Milano, la cultura toglie il velo
Il Pd e Sumaya
“costretti” al passo indietro

Sumaya Abdel Qader

di Andrea Senesi –

Con una lunga lettera al consiglio comunale, Sumaya Abdel Qader rinuncia alla presidenza della Commissione cultura di Palazzo Marino. Al terzo giorno di polemiche è arrivato il passo indietro dell’esponente del Pd, una rinuncia sollecitata dallo stesso gruppo consiliare che pure aveva inizialmente proposto e sostenuto la candidatura. «Per non prestarmi alle inutili e sterili strumentalizzazioni di questi giorni emerse intorno al mio nome ho deciso di ritirare la mia disponibilità a ricoprire l’incarico di presidente della Commissione», scrive Sumaya in una lunga nota preparata in Consiglio comunale, subito dopo il vertice col suo gruppo.

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Sumaya Abdel Qader

Un messaggio lungo e ragionato. «A volte ci troviamo a dover scegliere tra ciò che è giusto e meritorio e ciò che è opportuno fare — racconta in un passaggio —. Credo di meritare quella presidenza, ma umilmente riconosco che non sia politicamente opportuno, oggi. Non voglio prestarmi a chi intende usare il mio impegno politico per dividere e rafforzare paure e pregiudizi. Possiamo dire che è una sfida persa? Forse sì, non certo per me, ma perla città che si batte nella via del riconoscimento dei pieni diritti e della reale libertà degli individui di essere considerati per il merito». E infine: «Mi rendo conto di essere una pioniera su molti fronti e la vita dei pionieri è difficile. Pionieri significa spesso non essere compresi, ma significa anche rompere tabù e aprire dibattiti necessari per stare al passo con la società in veloce trasformazione. Significa vincere della sfide e perderne altre».

Beppe Sala al mercato con Sumaya Abdel Qader

Beppe Sala al mercato con Sumaya Abdel Qader

II passo indietro è conseguenza diretta dell’ondata di polemiche sollevata dal centrodestra, ma anche dei dubbi e delle perplessità circolate negli scorsi giorni in diversi settori «di sinistra». Lo stesso sindaco era intervenuto per stoppare la decisione del gruppo del Pd sollecitando un ulteriore momento di riflessione. «Rivendichiamo la piena legittimità della proposta che abbiamo avanzato. Al contempo non possiamo che prendere atto della scelta della consigliera Sumaya di ritirare la propria disponibilità a ricoprire l’incarico di presidente della Commissione cultura», hanno commentato i consiglieri «dem» dopo il passo indietro della «collega».

Alberto-Veronesi

Alberto Veronesi

«Una scelta improntata alla volontà, in perfetta linea con la sua cultura politica di pace e dialogo, di non prestarsi a divisioni e strumentalizzazioni. Molte delle critiche emerse in questi giorni purtroppo fanno leva su pregiudizi sterili che inquinano la qualità del dibattito politico e culturale». Ieri ha parlato anche l’altro potenziale candidato alla carica: Alberto Veronesi, figlio di Umberto e direttore d’orchestra, che entrerà a Palazzo Marino tra pochi giorni come primo dei non eletti. II suo nome è stato avanzato dai «civici» in alternativa proprio a quello più «divisivo» della consigliera musulmana. «Non m’interessano le poltrone, ma naturalmente sono a disposizione», ha detto ieri Veronesi.

Anita Pirovano

Anita Pirovano

Le polemiche su Sumaya? «Mia mamma, ebrea, è stata da bambina prigioniera in un campo di concentramento tedesco: per quelli come noi lei dovrebbe chiarire le sue posizioni su Israele», ha detto Veronesi. Si chiude dunque il caso Sumaya, anche se la questione, nella maggioranza di centrosinistra, è tutt’altro che risolta. Il Pd rivendica comunque per sé la poltrona, altrettanto i «civici» della Lista Sala.

«Si è persa un’occasione», scuote la testa Anita Pirovano a nome di Sinistra progressista e interpretando il sentimento di molti del suo schieramento.

 (Corriere della Sera)

 

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