L’Europa della Mogherini
è schierata col regime dell’Iran

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di Maurizio Stefanini –

«Un grave errore» e «una pillola avvelenata», è stata definita dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu la decisione dell’Unione Europea di stanziare 18 milioni di euro a favore di un Iran che insiste nella sua volontà di distruggere Israele. Ma non solo l’Ue va avanti: addirittura amplia il pacchetto. I 18 milioni di aiuti in «cooperazione economica, ambientale e sociale con l’Iran» decisi dalla Commissione Europea per garantire il suo impegno «al rispetto dell’accordo sul nucleare con Teheran» sono infatti compresi nell’ambito di un più ampio pacchetto di misure da 50 milioni complessivi che «mirano a offrire sostegno al Paese nell’affrontare le sfide economiche e sociali che lo attanagliano».

Maurizio Stefanini

Maurizio Stefanini

Nel dettaglio, 8 milioni di euro andranno alle piccole e medie imprese: «più lo sviluppo di specifiche catene di valore e assistenza tecnica all’Organizzazione per la promozione del commercio iraniana». Altri otto milioni saranno invece erogati per fornire supporto tecnico nel settore ambientale, mentre i restanti due andranno per la riduzione dei danni provocati dall’uso delle droghe. I progetti verranno attuati dalle agenzie degli stati membri, dall’Intemational Trade Centre e altre organizzazioni, in stretta cooperazione con le controparti iraniane.

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Federica Mogherini

Federica Mogherini

«Con il rinnovamento delle relazioni Ue-Iran in seguito all’accordo sul nucleare, si è sviluppata una cooperazione in molti settori, e siamo impegnati a sostenerla», ha dichiarato l’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini. «L’Ue dimostra il suo sostegno al popolo iraniano e al suo sviluppo pacifico e sostenibile», ha aggiunto il commissario Ue allo sviluppo Neven Mimica.

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Netanyahu con Skvernelis, Ratas e Kucinskis

«L’Iran ha tentato di condurre un attacco terroristico sul suolo europeo poche settimane fa. E incredibile», ha commentato Netanyahu durante la sua visita nella capitale lituana Vilnius, dove ha visto tutti e tre i primi ministri baltici: il lituano Saulius Skvernelis, l’estone Juri Ratas e il lettone Maris Kucinskis.

Il riferimento era al tentato attacco contro una manifestazione dell’opposizione iraniana in Francia alle fine di giugno. Lo Stato ebraico è preoccupato che gli sviluppi della crisi siriana possano portargli i Pasdaran alle porte di casa, e da vari mesi Servizi e Forze Armate israeliane stanno combattendo con gli iraniani nella stessa Siria senza esclusione di colpi. Anche a questa preoccupazione è legato l’irrigidimento di Trump. Secondo il primo ministro israeliano, è un siluro agli «sforzi per frenare l’aggressione iraniana nella regione e oltre la regione».

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Proprio un comunicato dell’opposizione iraniana in esilio ha ricordato che «molte multinazionali si sono già ritirate dagli affari con l’Iran perché la scelta è o l’Iran o gli Stati Uniti. Non molti sceglierebbero di fare affari con l’Iran invece che con una delle più grosse potenze del mondo». Il riferimento è a quell’esodo di imprese europee dall’Iran che è iniziato con la francese Total, malgrado la stessa Ue abbia minacciato punizioni contro i fuggiaschi.

Ma, dice sempre l’opposizione iraniana, «la cosa peggiore di tutta questa situazione è che l’Ue si sta dimenando per compiacere il regime teocratico in Iran non riuscendo a vedere il quadro complessivo.

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Non solo l’Ue sta completamente ignorando i crimini e le attività belliche del regime, ma sta anche mettendo le relazioni commerciali prima della vita dei suoi stessi cittadini tenuti in ostaggio in Iran.

Perché i politici dell’Ue non chiedono che i loro cittadini vengano rilasciati con effetto immediato? I politici europei non hanno ascoltato o compreso la lunga lista di ragioni del presidente degli Stati Uniti per abbandonare l’accordo sul nucleare? O semplicemente non interessano loro?». Il comunicato era corredato da una delle famose foto di Federica Mogherini in chador: per ricordare che l’Alto Rappresentante, peraltro islamologa per formazione, tanto aveva puntato all’intesa con l’Iran, da sperare di venirne insignita anche con il Premio Nobel per la Pace.

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Rimanendone per altro con un palmo di naso: «è bene vedere il Premio Nobel per la pace 2017 all’Iran, condividiamo un forte impegno a raggiungere l’obiettivo di un mondo libero dalle armi nucleari», aveva commentato, quasi parafrasando la vecchia storia della volpe e dell’uva.

Ma forse sta sperando i quello che al Comitato per il Premio Nobel di Oslo decideranno nella prossima tornata.

(Libero)

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