Medio Oriente, Trump il mediatore

194605130-b4752e09-c6fe-4e3c-be0f-89084f0a0d02

Incontrando Benjamin Netanyahu alla Casa Bianca, Donald Trump non ha insistito sulla soluzione a due stati della questione israelo-palestinese, che è stata incoraggiata dagli Stati Uniti per decenni, ed è alla base degli accordi di Oslo e di Camp David.

Trump ha chiesto al premier israeliano di rallentare “un pochino” la costruzione degli insediamenti, ma non ha imposto una sua visione, ha detto: sarò “molto contento” dell’assetto che voi israeliani riuscirete a trovare con i palestinesi, “posso sopravvivere a una soluzione a uno stato”, ma sostanzialmente: fate voi. Per la prima volta nella storia recente, l’Amministrazione americana non vuole guidare il negoziato israelo-palestinese, né forgiarlo, non impone soluzioni a tavolino, né quelle antiche che sono già fallite, né nuove (Trump resta affezionato all’idea di spostare l’ambasciata americana a Gerusalemme, ma non insiste, non promette).

125256347-a8db488b-8674-47ca-b597-0067297d73f2

Donald Trump

Secondo il neo presidente americano, tocca ai diretti interessati determinare l’approccio migliore per trovare la pace, “ogni parte dovrà scendere a compromessi”, e Washington lavorerà per agevolare il dialogo.

Netanyahu ha ribadito che la questione degli insediamenti per lui non è rilevante ai fini della pace, e ha incassato il mandato a scegliere il prossimo passo con i palestinesi: il premier israeliano non credeva più nella soluzione a due stati, ma sa bene che quella a uno stato è ancor meno praticabile. Da dove si riparte, ancora non si sa.

(il Foglio)

 

Condividi