L’irrefrenabile perversione
di accusare Israele

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di Gerardo Verolino –

C’è un irrefrenabile desiderio che pervade le nostre opulente società occidentali. Trovare ogni pretesto utile per accusare Israele. Cosa c’è di più identitario e condiviso per le masse radical-chic avrebbe detto Tom Wolfe che non criminalizzare lo Stato ebraico? Cosa c’è di più eccitante per i giovani figli di papà dei centri sociali che esibiscono sempre la keifah attorno al collo che gridare: “Boia!” Allo Stato d’Israele? Quale azione è più gratificante per un universitario di sinistra che voglia farsi accettare dal branco che dare del criminale di guerra a Netanyahu?

Gerardo Verolino 2

Gerardo Verolino

Prendiamo l’ultimo episodio. La “marcia del ritorno” che i palestinesi compiono ogni anno per ricordare la “Nakba” cioè quella che loro considerano come la catastrofe ossia il ricordo dell’esodo, a loro dire, verso altre terre per permettere la nascita dello Stato d’Israele e di cui, quest’anno, ricorre il suo settantesimo anniversario.

Ebbene, la manifestazione che è stata un mezzo flop e che ha visto, proprio il 15 Maggio, poche persone, rispetto alle folle tumultuose dei giorni precedenti che spingevano lungo i confini d’Israele, aderire, stanche, spossate, indifferenti, forse disilluse dalle politiche di Hamas e per questosorde ai suoi appelli, il suo scopo propagandistico lo ha raggiunto lo stesso.

epa06736160 Palestinias protesters gesture to others to help them in pulling a barbed wire fence installed by Israeli army along the border during clashes after protests near the border with Israel in the east of Gaza Strip, 14 May 2018. According to media reports, at least 41 Palestinians were killed and more than 1800 wounded during clashes in Gaza-Israeli border during clashes against the US embassy move to Jerusalem as well as marking Nakba Day. Palestinians are marking the Nakba Day, or the day of the disaster, when more than 700 thousand Palestinians were forcefully expelled from their villages during the war that led to the creation of the state of Israel on 15 May 1948. Protesters call for the right of Palestinians to return to their homeland. EPA/MOHAMMED SABER

I capi di Hamas infatti  possono contare su quel lugubre bottino di vittime da presentare in conto alle opinioni pub bliche mondiali, alle istituzioni comunitarie e alla stampa compiacente che non aspettano altro che trovare ogni scusa buona per incolpare, sempre e comunque, Israele di “eccedere nell’uso sproporzionato della forza” (come se centomila persone minacciose che premono ai confini sia cosa fac ile da gestire) o di comportarsi come i nazisti si comportarono con loro e quindi chi la fa l’aspetti (dimenticando che una sessantina di morti, molti dei quali pericolosi terroristi, rispetto alle moltitudini di un centinaio di migliaio di persone che vogliono attraversare il confine è un numero, per quanto doloroso, assai modesto: l’avessero fatto al confine iraniano, turco o egiziano i morti sarebbero stati a decine di migliaia).

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Ma che importanza ha spiegare come stanno le cose? Mica conta racco ntare laverità. Basta accusare Israele perché ha torto a priori. Gli odiatori non aspettano altro che pescare dal mucchio dei morti palestinesi, non per criticare Hamas di averli usati come carne da macello, ma per mettere Israele sul banco degli imputati e intestarle tutto il male del Mondo.

Ma avete visto come schiumano odio rabbioso quando possono  additare Israele perché ammazza quella “povera gente” , molti dei quali terroristi, che usa le fionde: vuoi mettere le fionde coi fucili? Avete visto come godono ebbri di gioia a definirla nazista?

a188E come vomitano collera purulenta rammaricandosi solo del fatto che Hitler non ha potuto portare a termine la “soluzione finale” liberandoci così da questo cancro devastante? E come eruttano sanguinoso livore per quel popolo di usurai che l’Olocausto se lo meritava e se l’è cercato come dice Abu Mazen mentre le ” docce” in Polonia facevano solo il loro dovere.

Che poi i peggiori sono quelli che iononsonoantisemita ma antisionista.

E poi scopri che hanno una foto, così per giocare, di un campo di concentramento nell’immagine del profilo: ma non si dica che odio gli ebrei eh..

E che dire di quegli ebrei che vivono in Italia,vezzeggiati dai media e dai salotti “di regime”, che sono pronti a criticare sempre il proprio Paese e che vengono tirati per la giacchetta da questo o quel nemico d’Israele che strabuzza gli occhi a trovare un ebreo che parla male del suo popolo.

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Gad Lerner

Ed eccoli pronti, in prima fila, a firmare tutti gli appelli in cui si dica che “Israele fa schifo”. L’ultimo in ordine di tempo quello promosso dal settimanale “L’Espresso” dove tanti intellettuali, in maggioranza ebrei: Roberto Della Seta, David Calef, Bruno Contini, Anna Foa, Lisa Ginzburg, Wlodek Goldkorn ,Giorgio Gomel, Helena Janeczeck, Simon Levis Sullam, Laur Mincer, Michele Sarfatti, Roberto Saviank, Alessandro Treves, Susanna Terracina e l’immancabile Gad Lerner, hanno sottoscritto una petizione perché “non possiamo tacere di fronte all’uso sproporzionato della forza da parte di Israele”.

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“L’Espresso” è quel giornale che, due anni prima, attiva un’altra sottoscrizione nella quale 160 accademici italiani chiedono di boicottare le università israeliane per condannare “l’espropriazione e la discriminazione sistematica operata da Israele contro la popolazione palestinese che vive nei territori occupati”.  Ed anche in quella circostanza troviamo un ebreo che si schiera contro il suo popolo, Giorgio Forti, un professore dell’Università di Milano, e membro niente di meno che di ECO (Ebrei contro l’Occupazione).

Ofer Cassif

Ofer Cassif

Ma un caso eclatante riguarda quel docente in Israele, Ofer Cassif, che si permette di definire il suo Paese, durante una lezione all’università di Gerusalemme, simile alla Germania nazista.

Un emulo di Ilan Pappé, lo storico ebreo che sostiene che il suo Paese ha operato una pulizia etnica in Palestina.

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“Se Israele è il nemico, è perché il nemico è l’Occidente-scrive Niram Ferretti ne “Il sabba intorno ad Israele” (Lindau)-parteggiare esplicitamente o implicitamente (come fanno tanti intellettuali anche ebrei) per un’organizzazione jihadista, significa abdicare ai valori fondanti della democrazia e del liberalismo”. Ferretti ricorda, nel suo denso e caustico libro, che, seppure il pregiudizio anti-semita sia di vecchia data, quello anti-israeliano assume contorni marcati nel ’67, quando la frustrazione dei paesi arabi che aggredirono Israele rispetto alla superiorità strategica e militare d’Israele “prendeva le sembianze dell’autodeterminazione palestinese” e generava le “tre basi mitiche di riduzione: razzismo, nazismo, apartheid” perché “la menzogna è nemica della complessità”.

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