“L’Italia non è antisemita
Ma si parla solo di ebrei morti”

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Riccardo Pacifici

di Fausto Carioti –

«Lo dico sempre ai miei figli: prima eravamo molto più isolati. Rispetto al 1982, quando ci fu l’attentato alla sinagoga, la situazione è migliorata. Non riconoscere le conquiste fatte, gli amici che abbiamo, è una follia». Riccardo Pacifici è uno dei volti più noti della comunità ebraica italiana. Membro del collegio dei soci fondatori del Museo della Shoah, è stato presidente, per sette anni, della comunità ebraica di Roma. Di quello che legge sui giornali in questo periodo, condivide poco o nulla. «Da settembre in poi, noi ebrei siamo prigionieri di un sistema mediatico perverso. E’ scattato l’automatismo per cui si deve parlare solo degli ebrei che hanno sofferto, degli ebrei morti».

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Fausto Carioti

E invece? «Ringrazio tutti quelli che ci sono vicini e ci inviano messaggi di solidarietà davanti alle minacce e alle scritte antisemite. Ma la narrazione che bisogna fare è un’altra».

Quale? «La società italiana è cambiata. Lo spiega bene il senso della visita appena fatta   da Sergio Mattarella. Importante, perché non è stata legata solo all’omaggio a date tristi come il 16 ottobre del 1943, quando avvenne la prima retata. Mattarella ha voluto incontrare i bambini, sui quali abbiamo sempre investito. Vogliamo che crescano con una forte identità ebraica, pronti a confrontarsi con la società circostante senza paura, orgogliosi della nostra identità».

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Vengono sbandierati sondaggi secondo cui in Italia è aumentato il tasso di coloro che negano la Shoah, e di conseguenza l’odio verso gli ebrei. «Dissento. Ci sono stati centinaia, migliaia di viaggi della memoria con sindaci, ministri, governatori, ragazzi… Quanti sono gli studenti che hanno sentito parlare gli scampati alla Shoah? Un’intera generazione è cresciuta su questi valori. C’è da tanto fare, ma è assolutamente folle dire che tutto è peggiorato. E segare il ramo sul quale siamo seduti».

E cosa pensano i giovani italiani degli ebrei? «In tutta Italia c’è una gioventù sana, bella e pulita, capace di reagire in modo incredibile. A Pomezia, dopo che sono apparse alcune scritte antisemite fuori da una scuola, tutti gli studenti si sono ribellati. Gli insegnanti hanno preso provvedimenti. Un ragazzo che disegna una svastica non basta a etichettare un’intera scuola, ma degli altri cinquecento alunni che reagiscono non parla nessuno. Non possiamo trovarci in una situazione in cui i giornali gridano all’allarme perché c’è una scritta antisemita sotto casa di un ebreo».

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A Berlino è sconsigliato girare con l akippah

Cosa c’è di sbagliato? «Abbiamo il dovere di misurare il grido d’allarme sulle vicende italiane. In alcune zone della Germania, del Belgio, della Francia, in certi quartieri di Londra, girare con la kippah in testa, come faccio io, è diventato pericoloso. Anche noi avremo la necessità di denunciare e contrastare simili cose, quando si verificheranno».

Il pericolo di andare in giro con la kippah cresce di pari passo con l’immigrazione islamica, anche se i media fingono che questo legame non esista. «Non credo affatto che tutti i musulmani che girano intorno a noi siano potenziali terroristi. Molti, col loro lavoro, contribuiscono al benessere comune. Però non c’è dubbio che questo tipo di aggressioni oggi sia soprattutto di matrice islamica, spesso addirittura islamico-nazista».

Yasser Arafat

Yasser Arafat

Anche sul piano politico state meglio oggi di allora? «Senza dubbio. Quali erano allora le forze che difendevano il diritto di Israele ad esistere dinanzi agli infiniti attentati dell’Olp di Yasser Arafat? I repubblicani, i radicali, i liberali, i socialisti di Pietro Nenni. La loro somma non superava il 7-8 per cento».

Oggi? «L’80% dell’intero centro destra è filoisraeliano. Gran parte del Pd lo è. Anche dentro Leu non tutti sono ostili a Israele».

Eppure si parla solo di odio. Di destra. «Sicuramente c’è l’odio in Rete, l’odio nei confronti dei diversi, l’odio dei suprematisti che attraversa la Germania ed è presente anche in Australia. Ho pubblicamente criticato Matteo Salvini quando annunciò l’alleanza con Marine Le Pen. Denuncio il suo linguaggio pericoloso, anche se il suo partito, proprio per le sue posizioni filoisraeliane, ha molti sostenitori nella nostra comunità. Però mi dà fastidio l’idea di essere, in quanto ebreo, uno strumento usato per dividere, come accaduto a Gorizia».

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Liliana Segre

Si riferisce all’ennesimo “caso Segre”? «Gorizia è amministrata da un sindaco di Forza Italia. Con spirito genuino, immagino, i consiglieri del Pd hanno proposto una mozione per impegnare l’amministrazione a dare la cittadinanza onoraria a Liliana Segre. Il sindaco, sospettando una trappola politica, ha replicato: perché solo la Segre? Diamo la cittadinanza onoraria all’Unione delle comunità ebraiche. E assieme all’antisemitismo condanniamo chi nega il diritto all’esistenza dello Stato di Israele. La mozione non è passata perché gli eletti del Pd hanno abbandonato l’aula».

Federica Mogherini l

Federica Mogherini

Come se lo spiega? «Nel centrosinistra ci sono quelli che promuovono il Bds, il boicottaggio ai danni di Israele in tutti i settori, inclusa la cooperazione scientifica e medica. Una forma palese di antisemitismo. Vogliono cancellare lo Stato d’Israele dalle cartine».

A Bruxelles va meglio? «Nell’era di Federica Mogherini l’Unione europea non ha detto nulla sulle reiterate minacce di distruggere lo Stato di Israele lanciate dal regime iraniano. Avrei voluto vedere dalla Mogherini una reazione che non c’è stata. Lei è stata la delusione più grande. Temo che la Ue attuale non sia molto diversa».

(Libero)

 

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