Le prefiche di Bruxelles

 

di Giuseppe Crimaldi

 

Eccoci, ci risiamo. Eppure, penserà qualcuno, non c’è più la Mogherini, anche se poi – a ben guardare tutto cambia perché nulla cambi nei palazzi del potere dell’Unione Europea di Bruxelles. La notizia scivolerà tra le pieghe dei giornali, forse la leggeremo in una “breve”, forse a molti sfuggirà.

E invece merita grandissima attenzione il segnale di fumo nero che si leva dalla Commissione Europea presieduta da Ursula von der Leyen. Suscita attenzione e sdegno l’ultima sortita che conferma il pregiudizio ideologico nei confronti dello Stato d’Israele. Leggete che cosa riporta l’Ansa in un dispaccio da Belgrado relativo alla decisione del governo serbo di aprire la propria ambasciata a Gerusalemme: “La Ue ha espresso «preoccupazione» per la decisione della Serbia di trasferire da Tel Aviv a Gerusalemme la propria ambasciata in Israele. «Nessuno Stato membro dell’Unione Europea ha la sua ambasciata a Gerusalemme, né la rappresentanza della Ue. E ciò è in linea con la risoluzione 478 del Consiglio di sicurezza dell’Onu», ha detto il portavoce Peter Stano, citato dai media serbi. «La Serbia, che ha in corso il negoziato di adesione all’Unione, deve conformare progressivamente la sua politica nei confronti di Paesi terzi con le decisioni della Ue. Tutti i passi diplomatici che non sono in linea con ciò sono fonte di preoccupazione», ha aggiunto il portavoce”.

Di fatto, siamo di fronte a una esplicita minaccia alla libera autonomia politica e decisionale di uno Stato sovrano, la Serbia appunto. Tutto già visto? Forse non ancora. Credevamo di averle viste e sentite tutte. Non è così. E questa è un’Europa forse anche peggiore della versione precedente targata Mogherini & co.

Condividi
Giuseppe Crimaldi

Giuseppe Crimaldi

Giuseppe Crimaldi, giornalista