Le testimonianze fasulle
di Breaking the Silence

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di Ben-Dror Yemini –

Yuli Novak, direttrice di Breaking the Silence, è furibonda per l’inchiesta a carico del suo portavoce Dean Issacharof. Perché proprio lui, si lamenta Novak, quando ci sono centinaia di altre testimonianze?

Ben-Dror Yemini

Ben Dror Yemini

Sono andato a controllare le “testimonianze” di cui parla Novak. E non testimonianze a caso, ma quelle segnalate dalla ong come le più gravi. Una di esse riguarda il caso di un bambino di tre anni che è stato lasciato sotto un letto durante una perquisizione anti-terrorismo armi in pugno. La stessa testimonianza dice che non gli è stato torto un capello.

Yuli Novak of Breaking the Silence

Yuli Novak, direttrice di Breaking the Silence

Sicuramente una vicenda incresciosa e molto triste, ma devo dire che non ho capito dove sarebbe il crimine di guerra da indagare. Un’altra testimonianza parla di un caso in cui i soldati avrebbero violato il divieto di ricorrere alla cosiddetta “procedura del vicino” (costringere un vicino o un parente del ricercato a partecipare al suo arresto facendo in pratica da scudo umano). Dalla testimonianza non è chiaro quando l’incidente sarebbe accaduto, ma è importante perché la pratica è stata proibita da una sentenza della Corte Suprema nell’agosto 2002 (nel pieno dell’intifada della stragi suicide e della caccia ai suoi responsabili).

Yair Golan

Yair Golan

L’affermazione che le Forze di Difesa israeliane l’avrebbero ignorata appare un po’ strana se nel 2007, ad esempio, la polizia militare ha condotto un’inchiesta a carico nientemeno che di un generale, Yair Golan, allora a capo della Divisione Giudea e Samaria, per aver violato il divieto.

La terza testimonianza ha a che fare con la procedura cosiddetta del “bussare sul tetto”: una prima piccola bomba che le forze israeliane sganciano sul tetto di un edificio per avvertire gli eventuali civili presenti di sgomberare perché il fabbricato ospita strutture terroristiche e verrà preso di mira come obiettivo militare. Il soldato che ha dato la testimonianza lamenta il fatto che il tempo fra il “colpetto di preavviso” e il vero bombardamento è, a suo dire, “abbastanza lungo da dare il tempo ai terroristi di mettersi al riparo, ma non abbastanza per una famiglia che ha una nonna seduta in salotto”.

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Non potevo crederci. L’esercito israeliano è l’unico al mondo che ricorre a questa procedura rinunciando all’effetto-sorpresa pur di preservare persone innocenti. Dove sarebbe il crimine di guerra? Cosa vuole esattamente Breaking the Silence, che la procedura venga annullata del tutto?

Sono passato alle testimonianze in video, quelle che dovrebbero essere più gravi. Ebbene, nel primo video il soldato afferma che, durante la caccia a un terrorista ricercato, lui ha “afferrato il capo famiglia per la camicia e lo ha spinto contro il muro”. Egli stesso aggiunge che “non c’è stato nessun pugno e nessuno schiaffo”. Dov’è il crimine di guerra da indagare?

Nadav Weiman

Nadav Weiman

In un’altra testimonianza, Nadav Weiman, che poi è diventato uno dei leader della ong, dice che un rabbino militare ha predicato ai soldati che l’obiettivo era tornare a Nablus. Sono d’accordo con Weiman: vorrei che non nessuno predicasse di tornare a Nablus.

Ma dov’è il crimine di guerra da indagare? Certo, vi sono anche testimonianze più gravi. Una ogni varie decine. E il procuratore generale militare voleva indagare sui casi relativi ad autentici sospetti di reato. Ma i membri della ong invocano la protezione delle loro fonti. E intanto la direttrice Novak si lamenta che le testimonianze non vengono indagate. Meriterebbe il primo premio per ipocrisia.

(YnetNews)

 

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