Le nuove facce delll’antisemitismo

di Milena Santerini *

Gli insulti sui social ricevuti da Sami Modiano, sopravvissuto allo sterminio nazista e nominato Cavaliere di Gran Croce dal Presidente Sergio Mattarella per i suoi novant’anni, sono una lettura che Corrado Augias ha definito  su Repubblica “umiliante”. È una ulteriore prova che i social media sono oggi uno dei veicoli più importanti dell’odio antisemita, così come di altre forme di pregiudizio e intolleranza. Lo dimostrano i dati dell’Osservatorio del Cdec — Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea: su 79 episodi di antisemitismo segnalati — è, dunque, solo la punta dell’iceberg — nel gennaio-marzo 2020 (un numero nettamente superiore rispetto al 2019) ben 41 sono stati messaggi sul web.

Non diminuisce ovviamente la pericolosità di chi vandalizza, aggredisce o disegna svastiche e stelle di David sui muri, ma le piattaforme dei social stanno divenendo il veicolo più rapido, “liquido” e difficilmente censurabile attraverso cui far passare diffamazioni, insulti, pregiudizi. Non ci sono solo i casi di Sami Modiano o Liliana Segre.

La pandemia è stata un’occasione unica per gli hater in cerca di un bersaglio, in particolare quel nemico storico che è l’ebreo, considerato in quanto tale. In tutto il mondo si è diffusa un’ossessione complottista, favorita dall’associazione tra virus e antiche pestilenze, in cui gli ebrei svolgevano il ruolo di untori. Dietro ogni minaccia ci devono essere per forza loro.

Sergio-Mattarella-con-Sami-Modian

Se si segue questo registro narrativo, si trovano molte variazioni sul tema: che la pandemia sia un programma sionista per spopolare il mondo o una cospirazione di Israele con Usa e Cina per far scoppiare la terza guerra mondiale; oppure si suppone che uomini d’affari come l’ungherese George Soros (bersaglio preferito dell’antisemita globale) abbiano un qualche interesse economico nel contagio etc.

Il ogni caso, il virus è ebreo e rappresenta una minaccia. Riguardo all’Italia, l’Osservatorio Mediavox sull’odio online dell’Università Cattolica di Milano ha scaricato tutti i tweet tra marzo e maggio 2020 con la correlazione tra parole chiave come coronavirus/Covid e ebrei/Israele/sionismo, analizzandone un campione. Dei tweet analizzati il 16,3% contiene odio antisemita. Anche se non ci sono stati picchi significativi rispetto ad altri periodi e l’ostilità online durante il periodo della pandemia è stata diretta soprattutto verso i cinesi accusati di aver propagato il coronavirus, c’è un aspetto molto inquietante che riguarda la qualità dei post.

La maggior parte di essi (74%) riguarda il potere ebraico sulla finanza: insomma, accusano gli ebrei come singoli o collettività o come Israele (l’antisemita non fa distinzioni) di avere avuto un ruolo anche nello sfruttamento del Covid 19.

George Soros è citato come il grande vecchio della politica mondiale secondo il più classico degli stereotipi. Il 9% dirige invece l’odio e la demonizzazione espressamente verso lo stato di Israele, collegato alla pandemia e alla diffusione del virus. Sono risultati invece minoritari — in questo caso — i tweet legati alle forme di odio antisemita come il neonazismo e negazionismo della Shoah o l’antigiudaismo tradizionale.

George-Soros

Siamo di fronte all’ennesima metamorfosi dell’antisemitismo. Nel periodo della pandemia prevale la versione che vede Israele o in generale gli ebrei sfruttare intenzionalmente il virus per motivi politici o economici. Questo almeno in parte coincide con The Oxford Coronavirus Explanations, Attitudes and Narratives Survey secondo cui il 20% degli inglesi crede che il virus sia stato creato dagli ebrei per sfruttamento economico (il 45% pensa che sia un’arma biologica creata dalla Cina per distruggere l’Occidente).

Potremmo ipotizzare di essere di fronte a un “antisemitismo opportunistico” che riemerge nei periodi di crisi e usa il cospirativismo per attaccare le élite. Sarà fondamentale andare più a fondo di queste mutazioni.

Il Gruppo di lavoro sulla definizione di antisemitismo dell’Ihra (International Holocaust Remembrance Alliance) creato presso la Presidenza del Consiglio, che raccoglie esperti e rappresentanti delle istituzioni, sta lavorando per trovare i modi in cui applicare alla situazione italiana categorie più approfondite per leggere l’odio e contrastarlo. Ma la battaglia contro l’hate speech online, su cui il Parlamento dovrà pronunciarsi, è appena cominciata.

  (Repubblica)

 

 

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