Lo sporco affare
dei diari di Arafat

during the Turkish Formula One Grand Prix at the Istanbul Park circuit on May 8, 2011 in Istanbul, Turkey.

di Ugo Magri –

L’Organizzazione per la liberazione della Palestina ricevette nel 1998 denaro da Silvio Berlusconi, per scagionarlo dal processo in cui era imputato insieme a Bettino Craxi. Il particolare – inedito – emergerebbe dal diario dell’ex leader dell’Olp, Yasser Arafat, anticipato dal settimanale l’Espresso. Arafat, lo stesso anno, avrebbe incontrato Berlusconi «in una capitale europea», per definire i dettagli di quella operazione.

Ugo Magri 2

Ugo Magri

Il processo è quello di All Iberian, in cui finirono i finanziamenti illeciti che Bettino Craxi ha ricevuto negli anni. Compresi 10 miliardi di vecchie lire ottenute dal fondatore del gruppo Fininvest. In questo processo, Craxi è stato condannato, mentre l’ex Cavaliere prescritto. Già durante il processo, la tesi difensiva sosteneva che quel denaro, in realtà, era un contributo per l’Olp e non per Craxi. A dimostrarlo, anche la testimonianza di un rappresentante palestinese in Italia. Tesi, non creduta dal Tribunale.

Niccolò Ghedini

Niccolò Ghedini

Se la realtà giudiziaria ha già scritto la parola fine, la storia dei diari di Arafat registra la versione dei difensori di Berlusconi, completamente differente. «Alcuni mesi orsono – rivela l’onorevole/avvocato Niccolò Ghedini – a una persona vicina a Berlusconi e poi a me un tizio ha offerto questi asseriti diari di Arafat, chiedendoci una somma non elevatissima ma abbastanza, dicendo che c’erano dentro cose scottanti che potevano creare problemi durante la campagna elettorale, se li avessero dati ad altri da pubblicare».

Ghedini ricostruisce a ritroso la vicenda, paventando, nemmeno troppo velatamente, il tentativo di un ricatto. «Siccome di queste cose ne abbiamo già viste, ho risposto: “Guardi, dei diari di Arafat non ci importa per la campagna elettorale nulla ma, qualora fossero veri, potrebbero essere interessanti dal punto di vista storico, e dunque potremmo essere interessati a comprarli a prescindere perché si è trattato di un grande leader eccetera, però fateceli vedere”.

man-shadow-thumb-up-37814957

Risposta: “Eh, no, se li volete li pagate e noi li distruggiamo”. Io allora: “Scusi, ma noi come facciamo a sapere che roba è veramente?”. E il tizio: “C’è la traduzione in francese”. Ho chiesto: “E l’originale in arabo?”. “Non si può vedere”. A quel punto gli ho detto: “Se non si può vedere, io come faccio a sapere che la traduzione è corrispondente all’originale? E poi, chi lo dice che è stato scritto veramente da Arafat?”. Quello: “Allora non se ne fa niente”. Finale: “Fate come vi pare”».

Nei diari anticipati da l’Espresso, in totale ci sono 19 volumi scritti in arabo a partire dal 1985 e conclusi nell’ottobre del 2004, quando Arafat ha lasciato Ramallah, in Cisgiordania, per essere ricoverato in un ospedale alla periferia di Parigi dove è morto un mese dopo. Non contengono solo le presunte rivelazioni sui contatti tra il leader dell’Olp e Berlusconi, ma ricostruiscono anche momenti storici precedenti.

arafat_craxi240

Craxi e Arafat

Come della trattativa tra Arafat e l’Italia avvenuta nel 1985, quando Craxi era primo ministro e Giulio Andreotti ministro degli Esteri, durante la vicenda dell’Achille Lauro, la nave da crociera dirottata da quattro terroristi palestinesi. Secondo il contenuto dei diari, fu Andreotti (e non Craxi, come la storia ha scritto) a consentire al terrorista Abu Abbas di scappare in Bulgaria e di lì rifugiarsi in Tunisia.
I diari originali sono stati affidati a due fiduciari lussemburghesi, che dopo una lunga negoziazione hanno ceduto i documenti a una fondazione francese con la clausola che il contenuto debba essere usato solo come «documentazione di studio» e non per pubblicare libri o girare film.

index

Dalla lettura si scopre come il leader palestinese non si assumesse mai la responsabilità di un attentato. Prendendo solo atto delle stragi compiute dai palestinesi. A lui venivano proposti gli attentati e lui si limitava a rispondere: «Fate voi». Poi quando scoppiavano le bombe che gli erano state annunciate, il comandante sorrideva e scriveva: «Bene, bene». Se dopo il 1985 nessun attentato dell’Olp coinvolse l’Italia, la spiegazione sembra qui motivata. «L’Italia è la sponda palestinese del Mediterraneo», scriveva Arafat nei diari, che confermano gli accordi segreti tra Olp e i governi di Roma affinché il territorio italiano fosse preservato da attentati.

 

(Stampa)

 

Condividi