Undici imperdibili titoli per comprendere Israele

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di Claudio Vercelli
Raccogliere dieci titoli per raccontare settanta e più anni di storia (poiché Israele nasce antecedentemente allo Stato stesso, quando nella seconda metà dell’Ottocento si andarono stabilendo i primi insediamenti di pionieri ebrei) è una impresa ai limiti dell’arbitrario. Tanto più quando ciò implica soprattutto scegliere cosa non mettere piuttosto che indicare cosa leggere da subito. Cosa va escluso e chi invece incluso in una lista di dieci titoli? Va riscontrato, a parziale attenuazione di quanto appena affermato, che il mercato italiano non è che abbondi di opere al riguardo. Semmai è stata privilegiata la narrazione del conflitto con i palestinesi, quasi a lasciare intendere che l’intreccio tra le due comunità nazionali sia non solo una parte della storia che si vuole raccontare ma – soprattutto – un destino ineluttabile.

Eppure Israele ha una storia a sé. Per essere capita richiede non solo il confronto con le società arabe ma anche e soprattutto con le dinamiche e le linee di evoluzione che la contraddistinguono, dai primi insediamenti ad oggi. La duplice matrice democratica ed ebraica è allora indispensabile chiave di lettura attraverso la quale fare filtrare il resto. Rimangono quindi quei testi che pur confrontandosi con la complessità dell’ambiente, delle circostanze storiche e di quanti vi hanno preso parte, cercano di offrire al lettore un filo logico, che lo aiuti a capire la trama specifica di questa storia.

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I volumi indicati non sono necessariamente recenti. Sono però opere che in questi anni hanno contribuito ad offrire al lettore italiano qualche elemento di comprensione in più di quello che la stampa quotidiana e periodica, così come l’informazione in video e sul web, possono continuare ad offrire.

Un primo testo da prendere in considerazione è il volume di Lorenzo Cremonesi, Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (La Giuntina, Firenze 1985), che racconta con grande competenza e un invidiabile stile narrativo delle fonti, delle relazioni, delle posizioni politiche e delle prime esperienze del movimento nazionale ebraico, a cavallo tra Ottocento e Novecento.
Di pari passo, allargando però lo spettro temporale, è il lavoro di Amos Elon Israele, padri fondatori e figli (Editoriale Viscontea, Pavia 1988), che si sofferma sulle generazioni succedutesi nella realizzazione dell’impresa sionista. Ne scaturisce un ritratto a più tinte, una sorta di affresco a tempera dove i colori, a volte tra di loro anche dissonanti, si compongono, sovrappongono per poi scomporsi.
L’idea di “mosaico” sta anche alla base del volume di Ruthie Blum, Gente d’Israele. Storia, destini, voci (Lindau, Torino 2005), orientato sul presente, comunque sugli anni a noi più prossimi.
La letteratura israeliana ha concorso a raccontare, a volte in maniera molto più incisiva degli storici, dei sociologi, degli economisti e degli addetti agli studi sociali, la realtà del Paese. Impossibile darne di conto, essendoci solo l’imbarazzo della scelta. Tra la grande quantità di opere ci accontentiamo di segnale l’Amos Oz di In terra d’Israele (Marietti, Genova 1992).

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Del medesimo, se si vuole ragionare sulle scaturigini, sulla fonte di tante cose poi successe, si può anche leggere (o rileggere) l’autobiografico Una storia d’amore e di tenebra (Feltrinelli, Milano 2002). Ci permettiamo di dire, comunque, che un po’ tutti gli scrittori israeliani andrebbero presi in considerazione.
Di taglio saggistico rimane il volume del rabbino David Goldberg, Verso la terra promessa: storia del pensiero sionista (il Mulino, Bologna 1996), che si confronta con la stratificata composizione delle culture politiche che stanno alla base della rinata nazione ebraica.
Per la sua particolare incisività, va ricordato anche lo studio di Zeev Sternhell, Nascita d’Israele: miti, storia, contraddizioni (Baldini & Castoldi, Milano 2002).
Più orientato sulle questioni che rinviano al presente, invece, una delle ultime fatiche di Dan Segre, Le metamorfosi d’Israele (Utet, Torino 2006), dove tuttavia non difetta la profondità storica e temporale di colui che fu anche protagonista in prima persona degli eventi che portarono alla fondazione dello Stato.
Abraham Yehoshua, Ebreo, israeliano, sionista: concetti da precisare (Edizioni e/o, Roma 2001), a sua volta, fornisce un lessico del parlare politico e letterario, del comunicare con rigore ma anche con immedesimazione.
Ci sia poi concesso un rimando a noi stessi, avendo pressoché da sempre lavorato su questo tema, citando il volume di Claudio Vercelli, Israele. Storia dello Stato (1881-2007). Dal sogno alla realtà (La Giuntina, Firenze 2007) al quale, in questi giorni, si è andato ad aggiungere, Israele, settant’anni (il Capricorno, Torino 2018). Questo è quanto, per un primo approccio. Dopo di che ci si potrà muovere con maggiore sicurezza sul ventaglio delle interpretazioni, delle diverse letture, delle molteplici posizioni e dei tanti giudizi. Magari cercando di fare a meno dei pregiudizi correnti.
Fonte: http://www.mosaico-cem.it/cultura-e-societa/libri/israele-dieci-libri

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