Ma l’Anpi di Roma con quale diritto
chiede a Israele la scarcerazione
dei leader dell’Intifada palestinese?

di Emanuele Fiano –

Cara Presidente Carla Nespolo, Presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia,ho ascoltato con attenzione il video in cui il Presidente dell’ Anpi di Roma chiede a  Israele di liberare dalle prigioni di Stato i leader dell’Intifada palestinese.

Emanuele Fiano

Ho pensato di scrivere una lettera aperta e pubblica alla Presidente dell’ANPI nazionale perché sono certo di cogliere in te una sensibilità che riguarda la chiarezza della storia e la necessità di non dividere il mondo in buoni e cattivi semplicemente a seconda delle proprie emozioni.
Israele ospita nelle proprie carceri persone sottoposte a processo penale, alcune delle persone condannate e dal Presidente dell’ANPI di Roma citate, sono risultate colpevoli per svariati omicidi, di civili innocenti, uomini, donne, minori.

Il mondo recentemente ha guardato con ammirazione all’indipendenza della Corte Suprema israeliana che ha, pochi giorni fa, ordinato di annullare la legge che legalizzerebbe gli insediamenti parzialmente costruiti su terreni palestinesi di proprietà privata con l’affermazione che è “incostituzionale”. Con riferimento ad una legge del 2017. Dunque siamo di fronte ad un sistema giuridico funzionante ed indipendente dall’orientamento politico dei governi di turno. Cosa peraltro praticamente inesistente nel resto del contesto mediorientale.

Ora, perché il Presidente di una sezione dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia si arroga il diritto di chiedere la scarcerazione di alcuni criminali, condannati come tali ?
Non lo dico perché io consideri illegittimo criticare le scelte politiche di questo o quel governo, di quello israeliano come dell’autorità palestinese, di quello siriano come di quello venezuelano o di quello italiano, il diritto alla critica fa parte dell’idea di Democrazia. Criticare le scelte del governo israeliano è del tutto legittimo. Ma l’idea di scarcerare dei criminali no. È altro.

Significa voler individuare in Israele, sempre e comunque, la parte del male e della colpa. Un atteggiamento che per la mia modesta opinione, con lo spirito di libertà per cui sacrificarono la vita decine di migliaia di partigiani, magari fianco a fianco con i combattenti della Brigata Ebraica, non c’entra nulla.
Serve invece affermare sempre che in quella terra insanguinata si scontrano due diritti e non un diritto ed un torto, e che solo due stati democratici per due popoli che vivano accanto in pace e sicurezza possono essere l’obiettivo finale.

Le critiche legittime ai governi devono sempre essere ascoltate e considerate, chiedere a Israele cose che non si chiedono a nessun altro governo al mondo invece, non è accettabile.

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