Mantova, giù le mani dal cimitero

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Un antico documento che l’editore, rabbino e ricercatore israeliano Rav Shmaya Levi ha scovato a Budapest riporta con esattezza il registro delle sepolture dell’antico cimitero ebraico di Mantova. Il salto indietro nei secoli crea suggestioni straordinarie.

Nel documento ritrovato in Ungheria, Rav Shmaya Levi ha avuto la conferma che a Mantova sono seppelliti esponenti importantissimi dell’ebraismo. Saputo, alcuni mesi fa, che l’area era stata finalmente liberata dal Demanio. E saputo, sempre alcuni mesi fa, che il Comune si appresta a coinvolgere l’ex cimitero nella complessiva riprogettazione di Fiera Catena, Rav Shmaya Levi ha mobilitato un potentissimo comitato di ebrei ortodossi statunitensi che a giorni incontreranno la giunta municipale.

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E’ per questo che entra in gioco il comitato americano: «Si tratta di persone specializzate nel salvataggio di cimiteri ebraici in tutto il mondo – spiega Rav Shmaya Levi. E’ gente influente, forte e decisa: dai documenti sappiamo che quel cimitero ci appartiene e deve ritornare a noi. Siamo riusciti in un’impresa simile in Paesi socialisti, vogliamo riuscirci anche qui».

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L’idea è quella di programmare un intervento in tempi brevi: «Abbiamo macchinari che servono a monitorare il terreno, così sapremo quante tombe sono rimaste e avremo una mappatura completa. Le costruzioni messe in piedi dai nazisti devono scomparire perché sotto ci sono le tombe degli ebrei. Noi vogliamo costruire un museo della memoria.

Ma chi è seppelito nel cimitero di Mantova? A parte Azariah da Fano (Fano, 1548 – Mantova, 1620) considerato il più eminente cabalista d’Italia il registro completo delle sepolture ha rivelato una lista di nomi autorevoli dell’ebraismo seppelliti nel cimitero del Gradaro. «Moshè Zacuto, Aviad Basilea, David Finzi, Yehudà Briel – spiega Rav Shmaya Levi – sono seppelliti a Mantova, ora lo sappiamo per certo. Per la nostra comunità questi nomi sono i maestri. Ancora oggi leggiamo e studiamo le loro opere ogni giorno».

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Aazariah da Fano

Una ricerca sul portale “Rabbini italiani” consente di farsi un’idea del livello delle personalità cui Rav Shmaya Levi si riferisce.

Rabbì Moshè Zacuto (Amsterdam 1625 – Mantova 1697) fu uno dei maggiori cabalisti italiani. Dei suoi molti libri videro la stampa: “Shudà’ De-Dayyanè” (Mantova 1678, sulle regole relative a cause pecuniarie), “Qol ha-Re.Ma.Z.” (Amsterdam 1719, un commento alla Mishnà), “Sh.U-T. ha-Re.Ma.Z.” (Venezia 1761, responsi), “Iggheròt ha-Re.Ma.Z.” (Livorno 1780, un epistolario contenente trentasette lettere di argomento cabalistico).

Rabbì Aviad Basilea fu talmudista, cabalista, filosofo e scienziato. Nacque a Mantova nel 1680, e qui fu allievo di Rabbì Yehudà Briel. A 44 anni si dedicò allo studio della cabala lurianica e compose il libro “Emunàt Chakhamìm”, pubblicato a Mantova nel 1730. Delle sue opere è noto anche un commento al “Toftè ‘Arùkh” di Rabbì Moshè Zacuto. Alcuni suoi responsi sono riportati nel “Pàchad Itzchàk” e nelle opere dei suoi contemporanei Rabbì Moshè Hagiz e Rabbì Ya‘aqòv Emden. Ha lasciato inediti scritti di ingegneria e geometria. Morì nel 1743.

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Due stele del cimitero ebraico   rinvenute davanti ad un ristorante giapponese a Borgo Virgilio

 

Rabbì David Finzi, mantovano degli inizi del 18° secolo, fu allievo di Rabbì Yehudà Briel nell’ambito biblico, talmudico e normativo, e di Rabbì Moshè Zacuto per la mistica. Fu suocero di Rabbì Moshè Chayìm Luzzatto. I suoi responsi si trovano sparsi in alcune raccolte, quali il “Shémesh Tzedaqà” o il “Divrè Yosèf”.

Rabbì Yehudà Briel (1643 – 1722) fu rabbino a Mantova dove succedette a Rav Moshè Zacuto. Fu una delle personalità più importanti della sua epoca. Parte dei suoi responsi fu pubblicata nelle opere di altri rabbini italiani quali il Pachad Ytzhàk, lo Shemèsh Tzedakà, il Zèrà Emèt ed il Devàr Shemuèl. Tradusse dal latino in ebraico le lettere di Seneca e utilizzò la conoscenza del latino per combattere i libelli antisemiti dell’epoca.

 

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