Lo scandalo delle denunce inutili
delle terribili torture palestinesi

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Che nell’Autorità Palestinese si pratichi la tortura, non fa notizia. Duole riconoscerlo, ma le grandi organizzazioni non governative dai budget milionari e i giornaloni internazionali, si volgono sistematicamente dall’altro lato, quando si tratta di denunciare la corruzione dilagante, l’inefficienza disarmante e le pratiche ripugnanti del regime di Abu Mazen. Ma quando al danno si aggiunge la beffa, qualcuno dovrà pur denunciare.

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Israel Hayom, nell’edizione di venerdì, ha reso noto il triste destino occorso a 52 palestinesi residenti in varie località dell’ANP.

Dopo aver subito arresti e detenzioni illegali, culminate in atroci torture, costoro si sono rivolti ad una quindicina di ONG, chiedendo loro un accurato esame medico e la certificazione dei danni fisici e psichici subiti per mano degli sgherri di Abu Mazen. Un passaggio obbligato, per ottenere l’equo indennizzo previsto dalla legge.

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Ottenendo, in quasi tutti i casi, un fermo rifiuto. Delle 15 ONG interpellate, soltanto due si sono prestate. Il resto ha ignorato le esortazioni. Yesh Din, pur esprimendo un «sentimento di rabbia e dolore», ha manifestato la propria impotenza, poiché abilitata a occuparsi esclusivamente delle «violazioni perpetrate da Israele».

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Un’altra ONG, Adalah, ha dichiarato più esplicitamente che sostiene «soltanto i palestinesi che citano in giudizio lo Stato di Israele». L’ammiraglia Amnesty International, ipocritamente afferma che l’organizzazione «non dispone degli strumenti adeguati per risolvere le istanze di questi rifugiati». New Israel Fund e B’Tselem si sono rifiutati di fornire alcuna replica.

Le torture subite dai palestinesi per mano del regime di Abu Mazen includono l’elettroshock, la castrazione, l’appendere i detenuti a testa in giù, l’applicazione di pezzi di plastica rovente sui corpi dei detenuti, la privazione del sonno o del cibo, e lo stupro di familiari.

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Lo scorso anno un tribunale di Gerusalemme, a cui i malcapitati si sono rivolti, ha riconosciuto la fondatezza delle istanze, prescrivendo la presentazione di una perizia come condizione necessaria per l’ottenimento degli indennizzi, e suggerendo la consultazione delle ONG internazionali per accelerare la pratica; che altrimenti si sarebbe arenata, se espletata presso medici di Ramallah.
Il cinismo e l’ipocrisia delle ONG che quotidianamente attaccano Israele, si rivelano in tutta la loro brutalità: se non si può stigmatizzare in alcun modo Israele, che i palestinesi si fottano. Letteralmente.

(Borghesino)

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