Le pulsioni antisemite della sinistra

Jeremy Corbyn

I frequenti rigurgiti antisemiti del Labour Party sotto la guida di Jeremy Corbyn

di Massimiliano Panarari –

Lo spirito dei tempi volge sempre di più all’odio, in Europa e in America. E in un periodo di intolleranza crescente e di identitarismi che stigmatizzano il diverso non poteva non ritornare l’allarme sull’antisemitismo. Con una peculiarità inquietante: accanto al dilagare del populismo di estrema destra e dei neofascismi non si è ancora rimarginata la ferita dell’antisemitismo di sinistra. Anzi, si moltiplicano indizi che vanno in una direzione preoccupante.

Massimiliano Panarari 2

Massimiliano Panarari

Come evidenzia la lettera di denuncia sottoscritta da numerosi componenti della Camera dei Lord e parlamentari del Labour Party sui frequenti rigurgiti antisemiti nel partito sotto la guida di Jeremy Corbyn. Come ribadiscono alcune ricerche recenti del Kantor Center for the Study of Contemporary European Jewry dell’Università di Tel Aviv e dell’ufficio di Bruxelles dell’European Union for Progressive Judaism, dove viene segnalato come l’antisionismo costituisca il paravento dietro il quale una certa sinistra occulta pulsioni antisemite. E, ancora, come mostra la demonizzazione di George Soros in vari ambienti dell’ultrasinistra.

George Soros

George Soros

L’escalation dell’avversione per gli ebrei è anche un indicatore di un più generale clima d’opinione di fastidio verso il pluralismo e le minoranze, e aderisce perfettamente alla logica (narrativa e mediale) della creazione del nemico che costituisce un pilastro della propaganda populsovranista. Proprio per questo il riaffacciarsi di una «questione ebraica» in seno all’universo progressista appare una spia grave.

E, dunque, un problema da affrontare una volta per tutte per definire con precisione, in questi tempi confusi, il proprio campo politico e culturale. Le radici di questo antisemitismo goscista, come noto, sono di lunga durata, e vanno dall’antico retaggio cristiano del deicidio sino, nella modernità, alla supposta equazione tra finanza, «speculazione» ed ebraismo.

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E, all’indomani della fondazione dello Stato di Israele nel 1948 e, poi, dei processi di decolonizzazione, si è aggiunto anche il filone antisionista del terzomondismo, spesso alimentato dall’Urss erede di quella Russia zarista dove l’antisemitismo era diffusissimo (e la cui polizia segreta aveva fabbricato il falso storico dei Protocolli dei savi anziani di Sion).

Ultimamente, la retorica giudeofobica ha rispolverato il trasversalismo, mettendo insieme il radicalismo di destra, l’islamismo e l’estrema sinistra antagonista, e potendo contare sulla viralità del web, fertile terreno di coltura per cospirazionismi e complottismi di ogni genere. Ecco perché, nell’epoca attuale colma di suprematismi razzisti, la credibilità della sinistra passa ancor più fortemente per il rigetto di ogni lascito di un passato antiebraico.

proteste-palestina-gaza-3Nella battaglia culturale con i nazionalpopulismi che hanno riesumato un’altra presunta equivalenza (quella tra l’ebraismo e il cosmopolitismo «senza radici») una sinistra moderna deve rivendicare con ancora più decisione i valori illuministici, il liberalismo e i diritti degli individui e di coloro che non appartengono alla «maggioranza».

E dovrebbe quindi separare integralmente, senza residue ambiguità, la propria strada da qualunque reminiscenza mascherata di antisemitismo, che – come avviene in certe frange del Partito laburista inglese – si ammanta di radicalismo antimercato e antieuropeista. Un buon modo anche per onorare l’appena scomparsa (e importante filosofa antitotalitaria di origini ebraiche) Agnes Heller.

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