Libia, donne “prigioniere”
Non possono lasciare il Paese
se non sono accompagnate
da maschi di famiglia

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di Lorenzo Cremonesi

Sei donna? Hai meno di 60 anni? Allora non puoi più viaggiare all’estero da sola per motivi di «sicurezza nazionale». D’ora in poi, potranno uscire dai confini della Libia non accompagnate dai maschi di famiglia soltanto le ultrasessantenni. Le altre avranno la facoltà di farlo unicamente sotto la «custodia» del marito, del padre, del figlio maschio (purché maggiorenne), dello zio, ma non del cugino, non si sa mai coi tempi che corrono!

 Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

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Abdul Razzaq al Nazhouri

Ricorda alcune restrizioni in vigore in Arabia Saudita la nuova ordinanza resa nota dal generale , capo di stato maggiore dell’esercito libico agli ordini del generale Khalifa Haftar nell’est del Paese e governatore della regione che corre tra Ben Jawad e Derna, compreso il cuore della Cirenaica e delle «Montagne Verdi», dove i gruppi salafiti dell’Islam conservatore sono più radicati.

Dall’altro ieri i funzionari all’aeroporto di Labrak, il maggiore tra Bengasi e Tobruk, hanno ricevuto l’indicazione di controllare i dati anagrafici delle passeggere con l’autorità di rimandare a casa quelle «fuorilegge».

Khalifa Haftar

Khalifa Haftar

Ai media locali Nazhouri ha spiegato che si tratta di una misura adottata per evitare che le donne sole all’estero possano diventare spie. «Sappiamo di casi di giovani libiche contattate da servizi segreti stranieri», ha detto criptico.

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L’unica esenzione è per le donne parlamentari o che lavorano negli uffici governativi. Un passo tanto drastico sta scatenando reazioni rabbiose, pur in questo Paese dove il collasso dell’autorità politica centrale ha dato potere alle moschee più conservatrici. Che la Libia post Gheddafi sia sempre più dominata da un’interpretazione oscurantista dell’Islam è cosa nota. Negli ultimi sei anni si è moltiplicato il numero delle donne velate nel cuore delle stesse città della rivoluzione come Tripoli, Bengasi e Misurata.

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Ma forse si è andati troppo lontano. «Per par condicio si dovrebbe applicare lo stesso divieto ai maschi libici, visto il gran numero di scandali a sfondo sessuale», rispondono le associazioni delle donne libiche emigrate al Cairo.

Gli analisti leggono il provvedimento come un tentativo dei militari legati ad Haftar di ingraziarsi le milizie di Misurata più vicine al fronte religioso. Ma Haftar, che si presenta tra l’altro come un leader laico, potrebbe essere costretto ad intervenire per abrogarlo.

(Corriere della Sera)

 

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