L’isolamento di Abu Mazen

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Una serie di recenti misure adottate da Washington hanno fatto infuriare la dirigenza palestinese, ma lo sdegno verso l’amministrazione americana è accompagnato da crescenti critiche rivolte al presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen), accusato d’aver commesso “ogni possibile errore” da quando il presidente Donald Trump si è insediato alla Casa Bianca. E’ quanto ha affermato un alto esponente palestinese che ha parlato con Israel HaYom.

 Abu Mazen e il presidente Usa Donald Trump alla Casa Bianca

Abu Mazen e Donald Trump alla Casa Bianca

Il rappresentate palestinese ha detto che Abu Mazen, temendo ulteriori sanzioni americane, ha finalmente ordinato ai dirigenti palestinesi di “smetterla di attaccare Donald Trump e l’amministrazione di Washington. e di moderare le dichiarazioni contro gli Stati Uniti”.

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L’ufficio Olp chiuso a Washington

Dopo la decisione americana della settimana scorsa di chiudere la missione dell’Olp a Washington, e la successiva decisione di interrompere i piani di finanziamento per progetti israelo-palestinesi (dirottando i fondi su progetti per la convivenza arabo-ebraica all’interno di Israele), Abu Mazen avrebbe anche deciso di accantonare il suo proposito di attaccare le scelte dell’amministrazione Trump davanti all’Assemblea Generale dell’Onu, a New York, alla fine del mese.

“La chiusura degli uffici dell’Olp a Washington è stata uno shock – ha spiegato il funzionario palestinese a Israel HaYom – Non pensavamo che Trump sarebbe arrivato al punto di chiudere la missione diplomatica palestinese negli Stati Uniti”.

Abu Mazen al Comitato Centrale dell’Olp del 14 gennaio 2018 quando esclamò, fra l’altro, rivolto a Trump Al diavolo i tuoi soldi”

L’attacco a Trump di Abu Mazen al Comitato Centrale dell’Olp del 14 gennaio 2018

La fonte ha aggiunto che molti esponenti della dirigenza palestinese sono profondamente critici del modo in cui Abu Mazen ha gestito finora la crisi in corso tra palestinesi e Casa Bianca. “Abu Mazen deve riconsiderare la strada che ha imboccato – ha detto la fonte – Ha commesso ogni errore possibile da quando Trump è entrato alla Casa Bianca. Ciò che fece infuriare il presidente Trump fu la disposizione data da Abu Mazen ai suoi rappresentanti a Washington di non incontrare l’inviato speciale per il Medio Oriente Jason Greenblatt. Cos’altro deve accadere perché l’ufficio del rais palestinese si renda conto che Trump non si limita a fare promesse o minacce, ma le attua davvero?”.

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Riepilogando i passi che Trump ha intrapreso contro l’Autorità Palestinese, il funzionario ha poi dato voce alla delusione di Ramallah per la reazione, o mancata reazione, da parte degli stati arabi: “Trump ha trasferito l’ambasciata americana a Gerusalemme, ha annullato i finanziamenti Usa all’Unrwa e ha cancellato gli aiuti in denaro dovunque poteva. Il mondo arabo aveva detto che l’attacco a Gerusalemme e allo status dei profughi palestinesi avrebbe portato a una guerra mondiale, ma in realtà le conseguenze ricadono solo sui palestinesi. Paesi arabi come l’Egitto, l’Arabia Saudita e la Giordania voltano le spalle ad Abu Mazen perché non sono interessati a uno scontro con l’amministrazione Trump, certamente non sulla questione palestinese.

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Il nostro assunto di fondo – ha continuato l’esponente palestinese – è che, se le relazioni con gli Stati Uniti peggioreranno, ciò porterà a ulteriori misure ostili dalle quali potremmo non essere in grado di recuperare. Con tutto il rispetto per il sostegno dell’Unione Europea, sia diplomatico che economico, essa non può sostituire il sostegno americano. Anche il contributo degli stati arabi è in gran parte declamatorio e la maggior parte delle donazioni che i paesi arabi promettono di mandare ai palestinesi non arrivano mai”.

(Israel HaYom)

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