L’eterna partita sulla Libia
per la leadership del mondo sunnita

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di Maurizio Molinari –

La rivalità fra Francia e Italia in Nordafrica risale a quando Parigi si insediò in una Tunisia che guardava a Roma e Giolitti, il quale anni più tardi rispose con l’occupazione della Libia. Sin da fine Ottocento è un duello di interessi, disseminato di fibrillazioni nazionalistiche ma anche di importanti occasioni di collaborazione.

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Maurizio Molinari

Tutto ciò si è riproposto in Libia dall’indomani della caduta del regime del colonnello Gheddafi ed è sicuramente vero che oggi c’è un contrasto fra la strategia del presidente Macron e quella del premier Conte, imperniato sull’ipotesi di elezioni entro fine anno che Parigi persegue ed a cui Roma si oppone. Sarebbe tuttavia un errore leggere solo sotto questa lente il conflitto libico, che ha almeno tre dimensioni sovrapposte.

seppe Conte e Emmanuel macron

Giueppe Conte e Emmanuel Macron

Muammar Gheddafi

Muammar Gheddafi

La prima è la guerra permanente fra le quasi 150 milizie armate e 250 tribù che costellano il Paese: sono in contrasto per controllare qualsiasi area o infrastruttura capace di garantire potere, influenza, traffici e soprattutto denaro liquido. È nella natura tribale delle milizie. Esistono per combattersi e lo abbiamo visto negli ultimi giorni in occasione del duello lungo i confini della città di Tripoli, il cui unico intento era – ed è – avere più influenza, e dunque introiti, nella città più grande della regione più ricca.

La seconda dimensione è il contrasto Italo-francese perché vede Roma e Parigi sostenere i due leader politico-militari più autorevoli del Paese, rispettivamente Al Sarraj in Tripolitania e Haftar in Cirenaica.

Muammar Gheddafi

Muammar Gheddafi

E poi c’è la terza dimensione: la sfida per la leadership del mondo arabo-sunnita fra Riad e Ankara. I sauditi affiancano gli Emirati Arabi Uniti leader del fronte sunnita che include Egitto e Bahrein, individuando il loro acerrimo nemico nel Qatar che, alleato della Turchia di Erdogan, sostiene il movimento dei Fratelli Musulmani. Riad sta con Haftar, Ankara con Sarraj. Entrambi gli schieramenti vedono la Libia come il tassello di un conflitto più ampio, dal Golfo al Maghreb, per la leadership politica dell’Islam sunnita.

Khalīfa Belqāsim Ḥaftar

Khalīfa Belqāsim Ḥaftar

Come se non bastasse sulla Libia si affacciano anche il disegno spietato del Califfato jihadista di Isis, i droni del Pentagono che lo combattono e gli interessi del Cremlino di trovare nuovi porti a Sud dell’Europa. Sono tali e tanti conflitti, gli uni sovrapposti agli altri, che rendono la guerra civile libica uno specchio feroce del Mediterraneo in trasformazione. Tentare di leggere tale reticolo di attriti solo con la lente di un solo conflitto, o attore,sarebbe l’errore più grande.

(Stampa)

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Maurizio Molinari

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Giornalista