Le grandi manovre che accompagnano
le “misteriose esplosioni in Iran”

Theran

Si susseguono incidenti in Iran: esplosioni misteriose in una base missilistica, presso la centrale nucleare di Natanz, vicino a Teheran  E ultimo un incendio nello strategico porto di Bushehr, che avrebbe interessato da sette navi. Notizie che rimbalzano sui media, enfatizzate in Israele e in Occidente e minimizzate in Iran.

I media parlano di una guerra segreta contro l’Iran, fatta di azioni clandestine, attacchi informatici e bombe, che Israele, pur plaudendo a quanto avviene, eviterebbe di rivendicare. Una strategia usuale: la rivendicazione equivarrebbe a una dichiarazione di guerra, costringendo l’Iran a rispondere.

Una delle navi incendiate al porto di Bushehr

E spiega anche il minimalismo dell’Iran, che da una parte non vuole evidenziare le falle della sicurezza né concedere la palma della vittoria all’antagonista, ma soprattutto non vuole dichiarare guerra aperta a Israele.

Così, accanto alle dichiarazioni tranquillizzanti riguardo la scarsità dei danni subiti dagli attentati, ché tali sono, apre inchieste ufficiali, che allungano e dilavano i tempi della risposta, anche se prima o poi sarà costretta a tracciare una linea rossa, dato che non può continuare a subire attentati quasi quotidiani.

C’è da dire che finora gli attentatori hanno evitato di colpire strutture civili, imponendosi anch’essi una linea rossa da non superare (anche se di civili ne sono morti). Uno sviluppo nuovo, dato che finora si era evitato di colpire nel cuore dell’Iran, limitandosi a bombardare i suoi delegati in Siria, e che apre ulteriormente la finestra bellica mediorientale, con rischi di incidenti di percorso alti.

Mohsen Baharvand

Ad oggi l’unica vera risposta dell’Iran è stato l’annuncio della creazione di basi missilistiche segrete a ridosso delle coste del Golfo Persico. Una strategia alquanto efficace presa in prestito dalla Corea del Nord.

Pyongyang ha infatti piazzato missili e cannoni alla frontiera con la Corea del Sud: se attaccata, da queste postazioni partirà una reazione subitanea e autonoma quanto devastante.Similmente sta facendo l’Iran, che sa bene che un attacco combinato Usa-Israele lo incenerirebbe in breve tempo, da cui una deterrenza difficile da parare.

Ma è ovvio che Teheran stia cercando anche di rafforzare la sicurezza interna per limitare la libertà di movimento degli attentatori, e altro e più segreto. Di interesse il fatto che tre giorni fa il vice-ministro degli esteri iraniano Mohsen Baharvand abbia rivelato che, dopo l’uccisione del generale Soleimani, gli Usa abbiano chiesto a Teheran di non vendicarsi (Fars).

Yariv Levin

Si sapeva ma la conferma ufficiale di questi giorni suona strana perché inutile. Più che parlare del passato, sembra riferirsi al presente,  come se si volesse far intendere l’esistenza di una qualche trattativa segreta attuale tra Teheran e i suoi nemici…La guerra segreta si svolge mentre è in scadenza l’embargo sulle armi contro l’Iran, che termina a ottobre. L’America sta tentando di prolungarlo, ma è difficile data l’opposizione di Cina e Russia. E forse il forcing attuale contro l’Iran serve a provocarne una reazione sconsiderata, che rafforzi la proposta di Washington. Ma è solo una ipotesi.

Abbiamo già accennato come questa nuova finestra di guerra sia iniziata quando Netanyahu ha “sospeso” l’annessione della Palestina, rivolgendo nuovamente all’Iran le sue attenzioni.

L’annessione resta ancora sospesa e lo speaker del Parlamento israeliano Yariv Levin ne ha anche spiegato il motivo: a Washington c’è “malumore” per l’iniziativa, da cui il rischio di fare un passo del tutto unilaterale

(Giornale)

 

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