dura era stato sicuramente e con malvagità ucciso dagli Israeliani nel 2000, cosa che poi diverse fonti di indagine non israeliane hanno dichiarato falsa; ha inventato storie di crudeltà degli abitanti degli insediamenti tese a rappresentarli come una banda di pazzi razzisti. Ma in realtà di queste 400mila persone soltanto una parte molto piccola e perseguita dalla legge israeliana ha compiuto crimini, e ha ricevuto fino al massimo delle pene prescritte, l’ergastolo, quando si è trattato di omicidio.

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Il nuovo antisemitismo israelofobico è diventato una bandiera, consapevole – o inconsapevole – di tutte le grandi istituzioni internazionali. L’Unione Europea, le Nazioni Unite e il Consiglio per i Diritti Umani di stanza a Ginevra dedicano a Israele ogni anno almeno un terzo delle risoluzioni di condanna, invece che alla Siria, all’Iran, alla Cina, all’Eritrea…

C’è poi l’UNESCO, che come abbiamo accennato sopra, ha di recente stabilito che la Spianata delle Moschee appartiene solo alla tradizione islamica, cancellandone il retaggio ebraico comprovato da mille testi. Tutte queste organizzazioni sono membri del club delle continua criminalizzazione di Israele, che allontana sempre di più ogni possibilità di pace.

(4.Continua)

(veromediorientealtervista)

 

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