Ma la Festa della Liberazione
deve anche diventare
la celebrazione della Democrazia

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di Davide Riccardo Romano –

Sono il direttore del Museo della Brigata Ebraica di Milano, e vorrei dire che la Festa di Liberazione non mi basta più. Deve diventare anche la celebrazione della democrazia. Non sono pochi i politici, anche di primo piano, che prendono parte alle celebrazioni della Festa della Liberazione per poi baciare il giorno dopo la pantofola di regimi totalitari come quello di Pechino. Questa ambiguità non è più tollerabile. Dopo 75 anni dalla Liberazione è giunto il momento di fare un passo avanti.

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Lo dobbiamo ai partigiani di oggi: ovvero al popolo di Hong Kong, ai giornalisti di Istanbul e alle donne di Teheran. Se non riempiamo il 25 aprile di amore per la democrazia, rischia di diventare una scatola di sterile antifascismo all’interno del quale si nasconde e prolifera anche chi odia i diritti umani. Le annuali contestazioni alle bandiere della Brigata Ebraica ne sono un chiaro esempio.

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Le contestazioni alla Brigata ebraica

Per questo insieme alle voci dei partigiani e di chi ha lottato per la democrazia 75 anni fa, abbiamo bisogno di sentire anche la voce di chi oggi rischia la propria vita contro regimi simili a quello instaurato da Mussolini nel nostro Paese.

Se non sentiremo le loro urla di dolore, se non vedremo le loro ferite da torture, se non piangeremo insieme alle madri di chi ha visto il proprio figlio scomparire per avere espresso un’opinione, rischiamo di fare del 25 aprile una celebrazione ipocrita.

Non possiamo più dare nulla per scontato, soprattutto la democrazia. Non di questi tempi. Il voto libero è un bene prezioso, e va difeso e promosso sempre e ovunque. A patire da noi stessi che prendiamo parte alle celebrazioni del 25 aprile.

(Lettera a Dagospia)

 

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