Liberté, égalité, sharia e fraternité

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di Judith Bergman*

In un sobborgo di Lione, la giornalista dell’emittente tv France 2, Caroline Sinz ha parlato con una ragazza che le ha raccontato che ha paura di uscire di casa, indossa abiti larghi e non si trucca per evitare di essere presa di mira dagli uomini musulmani del quartiere.

 Judith Bergman

Judith Bergman

Caroline Sinz

Caroline Sinz

Nelle parole della Sinz, le donne sembrano “essere state cancellate” dai caffè e dalle strade. La giornalista spiega poi che le donne di questi quartieri erano solite protestare contro lo statu quo ma ora: “Hanno paura, hanno già fatto sentire la loro voce in numerose città e sono state insultate e aggredite. (…) Così adesso per evitare le minacce e di subire pressioni, si censurano da sole e stanno zitte.”

Axelle Lemaire, ministro per gli Affari digitali e il primo funzionario governativo a commentare il video, ha detto che dal reportage sarebbe emerso un “intollerabile” e “illecito” caso di “discriminazione contro le donne”. Ha comunque aggiunto che non è una questione di religione e ha affermato che le comunità musulmane francesi non possono essere colpevolizzate.

French junior minister for Digital Economy Axelle Lemaire takes a picture with her mobile phone as the attends the traditional Bastille Day parade on the Place de la Concorde in Paris July 14, 2014. REUTERS/Benoit Tessier (FRANCE - Tags: POLITICS MILITARY ANNIVERSARY) - RTR3YK9K

Axelle Lemaire

Il commento della Lemaire sulla religione rivela, ancora una volta, l’ostinata ignoranza mostrata da molti membri dell’establishment europeo nel rifiuto di occuparsi dei problemi dell’islamizzazione. Sevran fa parte del dipartimento della Seine-Saint-Denis, una zona abitata da più di 600.000 musulmani, su una popolazione di 1,4 milioni di abitanti.

Gilles Kepel

Gilles Kepel

Già nel 2011, un’inchiesta condotta dallo stimatissimo politologo ed esperto di Islam Gilles Kepel, intitolata “Banlieue de la République”, mostrava che Seine-Saint-Denis e altre banlieue erano diventate delle società islamiche parallele, sempre più tagliate fuori dal resto della società francese. Il fatto che le donne ora siano sparite dalle strade di Sevran è strettamente collegato all’islamizzazione di queste società.

L’islamizzazione è stata alimentata e rafforzata dagli ingenti investimenti fatti in Francia dal Qatar – in particolare nelle moschee – e che attualmente ammontano a circa 22miliardi di dollari. Investire nelle moschee è il modo in cui il Qatar diffonderebbe il wahhabismo/salafismo – una forma particolarmente radicale di Islam – in tutto il mondo.

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La legge islamica della sharia è abbastanza chiara sul ruolo della donna nell’Islam. I politici francesi farebbero bene ad aprire un Corano prima di dire che i recenti avvenimenti “non hanno niente a che fare con l’Islam”. Il Corano dice che una donna deve obbedire ciecamente al marito [Corano 4:34] e che il suo ruolo è in casa, dove dovrebbe preferibilmente stare, a meno che non abbia mansioni legittime da svolgere fuori dalle mura domestiche [Corano 33:33].

Nei paesi in cui la sharia è la legge dello Stato, come in Arabia Saudita, una donna non può uscire di casa senza il permesso del marito.

Visto il ruolo servile delle donne nella sharia, è solo un’evoluzione naturale il fatto che questi quartieri periferici francesi, che sono diventati islamizzati e in cui la legge islamica è tenuta in grande considerazione, ora assomiglino all’Arabia Saudita. Gli effetti cumulativi dell’islamizzazione, finanziati con il denaro e l’influenza del Qatar, potrebbero sorprendere solo quelle élites politiche e culturali che si rifiutano ostinatamente di prendere atto della realtà e affrontarla.

Eric Woerth

Eric Woerth

Un altro politico francese, l’ex ministro del Lavoro Eric Woerth ha detto che il filmato “è una stilettata al cuore della Repubblica. Il cuore della Repubblica è la parità tra uomini e donne”. Ma questa appassionata dichiarazione di “liberté, égalité, fraternité” non è un po’ tardiva’? Dove sono stati questi politici?

Pascale Boistard

Pascale Boistard

Un anno fa, Pascale Boistard, che è stata ministra francese per i Diritti delle donne, dichiarò in un’intervista:”Ci sono zone del nostro territorio dove le donne non sono accettate, dove non sono rispettate e dove sono praticamente costrette ad accettare questo fatto come se fosse un inconveniente della vita quotidiana. E tutti sembrano trovare questo più o meno normale. (…) In molti quartieri, le donne sono relegate in determinati spazi (l’atrio, l’uscita dalla scuola…) e sono praticamente assenti in altri, come i luoghi sportivi o quelli di svago. È normale che in alcuni posti non si trovi nemmeno una donna nei caffè? C’è una forma di moralità distorta, spesso esercitata da gruppi di minoranza su una maggioranza e che fa sì che lo spazio pubblico, che dovrebbe appartenere tanto agli uomini quanto alle donne, sia precluso alle donne”.

Samira_Bellil

Samira Bellil

La subordinazione, l’umiliazione e l’intimidazione delle donne nei sobborghi vanno avanti da decenni, proprio sotto il naso di quei politici che affermano di preoccuparsi dei diritti delle donne e del “cuore della Repubblica”, ma preferiscono vivere nell’ignoranza. Nel 2002, la compianta autrice di Dans l’enfer des tournantes (Via dall’inferno), Samira Bellil, ha raccontato come la sua vita da adolescente nella banlieue parigina alla fine degli anni Ottanta sia stata un vero inferno, come il titolo lascia intendere.

In un articolo apparso sulla rivista Time nel 2002, la scrittrice ha detto: “Dal momento in cui una ragazza esce di casa, i giovani [musulmani] credono di avere il diritto di giudicarla e trattarla in modo diverso. In casi estremi, questo porta a violenze e aggressioni”. La Bellil è stata stuprata in gruppo più volte da giovani musulmani che conosceva e che l’avevano presa di mira perché “ogni ragazza del quartiere che fuma, si trucca o indossa abiti che attraggono l’attenzione è una puttana”. Nell’articolo inoltre si legge: “La polizia è riluttante a pattugliare le zone per il timore di violenze. Risultato: in molte banlieue la civiltà e l’ordine pubblico non esistono e bande di giovani musulmani pensano di poter aggredire impunemente le donne…”. Questo accadeva quindici anni fa.

Fadela Amara

Fadela Amara

Nello stesso articolo, il Time ha intervistato Fadela Amara, leader dell’organizzazione Ni Putes ni Soumise (“Né puttane né sottomesse”) che si batte affinché le donne possano vivere una normale vita moderna. Amara ha detto che dal 1992 le donne delle periferie francesi hanno a che fare con l’estesa influenza del fondamentalismo islamico:

“Negli ultimi dieci anni, la condizione delle donne nelle banlieue è peggiorata drasticamente. (…) Si registra un aumento degli insulti contro le giovani donne in jeans, dei matrimoni forzati o combinati dalle famiglie, sempre più ragazze sono costrette a lasciare la scuola e assistiamo anche a una maggiore incidenza della poligamia.

Quindici anni dopo, i ministri francesi fingono di essere sorpresi e indignati del fatto che le donne di questi sobborghi abbiamo finito per cedere all’incessante terrorismo psicologico perpetrato contro di loro e siano sparite dalle strade.

* avvocato, scrittrice, editorialista, e analista politica.

 

 

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