Inferno Gaza
Giustiziati altri tre palestinesi
Hamas, “Erano spie israeliane”

hamascover

di Giuseppe Crimaldi

Vorremo tanto vederli in azione, questi giudici. Ci piacerebbe sapere almeno la composizione delle giurie, la loro formazione giuridica; e sapere di quali nomine celesti abbiano beneficiato i boia di questi tribunali che a Gaza mandano a morte i palestinesi con accuse di “collaborazionismo” con l’infido nemico israeliano.
A Gaza poco fa sono stato giustiziati altri tre uomini. “Erano spie d’Israele”, ha sentenziato la corte. Da sempre convinto della sua inutilità, chi scrive da sempre contrario alla pena di morte: sotto qualunque latitudine la applichi, fosse anche in nome di Dio o della Legge. Cominciamo dai fatti: sono tre – e non uno, come annunciato in un primo momento da fonti di Hamas – i palestinesi condannati a morte per collaborazionismo con Israele oggi da una corte militare a Gaza. L’aggiornamento è giunto dal ministero degli interni locale secondo cui i tre (di 67, 48 e 44 anni) sono stati condannati per spionaggio a favore di Israele. Come in casi analoghi in passato le loro identità non sono state divulgate, per non gettare discredito sui loro familiari. In totale sono stati giudicati oggi 14 palestinesi della Striscia. Gli altri hanno ricevuto pene detentive, la più grave delle quali (almeno a quanto risulta) è di 12 anni.
Pur di giustificare la reintroduzione della pena di morte il numero due di Hamas, Ismail Haniyeh, fece ricorso a un argomento la cui fondatezza non è mai stata verificata e che anzi appare ridicola: il cappio del boia è il miglior deterrente possibile contro ogni nefandezza.

Ismail Haniyeh

Ismail Haniyeh

A Gaza, sotto il vigente regime del terrore, i giudizi sono affidati a processi sommari, ai quali si arriva spesso e volentieri solo dopo il lugubre passaggio in cui l’imputato viene sottoposto a torture fisiche e psicologiche rerribili; il diritto è solo un termine vuoto e sugli scranni dei tribunali siedono niente più e nient’altro che carnefici agli ordini degli islamisti. Nulla di più alieno, insomma, ad uno Stato di diritto. Ridicola è poi la procedura che prevede – di fronte a ogni sentenza di condanna capitale – la possibilità di ricorrere all’unico organo teoricamente in grado di sospenderla o rettificarla: e cioè al presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas, spettro di se stesso.

Ad Hamas piace assai la forca. E la usa ogni volta che serve. Nel marzo scorso – in un generale silenzio da parte delle cosiddette organizzazioni umanitarie – sulla pubblica piazza venne assassinato (da un plotone d’esecuzione) il comandante Mahmoud Ishtiwi. Il nome vi dirà poco, invece nella Striscia era considerato un “eroe”: nel 2014 ebbe un ruolo primario combattendo contro Israele, pare fosse un mago nella ideazione e costruzione dei tunnel per consentire ai terroristi di colpire i civili. Ishtiwi è stato accusato di depravazione morale. Cioè di essere omosessuale. Come ha ben ricostruito la rivista online “Tempi” (http://www.tempi.it/omosessuale-e-spia-israeliana-hamas-tortura-e-uccide-uno-dei-suoi-comandanti#.WKsXmm_hCUl) “le indagini sarebbero arrivate a un uomo che ha ammesso di aver avuto rapporti sessuali con lui”. Ma tutto questo ancora non bastava. Bisognava aggiungere altra ignominia: e allora ecco l’accusa di aver fatto da spia per Israele. “Dopo l’accusa di omosessualità – prosegue l’articolo – è arrivata quella di spionaggio per gli israeliani, i quali gli avrebbero estorto delle informazioni sensibili minacciando di rivelare appunto la sua omosessualità. Ishtiwi ha confessato tutto ma a marzo ha rivelato a suo fratello Hussam di averlo fatto dopo ripetute torture. Alle sue mogli ha aggiunto: «Mi hanno quasi ucciso. Ho confessato cose che non ho mai fatto in tutta la mia vita. È un’ingiustizia». Due delle sue sorelle, Buthaina e Samia, visitandolo in prigione a giugno l’hanno visto piangere a dirotto. Diceva solo: «Sono vittima di un’ingiustizia».

hamasomicid1A Gaza il solo sospetto di essere un collaborazionista può costare caro. Ai “traditori” viene riservata la più atroce delle sorti: spesso i “traditori” vengono scuoiati vivi, legati per le caviglie e trascinati lungo le strade da auto o moto. Dove siano le prodigiose Ong tanto attente ai diritti civili e umani quando si tratta di puntare i riflettori contro Israele, non è dato sapere. Anche Amnesty International, sempre attentissima ai cosiddetti “crimini di guerra” perpetrati da quei cattivoni degli israeliani, risulta non pervenuta.

Eppure parliamo di esseri umani. Di torture e di morti atroci. Di tribunali “politici” e di esecuzioni sommarie. Ma, forse, quelle urla si perdono come quelle degli agnelli al macello e non arrivano all’orecchio di chi le dovrebbe ascoltare.

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Giuseppe Crimaldi

Giuseppe Crimaldi

Giuseppe Crimaldi, giornalista