L’idea di democrazia
dei nuovi partigiani 

di Carla Di Veroli *

Cara signora Nespolo, ho letto la sua risposta a Emanuele Fiano e sono rimasta esterrefatta. Non un solo riferimento al fatto che a Gaza e in Cisgiordania non si svolgono elezioni dal lontano 2006: questo corrisponde alla sua idea di democrazia?

Carla Di Veroli

Al momento in quei territori esiste solo un “governo” che non si fa scrupolo di utilizzare la propria gente come scudi umani, che non esita a posizionare le rampe di lancio di razzi e missili a lunga gittata in prossimità di abitazioni civili, scuole, ospedali al solo fine di procurare vittime innocenti, soprattutto bambini, da esibire senza vergogna e senza rispetto per la dignità di quei poveri corpi dilaniati e innocenti.

La loro morte ci diminuisce e ci addolora ma se la guerra della comunicazione mediatica si combatte con queste armi, lo Stato di Israele l’ha già persa: mai sono stati mostrati i corpi delle vittime degli attentati contro i civili ad opera dei kamikaze palestinesi, nemmeno quelli dei nostri correligionari colpiti durante l’attentato alla Sinagoga di Roma del 9 ottobre 1982. Io ero là quel giorno, mi sono trovata sconvolta tra corpi sanguinanti di persone che non capivano cosa fosse accaduto. Sono corsa all’Ospedale Fatebenefratelli per donare il mio sangue per i feriti e ho assistito ad una scena terribile: il papà di Stefano Gay Tachè, alla notizia che il piccolo di due anni non ce l’aveva fatta, infranse una vetrata con un pugno.

Pochi giorni prima, durante un corteo, una bara vuota fu depositata davanti alla nostra Sinagoga: quella bara l’abbiamo riempita con il corpo del piccolo Stefano Gay Tachè.

Noi non eravamo militari israeliani in divisa, eravamo civili in preghiera e quello era un commando palestinese. Degli attentatori ne venne individuato solo uno, Osama Abdel Al Zomar, che venne arrestato in Grecia e successivamente estradato in Libia nonostante le richieste di estradizione avanzate dall’Italia.

Dal momento dell’estradizione si è persa qualsiasi traccia dell’attentatore. Potrei citare il commando palestinese che il, prese in ostaggio 450 passeggeri e l’equipaggio (chiedendo in cambio la liberazione di 52 palestinesi detenuti in Israele) e uccise a sangue freddo un cittadino americano handicappato, Leon Klinghoffer.

Il dirottamento dell’Achille Lauro

Oppure andando un po’ indietro nel tempo, potrei ricordare la strage di Fiumicino del 1973, frutto di un attentato terroristico palestinese che il 17 dicembre 1973 ha colpito l’Aeroporto di Roma – Fiumicino, uccidendo un totale di 32 persone e ferendone oltre 15.

C’è qualcosa, Signora Nespolo che sta accuratamente evitando di dire: come mai non ricorda il Lodo Moro? Non Carla Di Veroli, che sarei io, ma l’ex Presidente della Repubblica Cossiga ha rivelato che sarebbe stato firmato un accordo segreto tra Italia e terrorismo palestinese quando era presidente del Consiglio Aldo Moro; i servizi segreti avrebbero chiuso gli occhi sulle attività logistiche ed economiche dei terroristi in Italia, in cambio di una sorta di immunità dagli attentati, che non preservava però i cittadini ebrei.

Infatti, nel 1982 ci fu l’attacco alla Sinagoga di Roma. “Vi abbiamo venduti”, ha dichiarato infatti Cossiga. “Lo chiamavano “Accordo Moro” e la formula era semplice: “l’Italia non si intromette negli affari dei palestinesi, che in cambio non toccano obiettivi italiani”. Ma gli ebrei erano esclusi dall’equazione. Siamo sempre esclusi dalle “equazioni”. E siamo pochi, meno di 40.000 in tutta Italia. Non riconoscere gli errori di entrambe le parti (non solo quelli dello Stato di Israele) e non chiamare con il loro nome i terroristi di Hamas che nella loro Carta Costituente dichiarano di voler distruggere lo Stato di Israele, non aiuta il processo di pace.

La strage di Fiumicino

 

Continuare a definire la legittima difesa dei propri cittadini da parte dello Stato di Israele come “risposte sproporzionate”, non risponde al vero e non restituisce la fotografia esatta di ciò che è accaduto negli ultimi anni. Lei sa bene che periodicamente il Sud di Israele è colpito da razzi e missili ma non abbiamo avuto il piacere di leggere comunicati ANPI di solidarietà con la popolazione civile israeliana. Vi siete ben guardati dall’intervenire prima che la situazione degenerasse.

Come mai? Eravate distratti? Non vi ho mai sentito dire una parola a favore di Ghilad Shalit: mi riferisco al giovane rapito in territorio israeliano ante 1967, un giovane cui è stato impedito nei lunghi anni di prigionia di ricevere anche una sola visita dalla Croce Rossa Internazionale, la cui liberazione è frutto di una trattativa che ha visto tornare in libertà oltre 1000 detenuti palestinesi non esattamente innocenti.


Ma torniamo a noi. L’Iran (che finanzia Hamas), Hezbollah e Fratelli Musulmani non hanno come primo obiettivo la nascita di uno stato palestinese, bensì la distruzione dello Stato di Israele. Credo non le sia sfuggita la lotta fratricida in atto nei territori palestinesi tra Hamas e ANP. Ed è ovvio che il processo di pace potrà fare passi avanti solo se gli interlocutori saranno il governo (qualsiasi governo) di Israele e Abu Mazen per l’Autorità Palestinese. Due sono i principi da salvaguardare: la sicurezza di Israele e la creazione di uno Stato Palestinese.

Tutte le forze politiche progressiste, la nostra in primis, dovrebbero essere al fianco di Israele nella sua lotta per la sopravvivenza. Non le sarà sfuggito, signora Nespolo, l’escalation di manifestazioni di antisemitismo e antiebraismo di questi giorni, alimentati e “giustificati” dalla delegittimazione e demonizzazione dello Stato di Israele che sempre più viene definito come entità artificiale, usurpatrice di diritti e terre palestinesi.

Carle Nespolo

Dobbiamo impegnarci perché Israele possa vivere in sicurezza e il popolo palestinese avere risposte alla sua legittima aspirazione di avere uno Stato indipendente. Occorre riprendere il negoziato e “obbligare” Hamas a rinunciare pubblicamente all’obiettivo enunciato nella sua Carta Costituente, di distruggere “l’entità sionista” e gli ebrei in generale. Ora l’espressione “due popoli, due stati” è superata. Voglio ascoltare dalla sua voce “due popoli, due stati, due democrazie”.

E non che debbano essere scarcerati terroristi palestinesi che hanno ancora sulle mani il sangue delle loro vittime. La saluto con educazione ma senza alcuna stima.

 * nipote di Angelo Di Veroli, Maresciallo Partigiano

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