Milano, stalkeraggio antisemita
La ferma denuncia
della Comunità ebraica

 

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di Gianni Santucci –
La prima volta non ha parlato. S’è soltanto fermato in mezzo alla strada e ha alzato un braccio teso. Un saluto romano, in mezzo ai passanti, in una delle strade del quartiere tra corso Vercelli e piazza Piemonte. Non un gesto casuale, ma mirato, fatto con spavalderia e con un intento in qualche modo intimidatorio.

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Gianni Santucci

Se quell’episodio fosse rimasto isolato, si sarebbe comunque trattato di un gesto dal significato violento e offensivo, ma non tale da far alzare il livello di preoccupazione. E invece, dopo quel primo incontro, ne sono avvenuti altri due, con caratteristiche ancora più gravi. In particolare perché la vittima è una personalità piuttosto nota nella comunità ebraica milanese, in passato presidente di un’importante associazione e tra gli organizzatori del «Giorno della memoria» al Binario 21 della stazione Centrale.

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Per tre volte, sempre nella stessa zona della città, s’è trovato di fronte la stessa persona: non c’è mai stata un’aggressione fisica, ma le minacce sono state sempre piuttosto plateali. Per questo, nei giorni scorsi, l’esponente della comunità ebraica ha firmato una lunga denuncia che ora si trova negli uffici della Questura.

Gli episodi sono avvenuti nell’arco di alcuni mesi. Il primo è stato il saluto romano. L’ultimo, che dovrebbe risalire alla settimana scorsa, è stato invece un urlo. Sempre la stessa persona, di nuovo in pubblico, in mezzo alla strada, ha urlato un insulto il cui contenuto antisemita e discriminatorio non è equivocabile. In questo caso la vittima era di passaggio con un familiare.

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Il terzo fatto ricostruito nella denuncia, e che racconta un filone di aggressività riemerso più volte e sempre con le stesse caratteristiche, è stato addirittura più ostentato. L’uomo infatti, rivolgendosi alla vittima, s’è messo a cantare «Giovinezza», una delle canzoni più diffuse durante il Ventennio, identificata da allora con il regime fascista e diventata «patrimonio» dei nostalgici.

In tutte e tre le occasioni non c’è stato alcun contatto, ma la ripetitività degli episodi è ritenuta comunque inquietante.

Stando a quanto è stato possibile ricostruire in questi giorni, è probabile che gli incontri siano stati casuali, e che dunque dietro ai tre episodi di antisemitismo non ci sia un «progetto» preordinato.

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Anche perché si è trattato di fatti piuttosto distanti l’uno dall’altro. È dunque presumibile che la vittima e l’aggressore frequentino per ragioni personali la stessa zona: allo stesso tempo, però, in ogni occasione l’uomo si è fatto notare con gesti, urla e insulti, sfociati in una sorta di «atti persecutori» con motivazione di razzismo.

C’è infine un elemento che ha provocato preoccupazione nell’esponente della Comunità ebraica. Perché l’aggressore, sconosciuto, conosce invece la sua identità e nel momento di fare il saluto romano, cantare «Giovinezza» o gridare le offese non si è mai preoccupato di essere in strada, dunque potenzialmente di fronte a testimoni che potrebbero riconoscerlo e identificarlo. È infine un segno che insulti del genere siano rivolti proprio a chi ha avuto un ruolo «nella costruzione della memoria collettiva e della consapevolezza individuale», secondo il principio primario della fondazione «Memoriale della Shoah».

(Corriere della Sera)

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