L’Iran è un pericolo
anche per l’Europa

TOPSHOT - Pro-government demonstrators hold posters of Iran's supreme leader, Ayatollah Ali Khamenei (L) and Iran's founder of Islamic Republic, Ayatollah Ruhollah Khomeini during a march in Iran's holy city of Qom, 130 kilometres south of Tehran on January 3, 2018, as tens of thousands gathered across Iran in a massive show of strength for the Islamic rulers after days of deadly unrest. / AFP PHOTO / Mohammad ALI MARIZAD

di Ofer Sachs –

Lo scorso 13 gennaio si è conclusa l’operazione “Scudo settentrionale”, con cui le forze di sicurezza di Israele hanno portato alla luce 6 tunnel che dal Libano penetravano oltreconfine in territorio israeliano, con il chiaro intento di portare a compimento delle azioni terroristiche. Sebbene l’operazione costituisca un importante risultato in termini tecnologici e di intelligence, lo Stato d’Israele non può adagiarsi sugli allori di questo successo in quanto è evidente che Hezbollah non cesserà di attrezzarsi e predisporsi a un conflitto di maggiore portata. Per comprendere le ragioni degli ingenti sforzi che Hezbollah investe e distrae sistematicamente dalle risorse destinate ai residenti del Sud del Libano bisogna guardare a Oriente verso Teheran.

Ofer Sachs

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Creata come longa manus dell’Iran durante il conflitto del Libano meridionale, l’organizzazione terroristica sciita di Hezbollah si ispira tutt’oggi ai principi della rivoluzione islamica del 1979 che portarono alla nascita della Repubblica Islamica, il cui governo autocratico e conservatore ha imposto una visione dello sciismo khomeinista improntata su fondamentalismo e nazionalismo.

L’Iran di oggi non è soltanto un Paese che nega i diritti dell’individuo in nome di Dio, ma anche uno Stato che erge a proprio vessillo tre supreme missioni: divenire la suprema autorità islamica a livello mondiale, imporre la propria influenza su un’area che va da Occidente all’Eufrate, e dotarsi di armi nucleari come strumento per condurre questa sua guerra di religione.

(FILES) In this file photo taken on December 19, 2018 A picture taken on December 19, 2018 during a guided tour by the Israeli army shows an Israeli soldier operating a pulley while standing outside an entry point made by the army to intercept a tunnel which reportedly connects between Lebanon and Israel, near the border near the northern Israeli town of Metula. - Israel has uncovered all cross-border attack tunnels dug by Hezbollah from Lebanon and now plans to bring its operation to find and destroy them to an end, a military spokesman said today. (Photo by JACK GUEZ / AFP)

Uno dei tunnegli degli Hezbollah

L’Iran ogni anno sottrae miliardi dal già esiguo bilancio del Paese (bilancio che si impoverisce sempre di più dopo le sanzioni americane) per aiutare le organizzazioni terroristiche di Hezbollah in Libano e Siria, di Hamas a Gaza, degli Huthi in Yemen, e investe ingenti somme di denaro in un ambizioso programma missilistico. Per comprendere tutto ciò, è necessario cambiare modo di pensare, non secondo i parametri occidentali per i quali benessere e prosperità dei cittadini costituiscono la missione suprema.

La missione del regime estremista di Teheran ha altri obiettivi: la vittoria nella guerra fra sciiti e sunniti e la diffusione dell’Islam khomeinista nel Medio Oriente. Una guerra di religione vera e propria. Israele è forse parte di questa guerra? Per la verità non esattamente. Israele, definito “Piccolo Satana” (contrapposto al “Grande Satana” che sono gli Stati Uniti) non è che un intralcio all’espansione della corrente sciita da una parte, e dall’altra uno strumento di propaganda che consente al regime al governo di ascrivere tutti i guai del cittadino iraniano alla responsabilità dell’Occidente.

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Israele agli occhi dell’Iran rappresenta l’Occidente e si trova in mezzo intralciando la strada verso la realizzazione territoriale, è un acerrimo nemico per sconfiggere il quale tutti gli strumenti sono ammessi. Anche scavare dei tunnel terroristici e finanziarli è un prezzo valido secondo questa logica.

Che cosa succederebbe il giorno in cui l’Iran dovesse realizzare il suo primo obiettivo, ovvero quello di continuità territoriale tra Teheran e Beirut. Il giorno in cui gli sciiti prevalessero in Iraq, Siria e Libano, o quando la lotta dovesse essere rivolta contro l’acerrimo nemico di sempre, l’islam sunnita. Per comprendere concretamente, la guerra Iran-Iraq causò la morte di centinaia di migliaia di persone, ma non fu dirimente.

Oggi la posizione dell’Iran è completamente differente, e diverso è anche l’equilibrio delle forze nella regione. Una guerra regionale del genere produrrebbe milioni di profughi, la maggior parte dei quali busserebbe alle porte dell’Europa e dell’Occidente. Con il suo atteggiamento indulgente nei confronti della strategia egemonica iraniana, l’Europa sarà la prima a rimetterci il giorno in cui l’intero Medio Oriente dovesse trasformarsi in un campo di battaglia fra islam sciita e islam sunnita.

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Federica Mogherini al parlamento iraniano

Tra le finalità della risoluzione Onu 1701 dell’agosto 2006 v’era quella di allontanare Hezbollah dal confine settentrionale di Israele con il Libano, allontanando di fatto l’Iran da Israele e dalla realizzazione della sua aspirazione regionale.

Questo è il momento di imprimere un cambiamento decisivo agli eventi, di sostenere le forze Unifil affinché implementino a pieno il mandato d’azione e siano in grado di compiere quanto necessario nel Sud del Libano, per impedire a Hezbollah di conseguire per procura gli regionali iraniani. Da parte sua, come dimostrato recentemente nella riposta al lancio di missili iraniani dalla Siria, Israele continuerà ad intraprendere tutte le necessarie azioni volte ad impedire che il terrore promosso da Teheran si instauri nella regione.

 (Messaggero)

 

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Ofer Sachs

Ambasciatore di Israele in Italia