L’intolleranza dei progressisti
verso una femminista musulmana
che ha osato votare Trump

 

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di Francesco Boezi   

L’ex professoressa della Georgetown, Asra Nomani, celebre attivista femminista di fede musulmana, come ricordato dal Breitbart Daily News, sta finendo al centro di uno scabroso caso mediatico a causa dell’intollerante reazione dei suoi colleghi universitari progressisti dopo la dichiarazione rilasciata, affermazione nella quale annunciava di aver votato Donald Trump durante le elezioni del 2016.

Francesco Boezi

Francesco Boezi

La Nomani ha deciso di rendere pubblica la sua scelta mediante il Washington Post, un quotidiano diametralmente opposto alla maggioranza politica e movimentista targata Trump. La Nomani è stata costretta a ribadire, così, di essere una cinquantun’enne, musulmana, donna ed immigrata di colore facente parte di quella maggioranza silenziosa che si è convintamente riversata nelle urne per sostenere Donald Trump.

Le motivazioni della sua scelta, ovviamente, sono difficilmente tacciabili di “fanatismo” o accusabili di mirare alla costituzione di una “supremazia bianca”.

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Asra Nomani

La Nomani, spiega Breitbart, il sito di riferimento dell’alt right americana, quello di cui l’attuale superconsigliere di Trump, Steve Bannon, è stato direttore esecutivo, che le motivazioni del suo voto vanno ricercate nel disastro che l’Obamacare avrebbe apportato ed in una profonda preoccupazione per l’aumento della radicalizzazione dell’islam in tutto il mondo.

Le accuse sono arrivate quasi immediatamente, così la Nomani è stata accusata di essere una “stupida ed un’incapace”. Offese tanto dirette da arrivare a mettere in discussione la sua umanità.

Verve Online

La Nomani ha aggiunto che un suo ex collega, un professore del Dipartimento di studi sulla pace e sulla sicurezza della Georgetown, l’avrebbe invitata ad “ andare all’inferno”. Questa intolleranza della sinistra progressista, d’altro canto, sarebbe per la Nomani indicativa di come i valori liberali per antonomasia, quelli dell’amore e della tolleranza, siano spesso solo teorici.

Former Wall Street Journal reporter and author-activist Asra Nomani, at the Islamic Cultural Center, on 96th Street and Third Avenue in Manhattan on Tuesday, April 5, 2005. The liberal Muslim writer has championed the cause of women's rights in Islam, drawing criticism from conservatives for promoting mixed prayer congregations and women-led prayer. After attempting to pray in the main hall of the Islamic Cultural Center, rather than the women's area, behind a wall at the back of the room, she was admonished by the imam Sheikh Omar Saleem Abu-Namous and prevented from praying the next prayer.

Asra Nomani, tuttavia, non si è lasciata intimorire e durante un’intervista rilasciata a Newsnight, ha rincarato la dose nel sostenere che tutta la stampa progressista si stia operando per una scientifica opera di denigrazione dell’opera politica dell’amministrazione Trump, tanto da far sembrare che dietro le sue scelte non vi sia alcuna logica razionale.

La Nomani è nata a Bombay nel 1965, è celebre per aver scritto libri sulla necessità di riformare l’islam dalle basi. La giornalista, saggista e professoressa universitaria è stata già al centro dell’attenzione mediatica quando, nel novembre del 2003, chiese nella sua moschea, in Virginia occidentale, di poter pregare nella sala riservata agli uomini.

Ha fatto, inoltre, della libertà sessuale e della scelta personale di aver avuto una gravidanza fuori dal matrimonio due bandiere esistenziali della propria visione dell’islam.

Ha fondato il Muslim Reform Movement, ponendo l’accento sulla condizione della donna all’interno della fede musulmana. Oggi, in definitiva, si dice sotto shock per essere stata criticata da chi, per definizione, pensava facesse della tolleranza un valore cardine della propria visione del mondo.

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