Medio Evo Pakistan

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di Giuseppe Crimaldi –

Una giovane pakistana, Sana Cheema, di 25 anni, residente a Brescia, è stata uccisa in patria dal padre e dal fratello dopo aver detto loro che voleva sposare un italiano. L’hanno sgozzata, come si fa con i capretti e tutti gli altri animali “sacrificali”. La tragica storia è stata rivelata dal Giornale di Brescia nell’edizione di sabato 21 aprile. La ragazza viveva da tempo nel capoluogo lombardo, dove aveva compiuto gli studi, avendo poi trovato lavoro in un’autoscuola di via Milano. I genitori avevano vissuto con lei per anni, ottenendo anche la cittadinanza italiana, poi si erano spostati in Germania.

pakicoverNessuno sceglie di nascere. Si nasce e basta: poi dipende dalla sorte, destinata dal caso o – per chi crede – da un Dio che dovrebbe essere buono e misericordioso con tutti i suoi figli. A Sana Cheema è capitato di venire alla luce in un paese che vive ancora di Medio Evo, il Pakistan. Anzi, consentiteci la licenza: il pakistan, quello con la p miniscola.
Dagli abissi più profondi dell’animo umano emerge e ribolle ancora caldo il sangue di una innocente. Lei, ragazza che sperava in una vita normale. Lei, che in Italia aveva trovato la libertà; lei che non indossava il velo e vestiva all’occidentale; lei, sempre lei, che si era fidata nel rientrare a casa per annunciare il matrimonio con un italiano. Lei, come la povera Hina, massacrata dal padre-padrone sempre a Brescia e sempre perché – semplicemente – sognava una vita “normale”, lontana dai riti tribali e dalle nozze cui sono consegnate in tanti paesi che si inchinano ad un Islam senza mezze misure, ad una religione violenta e incapace di conciliarsi con la modernità.

 

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Giuseppe Crimaldi

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Giuseppe Crimaldi, giornalista