Ma Trump protegge gli ebrei?

di Steve Israel *

Ricorrono i 72 anni dall’istituzione ufficiale dello stato di Israele. Tre anni dopo la liberazione di Auschwitz, Buchenwald, Dachau e altri campi di sterminio, c’era finalmente un paradiso in cui gli ebrei non dovevano preoccuparsi dell’antisemitismo. Allora perché mi sento così preoccupato? La preoccupazione scorre nel sangue ebraico da millenni. Furono espulsi dall’Inghilterra del XIII secolo e dalla Francia del XIV secolo. Bruciati, convertiti e purgati nella Spagna del XV secolo. Spediti in un ghetto nell’Italia del XVI secolo; cacciati dal  Tennessee, dal Mississippi e dal Kentucky dal generale Ulisse Grant nell’America del XIX secolo; devastati dai pogrom russi nel XIX e XX secolo; segregati, impoveriti e annientati dai nazisti nel 20° secolo.

Steve Israel

La fondazione di Israele rassicurò gli ebrei dando loro la speranza che le atrocità della storia fossero finalmente alle spalle; che potevano affrontare il futuro sulla base alla resilienza piuttosto che dell’impotenza. Oggi, nonostante gli errori e, a volte, le politiche con cui non sono d’accordo, Israele è una forza militare, diplomatica ed economica inimmaginabile 72 anni fa.

È un hub globale di innovazione ed è costantemente tra le prime tre nazioni con società quotate al Nasdaq. (Un alto funzionario del governo israeliano mi ha detto la scorsa settimana di non essere sorpreso se Israele è tra i primi a creare un vaccino contro il coronavirus). Ha trovato un tacito allineamento geostrategico con molti dei suoi vicini arabi. È antico e alla moda, spirituale e chic.

Lo stato di Israele è forte. Ma gli ebrei in America sembrano vivere un periodo di inquietudine. Il nostro paese ha sempre avuto gli antisemiti, ma lo stigma ha costretto la maggior parte di loro a sgattaiolare negli angoli bui della società. Ora sfilano lungo Main Street con i megafoni.

L’Anti Defamation League ha annunciato questa settimana che lo scorso anno gli incidenti antisemiti negli Stati Uniti hanno raggiunto il livello più alto mai registrato con 2.100 aggressioni, atti di vandalismo e molestie. Ciò equivale a sei ogni giorno e un aumento del 56% delle aggressioni dal 2018.

Jonathan Greenblatt

Jonathan Greenblatt attribuisce la tendenza a una “normalizzazione delle truppe antisemite”, alla “politica carica di oggi” e ai social media. Gli anni passati sono stati pericolosi, i fatti agghiaccianti. Undici ebrei sono stati uccisi in una sparatoria in una sinagoga di Pittsburgh nell’ottobre 2018. Lo scorso dicembre, tre persone sono state uccise in una sparatoria in un supermercato kosher di Jersey City e cinque sono state accoltellate a una festa di Hanukkah a Monsey a New York.

Poi ci sono coloro che invocano immagini grottesche dell’Olocausto, dagli slogan alle svastiche. Due manifestanti in Ohio hanno sventolato la caricatura di un ebreo trasformato in un roditore dalla coda lunga e le parole “La vera peste”. Un’immagine che sarebbe stata comune nella Germania nazista è stata sventolata nel cuore dell’America.

Trump e Netanyahu

Quindi sì, sono preoccupato. Non solo per coloro che sventolano le bandiere naziste e diffondono il loro odio velenoso, ma dal detentore dell’ufficio più alto del paese, che sembra lottare al loro fianco invece di condannarli. Nel 1977, un gruppo di neo nazisti pianificò una marcia a Skokie, nell’Illinois, dove uno su sei dei residenti eran sopravvissuto all’Olocausto.

All’epoca, il presidente Carter disse: «Voglio esprimere la mia completa solidarietà a quei cittadini di Skokie e Chicago che si riuniranno in una pacifica dimostrazione contro l’orrore del nazismo».

Paragonatelo alla risposta del presidente Trump dopo che i neonazisti hanno sventolato le bandiere con la svastica e hanno cantato “Gli ebrei non ci sostituiranno” mentre marciavano davanti alla Congregazione Beth Israel a Charlottesville: «C’erano persone buone da entrambe le parti».

I sostenitori del presidente, ovviamente, equivocheranno. Diranno che ha spostato l’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme e ha realizzato un piano di pace senza negoziati che incontra l’approvazione dei leader israeliani. Ma quale rassicurazione dà il presidente che crede di proteggere lo stato ebraico di Israele mentre siede sulla poltrona più alta di uno stato sempre più pericoloso per ebrei?

* (Direttoe dell’istituto di politica alla Cornell University)

(“thehill.com, Dagospia)

 

 

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