Le mani di Erdogan su Gerusalemme

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di Giordano Stabile –

La Turchia di Recep Tayyip Erdogan estende la sua influenza su Gerusalemme Est e a mettere all’erta Israele sono i Paesi arabi e la stessa Autorità nazionale palestinese, preoccupata di vedersi estromessa in quella che è la battaglia simbolica più importante nel mondo islamico. Il leader turco è stato il più determinato a opporsi al trasferimento dell’ambasciata americana nella Città Santa e nel giro di sei mesi ha riunito due volte l’Organizzazione per la cooperazione islamica a Istanbul per tracciare la sua «linea rossa» a difesa dei luoghi santi sulla Spianata delle Moschee.

Giordano Stabile

Giordano Stabile

Alla retorica panislamica erano seguiti, in apparenza, pochi fatti, a parte il richiamo dell’ambasciatore da Israele. Ma sotto traccia l’azione turca c’è stata: donazioni ad associazioni islamiste vicine ai Fratelli musulmani che operano a Gerusalemme Est, acquisto di proprietà in città, organizzazioni di tour «turistici» da parte di organizzazioni islamiste legate all’Akp, il partito di Erdogan, che hanno portato alla partecipazione alle proteste di migliaia cittadini turchi.

In this photo taken on Monday, Jan. 27, 2014, Palestinian women walk at the al-Aqsa mosque compound in Jerusalem. The mosque's library has a collection of some 4,000 old manuscripts with about a quarter considered in poor condition. Half of the books are already undergoing restoration funded by the Waqf, Jordan’s Islamic authority which manages the holy site, and with assistance from UNESCO. (AP Photo/Dusan Vranic)

Spianata delle Moschee

Attivisti turchi, hanno confermato i servizi israeliani a Haaretz, «sono diventati una presenza regolare durante le manifestazioni del venerdì e negli scontri con le forze di sicurezza davanti alla Moschea di Al-Aqsa». L’attività turca perb non è sfuggita ai servizi palestinesi, giordani e sauditi, che hanno avvertito le autorità israeliane.

Saudi Arabia's King Abdullah bin Abdul Aziz Al Saud attends the opening session of the Gulf Cooperation Council (GCC) annual summit in Riyadh, Saudi Arabia, 19 December 2011. According to media sources, the summit will focus on the continuing unrest in the Arab world, the crisis in Syria, the US withdrawal from Iraq as well as the Gulf Common Market, which the region hopes to establish by early 2015. The Gulf countries are expected to offer financial support for Yemen, whose economy was put under strain during  months of unrest, Yemen's foreign minister Abu Bakr al-Qirbi was quoted in remarks published on 19 December.  ANSA/STRINGER

Re Abdullah

Le maggiori preoccupazioni sono ad Amman, che ha accusato Israele di «dormire in piedi» davanti al fenomeno. Re Abdullah è il «custode» della Spianata delle Moschee e teme di essere scavalcato e delegittimato: «Erdogan vuole mettere le mani sulla questione di Gerusalemme», è l’avvertimento.

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L’incidente sulla Mavi Marmara

I servizi israeliani hanno replicato di «essere al corrente» della situazione che «seguono da vicino». La Giordania è convinta che la reazione israeliana sia «morbida» per via dell’accordo di riconciliazione del 2016, che ha messo fine a sei anni di crisi seguiti all’incidente sulla Mavi Marmara del maggio 2010 e per questo le forze di sicurezza non agiscono contro i cittadini turchi coinvolti nelle attività. Ma in realtà sia la Giordania che l’Autorità palestinese temono di perdere consensi fra la popolazione palestinese.

A Ramallah e in Cisgiordania continuano le manifestazioni contro «l’accordo del secolo» proposto da Donald Trump e la «svendita» di Gerusalemme. E sono sempre più numerosi i ritratti di Erdogan branditi come nuova bandiera della causa palestinese.

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