L’eroe con i pantaloni corti

Franco-Cesana

Ebrei nella Resistenza. Ci sono storie note, altre meno, sul contributo di persone ebree a un periodo storico che in Italia ha segnato la linea di demarcazione tra la dittatura e la democrazia. Un protagonista di queste storie è Franco Cesana:, medaglia di bronzo al valor militare, ritenuto il più giovane partigiano caduto in combattimento.

Nato a Mantova il 20 settembre 1931, Franco si trasferì con la famiglia (aveva due fratelli Vittorio e Lelio) a Bologna, dove la presenza ebraica si aggirava sulle mille unità, guidata dal rabbino Alberto Orvieto.

Rav Leone Alberto Orvieto, zio acquisito di Nella Rimini (madre di Cesare Finzi), avendo sposato Margherita Cantoni, zia di Nella - (vedi Libro della Memoria) nato a Livorno 06/12/1866, figlio di Raffaele e Sara Castelli, coniugato con Cantoni Margherita (anche lei deportata). Ultima residenza nota: Bologna. Arrestato a Firenze nel dicembre 1943 da italiani. Detenuto a Firenze carcere, Milano carcere. Deportato da Milano il 30/01/1944 ad Auschwitz. Morto all'arrivo ad Auschwitz il 06/02/1944 --- vedi "Qualcuno si è salvato...", pp. 211, 249 *** Local Caption *** verificato 21.02.12 deportato Leone Alberto Orvieto vedi libro della memoria - non presente in vdm

Alberto Orvieto

Ada Basevi, madre di Franco, ha ricordato che suo marito Felice pur essendo contrario al fascismo, non aveva educato i figli all’antifascismo, preferendo far rimanere la politica al di fuori delle mura domestiche.

Franco-Cesana

Franco Cesana

Le leggi razziali emanate nel 1938 come tutte le famiglie ebraiche del tempo, crearono uno spartiacque invalicabile nella famiglia Cesana, costretta a trovare rifugiare in un borgo dell’Appennino modenese, da cui Franco scappò per entrare a far parte della Resistenza e combattere i tedeschi, mentendo sulla sua reale età. Riuscì a farlo perché la sua statura e il suo corpo non rispecchiavano la carta d’identità: 13 anni.

Pochi mesi dopo la fuga, Franco Cesana perse la vita per mano dei nazisti che tanto voleva combattere per difendere il suo paese. Avrebbe compiuto 14 anni, se solo quel maledetto 14 settembre 1941 la barbarie del Reich non si fosse scagliata su di lui.

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Questa la lettera che scrisse alla madre: “Carissima mamma, dopo la mia scappata non ho potuto darti mie notizie per motivi che tu immagini.

Ti dò ora un dettagliato resoconto della mia avventura: partii cosi all’improvviso senza sapere io stesso che cosa stavo facendo. Camminai finche potevo poi mi fermai a dormire in un fienile in località Osteria Matteazzi. Al mattino svegliandomi con la fame ripresi a camminare in direzione di Gombola, sfamandomi con delle more. Arrivai a Gombola verso le 9 e di lì cercai i partigiani, deciso a entrare a far parte di una qualche formazione. Riuscii a trovare patrioti che mi insegnarono la strada per andare al Comando che si trovava a Maranello di Gombola. Andai alla detta località stanco morto, ma mi feci coraggio e mi presentai.

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La tomba di Franco Cesana

Dopo un po’ mi si presentò, l’occasione di entrare a far parte della formazione Marcello. Sei contenta? Presentandomi a Marcello fui assunto e siccome ho studiato, fui dislocato al Comando e attualmente mi trovo stabile relativamente sicuro in una località sopra Gombola. Cosi non devi impensierirti per me che sto da re. La salute è ottima solo un po’ precario il dormire. Per chiarire un increscioso incidente ti avverto che non ho detto quella cosa che mi hai fatto giurare. Così chiudo questa mia, raccomandandoti alto il morale che ormai abbiamo finito. Affettuosamente ti bacio e ti penso il tuo tesoro. Franco”

Ebrei nella Resistenza, questa è la storia di Franco Cesana.

 

 

 

 

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