Mai più! La Memoria rende liberi

 

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di Alessandra Magliaro –

La bambina ebrea di 14 anni e mezzo e 32 chili di pelle, ossa e pidocchi diventata araldo della memoria e il papa cattolico vicino agli ultimi, la senatrice a vita Liliana Segre e Francesco, percorsi esistenziali diversi, due religioni e stesso obiettivo per la Giorno della Memoria, quest’anno con l’anniversario dei 75 anni dalla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz da dove l’adolescente milanese uscì viva, sopravvissuta insieme ad altri 24 bambini italiani: l’indifferenza è complicità. Lo fu negli anni della Seconda Guerra Mondiale e lo è oggi.

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Liliana Segre

Liliana Segre che per una gran parte della propria vita ha scelto di non avere memoria, da 30 anni invece ha incominciato a raccontare la sua esperienza specialmente alle giovani generazioni proprio per vaccinarli contro l’indifferenza. Sono sopravvissuta per ricordare, dice la Segre nella Memoria rende liberi (Rizzoli), anche se da pochi giorni ha annunciato di non poter più, per sopraggiunta stanchezza, incontrare i giovani: l’ultimo, proprio domani, ad Arezzo, mentre stasera è ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa su Rai2.

“L’indifferenza racchiude la chiave per comprendere la ragione del male, perché quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore. L’indifferente è complice. Complice dei misfatti peggiori”: così la superstite dell’Olocausto, 90 anni il 10 settembre, ha scritto nella ‘definizione d’autore’ per il vocabolario Zingarelli 2020. Parole non dissimili da quelle pronunciate  all’Angelus da Papa Francesco:

Papa Francesco in silenzio ad Auschwitz

Papa Francesco ad Auschwitz

“Ricorre il 75/o anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Davanti a questa immane tragedia, a questa atrocità, non è ammissibile l’indifferenza ed è doverosa la memoria. Siamo tutti invitati a fare un momento di preghiera e di raccoglimento, dicendo ciascuno nel proprio cuore: mai più!”.

Scrivere una definizione di indifferenza non deve essere stato facile per la donna che vide cose indicibili: “per tutto l’anno che trascorsi ad Auschwitz – precedentemente era stata a Birkenau, ndr – non trovai nessuna parola che desse voce ai sentimenti di pena e orrore che provavo.

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Per quello ci sarebbero voluti decenni”. Liliana Segre si è fatta aiutare da Antonio Gramsci: “Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti’. “L’indifferenza racchiude la chiave per comprendere la ragione del male, perché quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore. L’indifferente è complice. Complice dei misfatti peggiori. L’alternativa, diceva Don Milani, è I CARE, me ne importa, mi sta a cuore. È il contrario esatto del motto fascista ‘Me ne frego'”.

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La vergogna di Mondovì

 

Al di là della memoria storica di Auschwitz, del valore immenso delle testimonianze dei sopravvissuti sempre meno in ragione dell’età (Pietro Terracina, uno di loro, è venuto a mancare l’8 dicembre lasciando ‘soli’ Liliana Segre e Sami Modiano, l’altro instancabile prezioso araldo della memoria) il tema dell’indifferenza sembra davvero distante da qualunque retorica.

Mentre aumentano ogni giorno le cittadinanze onorarie alla senatrice a vita gli episodi di antisemitismo sono all’ordine del giorno: da quelli che hanno costretto alla scorta la Segre a quello ignobile di Mondovì dove la scritta razzista ‘Juden Hier’ e la stella di Davide hanno sfregiato la casa di Lidia Rolfi, staffetta partigiana deportata nel 1944 nel campo di concentramento tedesco di Ravensbruck.

(Ansa)

 

 

 

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