L’indomabile “Elio”

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Bruno Segre

di Riccarda Miriam Giraudi 

Nel dicembre del 1942 un ragazzo di ventiquattro anni viene imprigionato nelle carceri Nuove di Torino: la censura fascista ha intercettato una lettera alla sua futura moglie nella quale lui, con lucidità, osservava la guerra e le responsabilità del regime, criticandolo. Bruno Segre è un ragazzo curioso e pieno di ideali, e vive la prigionia come un apprendistato, inserito in un mondo che non riconosce ma che impara a conoscere – è un’esperienza che gli servirà.


E infatti meno di due anni più tardi viene di nuovo arrestato, questa volta dai militi della Repubblica sociale italiana, spietata alleata dei nazisti. Nel 1944 non è solo il suo impegno antifascista a metterlo profondamente a rischio: nonostante la laicità del proprio nucleo familiare, le sue origini ebraiche lo rendono una potenziale vittima della Shoah. Dopo essere stato incarcerato in via Asti e ancora alle Nuove, viene però liberato grazie all’intercessione dei suoi familiari, a differenza dei suoi cugini – Dante, Aldo e Italo Momigliano – che moriranno in deportazione.

segreNell’immediato dopoguerra Segre stenderà un racconto di questa esperienza che vedrà la luce nel 2013, Quelli di via Asti, un affresco dell’umanità che ha incontrato nell’infuriare della guerra civile e delle sue contraddizioni.

È un testo denso di riflessioni, nelle quali si ritrovano il suo l’orgoglio giovanile, la sua caparbietà e i suoi ideali: “Non è vero che la morte parifichi gli uomini,” scrive, “c’è un modo di morire che li distanzia come il loro modo di vivere. Cadere, colpito alle spalle, ignobilmente, anziché rivendicare con l’arma in pugno sul campo di battaglia, il diritto alla libertà! Questa sarebbe stata la mia ultima angoscia”.
Dopo la seconda prigionia, Bruno riprende l’esperienza resistenziale che aveva iniziato in seguito all’occupazione nazista. Dall’inizio del 1945 – nome di battaglia “Elio” – rischia così tutto in prima persona per liberare l’Italia settentrionale dal nazifascismo, inquadrato nelle formazioni “GL”, e partecipa alla liberazione di Caraglio. Ha ventisette anni, e la sua è già una vita densa di avventure e di impegno civile, al servizio della collettività.

ind exNon è che l’inizio. Nella sua vulcanica età adulta passa dal giornalismo all’avvocatura, dalla militanza politica socialista all’associazionismo laico, per assecondare la sua “esigenza di giustizia” e il suo impulso all’impegno e alla coerenza, come ha raccontato al giornalista Nico Ivaldi nel libro-intervista del 2009 Non mi sono mai arreso: “ho sempre cercato di comportarmi lealmente con tutti, anche se non tutti si sono comportati lealmente con me”. Ha sempre preferito, aggiungeva Segre, “essere vittima piuttosto che sopraffattore” nelle sue battaglie. Tra le tante, rimane leggendaria quella come avvocato degli obiettori di coscienza cominciata nel 1949, e il suo costante sostegno al movimento pacifista e nonviolento.

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A Torino, l’avvocato Segre è un’indomita presenza pubblica: lo si incontra a molti degli appuntamenti che – spesso a partire dal passato – provano a tracciare traiettorie nel presente e nel futuro. Dicono che il suo segreto sia l’insaziabile sete di sapere e di capire che lo accompagna incessantemente: per rendersene conto basta entrare nel suo studio e sprofondare tra le migliaia di libri, articoli, fogli sparsi, faldoni e cartelline.
Non si è mai arreso, Bruno Segre, è anzi riuscito a conservare per oltre tre quarti di secolo la curiosità, la voracità e la spinta ideale di quando era ventenne, facendo di ogni principio una battaglia, lottando per la pace, i diritti e la democrazia, che appare sempre più fragile.

Quasi dieci anni fa ci avvisava, mettendoci in guardia contro i “fenomeni di ritorno a governi forti”, contro le “involuzioni che potrebbero far ripiombare l’Italia nella dittatura”. Se questo dovesse accadere, ne siamo certi, a combattere ci sarebbe anche un ragazzo di cent’anni, irrimediabilmente innamorato della libertà.

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