Marko Feingold, l’”immortale”
L’ebreo sopravvissuto a quattro lager

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di Giuseppe Gaetano –

Arrestato nel ’38 a Vienna, scappato in maniera rocambolesca a Praga, espulso in Polonia, rientrato in Cecoslovacchia con documenti falsi. Di nuovo arrestato nel ’39 e, stavolta, deportato. In quattro diversi lager tedeschi, i più spaventosi: Auschwitz, Neuengamme, Dachau e Buchenwald, dove fu liberato nel ’45. Marko Feingold aveva 32 anni e quando gli americani lo trovarono pesava appena 40 chili. Non pago d’aver già visto più volte la morte in faccia, si mise a disposizione degli altri ebrei e, come commesso viaggiatore, ne aiutò 100mila spacciandoli per italiani internati al confine del Brennero: attraverso i monti si ritrovavano dalla notte all’alba in Alto Adige; poi da lì, raggiungevano in nave la Terra promessa.

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Giuseppe Gaetano

Il prossimo 28 maggio Feingold, nato nel 1913 nell’allora Austria Ungheria, compirà 106 anni: «Sono ancora qui, sopravvissuto a gran parte dei responsabili di allora» dice nel libro intervista Unfassbare Wunde della giornalista Alexandra Foderl-Schmid e del fotografo Konrad Rufus Muller, da poco uscito per la casa editrice Bohlau e dedicato ai 25 più anziani superstiti viventi della Shoah. Uno straordinario documento di memoria personale e collettiva, che rischiava di andar perso.

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«Mi volevano spedire nell’aldilà anzitempo» e invece, alla faccia di Hitler, ha seppellito praticamente tutti i suoi aguzzini. Nel calvario da un campo di sterminio all’altro perse l’amato fratello, con cui aveva girato l’Italia da ragazzo.

Dopo la guerra, quando l’Austria bloccò le frontiere agli ebrei diretti in Palestina, Feingold escogitò lo strattagemma degli ex prigionieri italiani. Quando pure la rotta del Brennero fu chiusa, individuò un sentiero d’alta montagna: attraverso il passo dei Tauri nell’estate 1947 5.500 persone, tra cui bambini e anziani, raggiunsero l’Alto Adige per imbarcarsi alla volta della Palestina dall’Adriatico.

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Con la nascita dello stato d’Israele, il paese riaprì i confini e lui si trasferì a Salisburgo dove aprì il negozio d’abbigliamento “Wiener Mode”. Quando fu liberato gli alleati gli riconsegnarono l’abito che indossava anni prima, al momento dell’arresto: i suoi carnefici l’avevano conservato «in perfette condizioni, questi sono i vantaggi di un’amministrazione efficiente» ironizza Feingold, che non ha mai perso lo humour.

Anche quello, sicuramente, l’ha aiutato a passare indenne attraverso l’inferno in Terra e a campare così a lungo. Lo testimonia la risposta data anni fa all’arcivescovo di Salisburgo, dove oggi l’ultracentenario presiede la comunità ebraica locale ed è responsabile della sinagoga cittadina. Monsignor Franz Lackner voleva conoscere il segreto della sua longevità: «Faccia come me e si sposi una donna giovane» rispose. La moglie Hanna, infatti, ha 35 anni in meno. Ma anche lui, come si vede nelle foto online, per avere più di un secolo se li porta bene.

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Feingold si definisce credente, ma poco praticante: «Vista la serie di coincidenze nella mia vita, qualcosa deve pur esserci». Strano che sulla sua avventurosa e drammatica esistenza non abbiano ancora girato un film. Tuttora è conferenziere in scuole e convegni, testimone oculare dell’orrore nazista.

Che non è riuscito a sfibrare la sua tempra. Ma è anche un fine osservatore politico, anche del nostro paese, che conosce bene e di cui ricorda la lingua: «Gli elettori si fanno sempre meno problemi a votare a destra – commentò l’anno scorso per i 105 anni -, forse anche perché i ‘vecchi’ partiti non danno risposte ai veri problemi dei cittadini come disoccupazione, salari bassi, tasse e corruzione .

I populisti promettono sicurezza, ma solo il futuro ci dirà se manterranno le promesse: ho l’impressione che i politici non ci prendano sul serio, per loro siamo solo dei bimbi. Nessuno vuole affrontare davvero i problemi, si alzano sempre più i toni e rischiamo di schiantarci contro il muro». Feingold è probabilmente il più anziano superstite vivente dell’Olocausto in tutta Europa.

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Ma il record del più longevo in assoluto spetta a Israel Kristal, un ebreo polacco spentosi nel 2017 a ben 114 anni: quando morì era anche il più vecchio uomo del mondo e uno dei 10 più anziani di sempre. Non ne sono rimasti molti: due anni fa commosse il mondo la storia del sopravvissuto Eliahu Pietruszka, che a 102 anni incontrò per la prima volta il nipote. Chissà che, nel loro caso, non sia proprio l’aver affrontato prove così estreme ad aver creato una sorta di difesa immunitaria dal tempo.

(Corriere della Sera)

 

 

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