Le regole del gioco

Pres Rivlin and PM Netanyahu with justice of the Supreme Court

Netanyahu e Rivlin con i giudici della Corte suprema

di Dror Eydar  *

Se il tribunale non respinge la petizione presentata dal Movimento per l’integrità e lo multa con il massimo delle spese processuali per aver presentato un falso appello, vuol dire che vuole minare la legalità della decisione democratica presa dai cittadini israeliani quando hanno votato due settimane fa . In altre parole, la corte potrebbe imporre la sovranità sull’elettore. Vale a dire: un colpo di stato.

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Dror Eydar

Andiamo alle elezioni e scegliamo i nostri rappresentanti come meglio crediamo. Poi interviene la corte e vuole discutere se quella scelta fosse ragionevole o meno. In altre parole, i giudici determineranno se le persone hanno scelto correttamente. Per chiarire, il popolo era a conoscenza dei sospetti contro il primo ministro e ha votato per lui comunque, quindi ora la corte ora che vuole fare, sostituirsi alla nostra decisione?

Aharon Barak

Aharon Barak

È palesemente irragionevole che la corte accetti una petizione così assurda dicendo “ne discuteremo e vedremo”, anche se alla fine la respingerà. L’atto stesso di discutere qualcosa che non è legittimo sminuisce la capacità di compiere giustizia.

L’idea alla base di qualsiasi delibera – anche quella che si risolve nel respingere l’appello – è di prendere in giro i nostri parlamentari eletti e insegnare loro chi è il capo: non i cittadini che hanno votato, ma la corte. È così che si delegittima la decisione del popolo e del governo che vuole.

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La legge dello stato nazione è un altro esempio. In effetti, alla corte manca l’autorità per discutere la validità di una Legge fondamentale, un’idea che a sua volta è basata sulla rivoluzione giudiziaria che ci è stata imposta dall’ex presidente della Corte Suprema Aharon Barak nella sua determinazione che le leggi fondamentali vincono le leggi regolari. Eppure, da mesi ormai, la corte ha la legge dello stato-nazione, rifiutandosi di respingere l’appello ridicolo contro di essa, contribuendo efficacemente alla sua delegittimazione.

Questo gioco sta invecchiando. Se il tribunale non rifiuta l’appello senza alcuna deliberazione, dimostrerà di non comprendere più i limiti del suo potere e il fatto che non gestisce il paese.

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Yariv Levin

Il problema fondamentale è che molti nel sistema giudiziario lottano per analizzare i propri valori, per quanto innovativi, da un’interpretazione oggettiva della legge.

Chi decide quali valori e visioni del mondo sono adottati dallo Stato di Israele? Non i giudici; solo le persone attraverso i loro rappresentanti, che dopo deliberazioni, discussioni e accordi, fanno le leggi. Queste sono le regole del gioco. Ma la corte tratta queste regole come semplici suggerimenti; perché per quelli che provengono dalla scuola di pensiero di Barak, ciò che conta alla fine è l’interpretazione del giudice della formulazione della legge, che spesso coincide con le idee liberali più radicali.

Questo appello è in linea con i recenti avvertimenti emessi dai funzionari della magistratura nei confronti dell’eventuale nomina di ministro della Giustizia di Yariv Levin, che deriva dalla hybris che affligge questi portieri autoproclamati di uno stato fittizio. Gli impiegati vogliono derubare i cittadini della loro capacità di governare il paese attraverso i loro rappresentanti eletti. Dopotutto, capiamo cosa stanno proteggendo qui – e non è il sistema giudiziario.

Aharon BarakCorte Suprema

La Corte Suprema

Non c’è una persona sana e responsabile in questo paese che non vuole un sistema giudiziario forte e indipendente. La gente che difende con rabbia la corte sta essenzialmente difendendo la politicizzazione della legge; stanno difendendo l’assurdo, dove da una parte parlano lealmente della necessità di controlli e contrappesi, e dall’altra parte il sistema giudiziario si lascia intervenire in tutte le questioni di stato mentre il ramo legislativo (la Knesset) e il ramo esecutivo (il governo) non hanno voce in capitolo sul potere giudiziario. Questo è un danno fondamentale per la democrazia. Questo squilibrio evidente deve essere risolto. Da ciò dipende il nostro futuro.

 *Nominato ambasciatore in Italia

(Israel Hayom)

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