Leggi razziali
Italiani, brava gente?
No. Fummo i peggiori

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di Giuseppe Crimaldi –

I senza vergogna sono tanti, forse troppi in Italia. Dall’estrema destra all’estrema sinistra, passando magari anche per certe canoniche conservatrici di Santa Romana Chiesa, che ancora si ostinano a non leggere i libri di storia. E a non capire verso quale deriva l’Italia rischia di avventurarsi.

Ma la storia va studiata e soprattutto insegnata ai ragazzi, e alle nuove generazioni. Chi la scrive ha però il dovere di scrivere – nero su bianco – una verità documentale. Da un anno e mezzo ormai mi dedico alla raccolta – non da “storico”, perchè io sono solo un cronista, un giornalista che lavora su fonti verificate – le prove su ciò che fu l’abominio fascista contro gli ebrei, culminato nella emanazione delle legge razziali firmate da Mussolini e controfirmate da un re di carta: quello “Sciaboletta”, alias Vittorio Emanuele, la cui salma è stata fatta recentemente rientrare (grazie ai sentimenti di carità senza alcuna vena di patriottismo, com’era giusto che fosse, dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella), in Italia.

leggirazziali5MUSSOLINI PEGGIO DI HITLER
E che cosa raccontano le fonti storiche? Due verità indissolubili. La prima: il regime fascista si diede da fare per anticipare gli orrori dei nazisti. Il 25 luglio del 1938 il Gran Consiglio del fascismo emanò il suo primo editto contro gli ebrei. Bisognerà attendere la notte tra il 9 e il 10 novembre per trovar qualcosa di ancora più abominevole in Germania: la Kristallnacht, “Notte dei Cristalli”. I fascisti fecero dunque da apristrada, anticipando gli orrori poi alimentati da Hitler. Benito Mussolini fu, se possibile, ancor peggio del mostro con il quale strinse un’alleanza. Lo dicono le date e lo spiegano i fatti.
Ma c’è una seconda verità, forse ancor più imbarazzante: in Italia i peggiori complici del fascismo furono i Gesuiti. Proprio loro. A propagandare l’antisemitismo tra il 1938 e il 1939 furono frange minoritarie del mondo cattolico: vedansi gli articoli di “Civiltà Cattolica” pubblicati nel ’38 a sostegno dell’approvazione delle leggi razziali contro ebrei, rom, omosessuali e più in generale a quanti venivano indicati come “nemici della razza”.

Eppure allora sul Soglio Pontificio sedeva un grande uomo di Chiesa: Pio XI – Papa Ratti – il quale non accettò mai le leggi razziali; ed anzi, da vero cristiano, quando il 3 maggio del 1938 Hitler arrivò in visita ufficiale a Roma, lasciò la Città del Vaticano per un “soggiorno” a Castelgandolfo: non senza aver prima fatto spegnere tutte le luci in tutta la Santa Sede, piazza San Pietro compresa. Un grande Papa, Pio XI. Un Giusto.

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Anche questo spiegano le fonti storiche, quelle ufficiali e non quelle che oggi piacciono a CasaPound, a certi menestrelli e dame nere che si candidano a governare l’Italia, oltre che e ai tanti, troppi corifei della nuova destra antisemita. Leggete: “Al nunzio apostolico in Italia il Papa Pio XI ordinò di non partecipare alle festività al Quirinale, ed anche ai vescovi italiani proibì di recarsi a dei ricevimenti: Qualora, in occasione della venuta in Italia del Cancelliere (Hitler, ndr), gli eccellentissimi vescovi ricevessero inviti per intervenire a cerimonie in suo onore, il Santo Padre desidera si astengano dall’accettarli”. Tutti aderirono: tranne i Gesuiti.

leggirazziali3LA VERGOGNA
L’Italia fece da apripista all’abominio delle leggi razziali. Solo chi non conosce la Storia lo ignora. Da destra a sinistra, tanto il nuovo fantasma dell’antisemtisimo accomuna Centri sociali, CasaPound, estremisti di tutte le dimensioni. Vedi alla parola “razza”.
Ma torniamo a quei giorni. Siamo nel 1938. Alcuni esponenti delle comunità ebraiche ricoprono cariche importanti nella politica e nell’esercito. Gente che ha dato conto di sé, ma che – soprattutto – tnto ha dato all’Italia.  Nel 1902, fra i 350 senatori nominati dal re, figuravano 6 senatori ebrei (nel 1920 diventeranno addirittura 19); nel 1906 il barone Sidney Sonnino, ebreo convertito al protestantesimo, venne nominato presidente del Consiglio, dopo essere stato ministro delle Finanze e degli Esteri; nel 1910 un altro ebreo, Luigi Luzzati, questa volta non convertito, ricoprì la carica di primo ministro, dopo essere stato anch’egli ministro delle Finanze.

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Ernesto Nathan,

Tra loro c’era pure il sociologo Leopoldo Franchetti –  senatore conservatore per molti anni – che si suicidò dopo la sconfitta italiana di Caporetto. Ed ancor: Salvatore Barzilai, giornalista irredentista di Trieste, eletto deputato per otto mandati e, dopo la Grande Guerra, membro della delegazione italiana alla conferenza per la pace a Versailles. Ernesto Nathan, ebreo e massone, che diventò sindaco di Roma dal 1907 al 1913. Giuseppe Ottolenghi, primo ebreo a rivestire il grado di generale nel 1888, diventato poi istruttore del futuro Vittorio Emanuele III e nel 1902 nominato senatore e ministro della Guerra.

E’ significativo anche il contributo ebraico al primo conflitto mondiale: l’Italia ha 50 generali ebrei; uno di questi, Emanuele Pugliese, sarà il più decorato dell’esercito; un altro, il generale Roberto Segre, idea le difese sul Piave. Eppure Mussolini decise di ripudiarli. Proponendo al “Consiglio dei ministri”, ottenendone l’avallo, una legge che per sempre griderà vendetta davanti a Dio e agli uomini.

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Ci furono vergognose complicità a dar manforte al duce. Dieci “scienziati” – tutti ovviamednte ed accuratamente selezionati dal regime fascista – misero la loro firma in calce a quella ignominiosa legge. Ecco i loro nomi, con relative qualifiche:
– Lino Businco, assistente alla cattedra di patologia generale all’Università di Roma
– Lidio Cipriani, professore incaricato di antropologia all’Università di Firenze
– Arturo Donaggio, direttore della Clinica Neuropsichiatrica dell’Università di Bologna, presidente della Società Italiana di Psichiatria
– Leone Franzi, assistente nella Clinica Pediatrica dell’Università di Milano
– Guido Landra, assistente alla cattedra di antropologia all’Università di Roma, ritenuto l’estensore materiale del manifesto della razza
– Nicola Pende, direttore dell’Istituto di Patologia Speciale Medica dell’Università di Roma

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– Marcello Ricci, assistente alla cattedra di zoologia all’Università di Roma
– Franco Savorgnan, professore ordinario di demografia all’Università di Roma, presidente dell’Istituto Centrale di Statistica
– Sabato Visco, direttore dell’Istituto di Fisiologia Generale dell’Università di Roma, direttore dell’Istituto Nazionale di Biologia presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche
– Edoardo Zavattari, direttore dell’Istituto di Zoologia dell’Università di Roma.
Anche la rivista “Vita e pensiero”, fondata e diretta da Agostino Gemelli (sì, proprio lui, quello al quale è intitolato il Policlinico di Roma…) nel 1914, giustificò sostanzialmente la politica antisemita del fascismo.

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I DIVIETI
E veniamo al decreto emesso dai fascisti. Un provvedimento di legge che, di fatto, vietava tutto (tranne il diritto a rrespirare l’ossigeno, verrebbe da dire) agli ebrei italiani. Eccone il testo integrale:
“Il Gran Consiglio del Fascismo stabilisce:
a) il divieto di matrimoni di italiani e italiane con elementi appartenenti alle razze camita, semita e altre razze non ariane;
b) il divieto per i dipendenti dello Stato e da Enti pubblici – personale civile e militare – di contrarre matrimonio con donne straniere di qualsiasi razza;
c) il matrimonio di italiani e italiane con stranieri, anche di razze ariane, dovrà avere il preventivo consenso del Ministero dell’Interno;
d) dovranno essere rafforzate le misure contro chi attenta al prestigio della razza nei territori dell’Impero”.

fioreE non è ancora tutto. Già, perché il Gran Consiglio del Fascismo “ricorda che l’ebraismo mondiale – specie dopo l’abolizione della massoneria – è stato l’animatore dell’antifascismo in tutti i campi e che l’ebraismo estero o italiano fuoruscito è stato – in taluni periodi culminanti come nel 1924-25 e durante la guerra etiopica unanimemente ostile al Fascismo. L’immigrazione di elementi stranieri – accentuatasi fortemente dal 1933 in poi – ha peggiorato lo stato d’animo degli ebrei italiani, nei confronti del Regime, non accettato sinceramente, poiché antitetico a quella che è la psicologia, la politica, l’internazionalismo d’Israele. Tutte le forze antifasciste fanno capo ad elementi ebrei; l’ebraismo mondiale è, in Spagna, dalla parte dei bolscevici di Barcellona”.

2008-11-191MEMORIA E PREGIUDIZIO
Attenzione: tutto questo non accadeva sette secoli fa, e tantomeno durante l’Inquisizione spagnola, ma nemmeno un secolo fa. E se oggi l’orrido clangore dei rigurgiti antisemiti torna ad animare le falangi neofasciste – da CasaPound alle anime nere di movimenti neonazisti, in Italia, in Europa come negli Stati Uniti, qualcuno dovrà rendere conto.
Non c’è nulla, niente di peggio del pregiudizio. Nei confronti del “diverso”, dell’ “impuro”, del più debole. Ma oggi il razzismo corre e scorre veloce come acqua reflua di fogna sotto forma di disinfomazione. Che tristezza. Che profonda, vertiginosa e abissale vergogna. L’uomo che ha conquistato progressi tecnici, scientifici, filosofici; l’uomo che ha messo il piede sulla Luna; l’uomo che ha sconfitto malattie grazie al progresso medico; l’uomo che accetta il prossimo suo come se stesso; l’uomo che ama la natura e la vita: questa umanità – oggi – ha il diritto di ribellarsi ad un ritorno all’abisso della coscienza. Ma più che un diritto, ha il dovere morale di farlo.
O non è così, signor Roberto Fiore?

MILANO - CONVEGNO DI FORZA NUOVA ALL HOTEL CAVALIERI - ROBERTO FIORE

Roberto Fiore

E chi è costui? Il leader di un movimento – Forza Nuova – il quale sembra compiacersi e invocare la più nera delle memorie di fronte a ciò di cui – invece – ogni italiano dovrebbe arrossire scomparendo, ripensando al passato della vergogna. Sono – per intenderci – quelli di Forza Nuova: quelli che sembrano quasi divertirsi a fare apologia di reato, innneggiando ad un Medioevo contemporaneo popolato da spettri: queli di Vittorio Emanuele re d’Italia, Benito Mussolini, Adolf Hitler, Joseph Goebbels, Klaus Barbie, Adolf Eichmann, Ante Pavelic, Radislaw Ostrowski, Gunter d’Alquen, Cristoforo d’Assia-Kassel, Erich von dem Bach-Zelewski, Herbert Backe, Richard Baer, Joseph Berchtold, Martin Bormann, Victor Capesius, Carl Clauberg,  Leonardo Conti, Irmfried Eberl, Siegfried Engel, Kurt Franz, Jospeph Mengele, e tanti, troppi altri.

torta

Già. Perché il signor Fiore non ci sembra abbia mai preso le distanze da certe cattive abitudini. Guardate la foto qui a sinistra. L’immagine è quella di una torta con la svastica e la scritta “Sieg Heil”, il motto (letteralmente: “saluto alla vittoria”) che risuonava nelle adunate naziste ai tempi del Terzo Reich. Al “Presidio” di piazza Aspromonte, sede a Milano di Forza Nuova, il 6 giugno scorso si festeggiava così. I camerati del partito di Roberto Fiore si sono riuniti per il sessantesimo compleanno di un loro dirigente, Ettore Sanzanni, segretario provinciale di FN a Lodi: uno che la svastica ce l’ha tatuata sul braccio insieme alla scritta “Adolf Hitler” e un’aquila del Terzo Reich.

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Giuseppe Crimaldi

Giuseppe Crimaldi

Giuseppe Crimaldi, giornalista