Le radici ebraiche della Calabria

La sinagoga di Bova Marina risalente al IV secolo, la seconda più antica del Vecchio Continente

di Gennaro Avano

Viaggio nel percorso storico antropologico nel Meridione ebraico in cui, negli ultimi anni, stanno riemergendo tante tracce di semitismo dimenticato che inducono a ritenere quella ebraica una cultura fondante come quella greca. Sulla base di queste scoperte tanti stanno ritrovando affezione verso una cultura che scoprono riferibile alla propria origine remota. In qualche modo, coltivare questa consapevolezza può, col tempo, creare una più solida affettività verso Israele, e di Israele verso il nostro sud. IlMeridione continentale, partendo dalla Calabria.

Gennaro Avano

Volendo rappresentare un rapido ritratto del mondo ebraico nel Meridione continentale dobbiamo necessariamente partire dal territorio calabro riferendoci, per cominciare, ad una interessante tesi di laurea  intitolata Per un’analisi storica delle comunità ebraiche in Italia meridionale, della dottoressa Rosa Cassone (UNIBA “A.Moro”, a.a. 2014-2015), in cui alle pp. 4 e 5 apprendiamo alcune importanti cognizioni:

« La prima delle terre nell’Europa continentale ad essere sede di nuclei ebraici fu  la […] Grecia, nel II sec. a.C. Tale flusso di ebrei in area mediterranea fu di portata così ampia che l’anonimo autore degli Oracoli sibillini così parlava intorno al 140 a.C. rivolgendosi al popolo ebraico: “Ogni terra è piena di te, e ogni mare!” .

Fino al II sec. a.C. non (c’è. ndr) alcuna traccia documentaria che possa testimoniare una presenza ebraica stabile nel territorio italiano. Infatti, le prime testimonianze scritte a riguardo risalgono al I sec. a.C., in territorio romano.

Roma che ci fornisce, come già accennato, la “prima testimonianza” di una comunità ebraica stabile nel territorio. Qui, difatti, nel 57 a.C. ebbe luogo il processo a L. Valerio Flacco, propretore in Asia, accusato di essersi appropriato dei fondi che gli ebrei delle terre da lui governate avevano raccolto per inviarli a Gerusalemme per il mantenimento del Tempio.   È quindi al 57 a.C. che risale la nostra prima testimonianza: a quel tempo a Roma, a detta dello stesso Cicerone, si trovava un cospicuo gruppo di ebrei» .

Nicotera, l’antica giudecca

Pertanto il fatto che vi fosse una comunità anteriore al I sec e.v. (in forza della cognizione offertaci da Cicerone) ci orienta su una presenza, che – temuta dal grande oratore – non deve essere neppure così sparuta. Avendo poi appreso che i primi nuclei ebraici di Occidente afferiscono alla Grecia, poiché Grecia era anche l’Italia meridionale, assumiamo per sillogismo che la più remota presenza semitica peninsulare sia riferibile alla Magna Grecia.

Ciò viene supportato secondo noi proprio dal fatto che i ritrovamenti archeologico-epigrafici specialmente concentrati in Calabria, pur riferibili alla tarda antichità, rivelino caratteri greci oltre che ebraici.

Partendo dunque da questa cognizione diventano, secondo noi, rilevanti gli indizi che   hanno indotto eminenti studiosi a riconoscere in Pitagora e nel pitagorismo,  che sono profondamente legati alla Calabria (ove la leggenda vuole che vivesse lo stesso Filosofo) un retaggio culturale ebraico. Retaggio, per altro, già individuato nell’antichità, poiché secondo Origene (III sec. e.v.) si evince, attraverso Numenio di Apamea (II sec. e.v.), una relazione che sarebbe stata persino esplicitata nel primo libro di Ermippo di Smirne (III sec. p.e.v.).

Tutto però resta sul piano delle supposizioni poiché la cognizione offerta da Origene si fonda sulle informazioni di un testo purtroppo già perduto al suo tempo.Ivi avremmo quindi potuto trovare la ben individuata provenienza ebraica del pitagorismo, o un suo dichiarato debito nei riguardi della cultura ebraica.

Date queste premesse, volendo sviluppare delle riflessioni sull’influenza della cultura semitica nel Meridione greco partiamo dalla notoria fondazione di numerose città ad opera di coloni greci. L’ellenicità permea quindi la cultura del Meridione negli sviluppi culturali e urbanistici, consegnandoci sia la memoria dei grandi filosofi greci di natali italici, che di quelli propriamente ellenici, operanti comunque nel Meridione Insulare e Peninsulare d’Italia.

Tuttavia, nel mentre è cognizione ormai consolidata quella dell’ellenofonìa semitica cui abbiamo fatto cenno, si insiste sulla questione del 70 e.v. che, se prendessimo come cognizione unica, relativamente all’ingresso dell’ebraismo in Italia, non avremmo motivo plausibile per cui gli ebrei italici avrebbero dovuto parlare in greco.

Tabula Peutingeriana

Pertanto, in aggiunta alla cognizione storica dei cinquemila ebrei entrati in Italia in stato di prigionia con le legioni di Tito, riprendiamo alcuni passi tratti da “Calabria Judaica” (Cfr. Agazio Fraietta in calabriajudaica.blogspot.com, 2008)  in cui apprendiamo: « Un ulteriore indizio dell’antichità della presenza ebraica in Calabria […] (è dato dalla n.d.r) dislocazione dei luoghi in cui sono stati trovati reperti ebraici.

Nella  famosa Tabula Peutingeriana, riproduzione di una carta geografica di età tardo imperiale, ho segnato sulla parte calabrese, la posizione delle località citate. Nell’ordine: Castra Hannibalis (Scolacium), Scilae (Bova Marina), Leucopetra (Lazzaro), Reggio, Balentia (Vibo). Sono tutte località lungo l’importante strada costiera che cingeva (e cinge tuttora) la Calabria, e non dubito che lungo questo itinerario fossero ben più numerose le località che hanno visto la presenza ebraica, e nelle quali un approfondimento delle ricerche in questo senso non potrà che dare maggiori risultati ».

(5.continua)

 

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