Le sporche manovre di Soros
Le taglie dei russi ai talebani
per l’assasinio dei soldati Usa

George Soros

     L’intellgence USA ha rivelato di taglie da parte dei russi ai talebani per l’assassinio di soldati americani. Per avere un’idea del caos scatenato dalla “rivelazione”, basta guardare gli articoli dedicati dal New York Times e dal Washington Post all’argomento.

 Sul Nyt, un articolo di apertura,:che contiene nuove asserite rivelazioni:  “Trump a febbraio è stato informato delle possibili taglie dei russi“. Nessuno dei due maggiori quotidiani Usa riporta nei titoli le due smentite: la prima, che potrebbe essere tacciata di parte (come d’altronde le rivelazioni medesime), del Consigliere per la Sicurezza nazionale di Trump, il quale afferma che il presidente non ha mai visto quei rapporti.

La seconda, molto più autorevole, è del Pentagono, che informa come quelle rivelazioni raccolte da fonti “open source” non siano corroborate da prove, comunicazione lapidaria quanto appunto ignorata.

Pentagono

Da qui i contatti dei russi con i jihadisti locali, che peraltro hanno rapporti ben più oscuri con gli Usa, dato che al Qaeda, di cui i talebani sono una costola, nasce come esercito irregolare Usa lanciato a bomba contro i sovietici nella lunghissima guerra afghana, che vide impegnati i russi contro i cosiddetti mujaheddin, molti dei quali si erano affiliati all’organizzazione di Osama bin Laden, allora funzionale agli interessi americani.

Un esercito che peraltro ha dilatato in maniera massiccia le coltivazioni di oppio nel Paese asiatico, da allora il principale produttore mondiale (scalzando così il triangolo d’oro, vedi nota 1), e inizia a trafficare in droga, commercio che servì a finanziare la guerra per procura contro Mosca e poi il terrorismo internazionale (sul traffico di droga in Afghanistan, un articolo del Guardian).

Secondo i russi interpellati dal Wp, la rivelazione dell’intelligence Usa serve ad agitare le acque afghane, cioè a evitare che vada a compimento l’accordo tra talebani e Washington che dovrebbe portare al ritiro dei militari Usa dal Paese, chiudendo la prima delle guerre infinite. Vero, tanto che lo scandalo esplode mentre le trattative vanno a chiudersi, come dimostra la recente conversazione telefonica tra il Segretario di Stato Mike Pompeo e i rappresentanti dei talebani (al Jazeera).

Osama bin Laden in Afghanistan

Ma anche, a più ampio raggio, per evitare il prolungamento dell’accordo Start sulla produzione delle armi nucleari tra Mosca e Washington, che in questi giorni si va profilando.

Ne scrivevamo su Piccolenote sabato scorso, spiegando che lo scandalo dei premi russi ai talebani esplode mentre Marshall Billingsea, per la parte Usa,  e  Sergei Ryabkov, per i russi, stanno negoziando un prolungamento dell’accordo Start sulle armi nucleari, intesa che la rivelazione rischia di mandare a vuoto.

A quanto pare a dar fuoco alle polveri di questo nuovo scandalo è stato Bellingcat, uno strano team investigativo internazionale specializzato nel riferire asserite malefatte russe. Bellingcat vs Billingsea, guerra di assonanze.

Marshall Billingsea

Il fondatore di Bellingat in un’intervista al Guardian, ebbe a dire: “Riceviamo molti dei nostri soldi da donatori come la Open Society Foundation [l’istituzione internazionale per le sovvenzioni finanziata dal miliardario George Soros]”…

Inutile rammentare che Soros ha il pallino della Russia, avendo finanziato le rivoluzioni colorate nell’Est europeo, ultima delle quali quella Ucraina. Nel suo ultimo libro-ciarpame, del febbraio del 2020, individuando l’attuale momento come “rivoluzionario” (tale la potenzialità per certi ambiti della  pandemia Covid-19), individuava ancora una volta in Putin il nemico da abbattere. E, insieme a lui, Trump.

(Giornale)

 

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