Mille giorni in Italia
Il bilancio di Sachs

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 di Claudio Sirti –

Volge al termine il mandato triennale dell’ambasciatore d’Israele in Italia Ofer Sachs. Fatti i debiti saluti al nostro Paese attraverso Twitter pochi giorni fa, ora è il momento anche di trarre un bilancio di questa esperienza . Sachs ha delineato i rapporti intercorsi in questi anni tra i due Paesi, ma ha anche disegnato un quadro molto attento della geopolitica di Israele. Collaborazione tra i due governi e le ambasciate in vista di una più rafforzata cooperazione tra Italia e Israele, ma anche una riflessione a più ampio raggio sulle nuove elezioni che attendono il suo Paese – il 17 settembre prossimo -, nonché sul settore energetico e l’EastMed, e sulle delicate questioni di Gaza e l’estremismo. “La cooperazione è aumentata in modo sostanziale negli ultimi anni” e tra il 2017 e 2018 c’è stato un “incremento del 15 per cento negli scambi commerciali a livello complessivo, con un volume da 4 miliardi”, ha evidenziato il diplomatico, sottolineando che si tratta di “un buon dato”.

“Ovviamente vogliamo vedere di più”, anche se “a livello accademico, industriale e culturale si registra una crescita della cooperazione”. Sachs ha anche evidenziato che “uno dei dati più significativi nel recente passato è avvenuto nel settore del turismo, grazie ai 94 voli diretti da Eilat e Tel Aviv verso quasi ogni angolo dell’Italia”. A livello politico, seppur si sia registrato un coinvolgimento molto alto “a causa della situazione politica interna nei due Paesi, non abbiamo conseguito quello che era stato preventivato”, ha affermato Sachs.

Sergio Mattarella con Ofer Sachs e Giovanni Malagò a Piazza di Siena. Le foto

Ofer Sachs con Sergio Mattarella e Giovanni Malagò

 Sicurezza e creazione di una realtà sostenibile nei Paesi in via di sviluppo sono obiettivi comuni. Le situazioni critiche in Africa sono questioni prevalenti nelle agende sia in Europa sia in Medio Oriente. Per Sachs serve “abilità per creare una realtà sostenibile nei Paesi in via di sviluppo che stanno combattendo per garantire i servizi di base, come cibo, acqua, lavoro, istruzione e settore medico”, circostanza che “risiede nella nostra abilità a lavorare insieme e avere successo nel diminuire il gap del continente africano”.

“Attraverso internet vedono che c’è una possibilità per un futuro migliore – evidenzia il diplomatico -. Il mondo nelle decadi precedenti ha investito miliardi in Africa, ma i cambiamenti in termini di accesso a cibo, istruzione non sono stati proporzionali. Il numero delle persone senza cibo è aumentato invece di diminuire, quindi abbiamo fatto qualcosa non nel modo giusto”.

Le sfide del continente africano si possono affrontare creando “un nuovo modello per sostenere i Paesi in via di sviluppo”. È in quest’ottica che “Israele ha le soluzioni necessarie perché siamo un Paese che ha dovuto combattere sin dall’inizio per carenza di acqua e cibo”, ricorda Sachs. “Abbiamo le capacità, ma non possiamo fare da soli”, afferma il diplomatico, spiegando che questo tema “fa parte dei colloqui con l’Italia”.

Gasdotto

la presentazione del gasdotto East-Med

Altro settore in cui Italia e Israele hanno avviato una cooperazione è quello energetico. Si tratta del memorandum d’intesa firmato nel dicembre del 2017 da Italia, Cipro, Grecia e Israele per la costruzione del gasdotto East-Med.

A tal proposito, Sachs si è detto rammaricato per il passo indietro dell’Italia. “Avremmo voluto vedere l’Italia più proattiva – afferma -. Dopo anni di coinvolgimento di Bruxelles e di Roma, l’Italia ha deciso di mettersi da parte e non essere il motore, come era stato in passato e ciò ha influenzato negativamente il progetto (scatenando i timori negli investitori). Il ruolo del governo non è pagare, ma creare l’ecosistema per favorire gli investimenti dei privati”.

Secondo Sachs, il progetto per la costruzione dell’East-Med è “un bene per l’Europa, e per Israele” perché “contribuirà a diversificare le risorse energetiche”, sebbene “non saremo mai in grado di soppiantare i fornitori tradizionali di gas nel Nord Africa, della Russia e dell’Azerbaijan”. L’Italia, insieme a Israele, Grecia, Cipro, Giordania, Egitto e Autorità nazionale palestinese, fa parte dell’East Mediterranean gas forum (Emgf), nato all’inizio del 2019 al Cairo. Israele “sostiene questo forum regionale”, perché il “gas nel bacino del Mediterraneo orientale non è solo un’opportunità economica, ma un’opportunità strategica per creare stabilità nella regione”.

Una lancia con a bordo militari iraniani nello Stretto di Hormuz

Una lancia con a bordo militari iraniani nello Stretto di Hormuz

E proprio sulla stabilità si è soffermato Sachs, elogiando la mediazione degli Stati Uniti per raggiungere un accordo tra Israele e Libano per definire il confine marittimo, “veicolo per eliminare altre minacce”, ovvero il ruolo del movimento sciita filo-iraniano Hezbollah. L’operato di Hezbollah e del movimento palestinese Hamas nella regione rappresenta una “sfida diversa, ma che non si può separare”, spiega Sachs. Rispetto alla Seconda guerra del Libano del 2006, “lo scenario è differente. Una casa su tre nel sud di Libano è un deposito di armi”, prosegue il diplomatico.

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Il Libano meridionale ospita dalla fine degli anni settanta la missione ad interim delle Nazioni Unite (Unifil), incaricata di attuare il mandato delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza. L’ultima delle risoluzioni, la 1701 dell’agosto del 2006, stabilisce, tra le altre cose, il disarmo di tutte le milizie.

A tal proposito, il diplomatico sostiene che “Unifil è un attore estremamente importante, per gli incontri tripartiti, per il dialogo, per proteggere i libanesi che non sostengono Hezbollah”. Tuttavia, prosegue Sachs “non sta facendo abbastanza affinché sia rispettato il mandato raggiunto dopo la Seconda guerra del Libano”, ovvero la risoluzione 1701.

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L’ambasciatore ha anche parlato di Gaza. Per Sachs, l’Anp “ha commesso un grande errore a non andare alla conferenza di Manama, in Bahrein”, che si è svolta alla fine dello scorso giugno ed è stata dedicata agli aspetti economici del piano di pace per il Medio Oriente ideato dall’amministrazione Usa di Donald Trump. In qualsiasi futura soluzione al conflitto in Medio Oriente, “la componente economica sarà significativa” perché “la cooperazione economica c’è ed è profonda e l’Anp non può ignorarla”, chiarisce il diplomatico.

Evidenziando la “crescita impressionante” di città palestinesi come Nablus e Ramallah, Sachs ha spiegato che la “possibilità di crescita economica e accademica si basa sulla cooperazione con Israele”. In questo quadro “qualsiasi iniziativa da parte dell’Anp che limiterà la cooperazione economica esistente tra israeliani e palestinesi sarà controproducente. (Il presidente dell’Anp), Mahmoud Abbas non può ignorare il notevole livello di rapporti commerciali”.

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“L’estremismo è controproducente per entrambe le parti per il processo di pace”, Sachs indica la necessità di rafforzare il dialogo, la cooperazione, creare fiducia e “lasciare questioni come Gerusalemme e le dichiarazioni sullo Stato al futuro”.

Il diplomatico spiega anche l’impatto della situazione a Gaza, da cui con regolarità provengono razzi lanciati su Israele, sulle elezioni del 17 settembre. “In molti aspetti, il primo ministro, Benjamin Netanayhu, sta cercando di essere molto pragmatico verso Gaza. La situazione che c’è adesso a Gaza non è sostenibile perché una parte molto piccola sta cercando di tenere in ostaggio il resto della popolazione”, afferma il diplomatico.

Sachs chiarisce che Israele non ha interesse ad assumere il controllo di Gaza, ma piuttosto migliorare la situazione umanitaria, favorendo progetti di desalinizzazione e dando soluzioni per le energie rinnovabili. “La soluzione militare ha mostrato in passato che non è la strategia adatta per risolvere definitivamente la questione”.

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Donald Trump

Oltre alla questione della sicurezza, sulle prossime elezioni in Israele peserà anche il ruolo della componente ultraortodossa. Gli ultraortodssi stanno crescendo, evidenzia Sachs, e “come società dobbiamo trovare un modo per farli diventare una parte forte della catena israeliana”. “Abbiamo bisogno che siano più coinvolti nel lavoro, nelle attività accademiche”, al pari delle donne della comunità araba.

“È una grande sfida, ma se non la risolviamo sarà un problema per l’economia semplicemente perché c’è bisogno di gente che lavori – . Anche il ruolo delle donne delle comunità arabe e gli uomini ortodossi devono svolgere un ruolo nella forza lavoro altrimenti sarà difficile mantenere i dati economici di crescita del passato”. A livello generale, dopo le elezioni saranno adottati approcci pragmatici da parte di tutti i partiti, annuncia Sachs. “Questa volta i politici terranno a mente di dover trovare una soluzione pragmatica, che non si può andare verso una nuova fase di instabilità che la popolazione non perdonerebbe”, aggiunge. “È la prima volta che si ritorna al voto in 71 anni di storia per una serie di questioni”, ricorda Sachs, sottolineando che si tratta di una situazione disturbante per la popolazione che punirebbe i politici.

 (Agenzia Nova)

 

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