Mogherini, un Nobel al fallimento…
L’accordo nucleare che mina la pace

Mohammad Javad Zarif e Federica Mogherini

Mohammad Javad Zarif e Federica Mogherini

di Paolo Bracalini –

Da deputata a ministro degli Esteri, quindi Alto rappresentante per esteri e sicurezza della Ue nonché vicepresidente della Commissione europea, e infine premio Nobel, tutto nel giro di tre anni. Se davvero, come pronosticano i bookmaker, a Federica Mogherini verrà assegnato il Nobel per la pace, bisognerà aggiornare l’accezione della parola «miracolato». Ma, per fortuna, i bookmakers sbagliano ed il Nobel è finito all’Ican per “il suo ruolo nel fare luce sulle catastrofiche conseguenze di un qualunque utilizzo di armi nucleari e per i suoi sforzi innovativi per arrivare a un trattato di proibizioni di queste armi”

Paolo Bracalini

Paolo Bracalini

L’ex ministra renziana (aveva cominciato come dalemiana, per poi passare con la corrente di Franceschini, quindi con Bersani, poi con Renzi, mentre ora è considerata allineata a Gentiloni) è in corsa per l’onorificenza non a titolo personale, ma come esponente della triade che ha portato a compimento lo storico accordo sul nucleare con l’Iran, quindi oltre a lei il ministro degli Esteri di Teheran, Javad Zarif, e l’allora segretario di Stato Usa, John Kerry.

Certo, si tratta del più politico tra i premi assegnati dalla Norwegian Nobel Committee (basti pensare ad alcuni vincitori del passato, da Yasser Arafat a Barack Obama al presidente colombiano Juan Manuel Santos), e come riporta il sito Euractiv ci sarebbe un forte pressing da parte della Ue per far vincere il terzetto, in chiave anti-Trump, perché il presidente Usa ha detto di voler smontare l’accordo con Teheran.

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La Mogherini al parlamento iraniano

Le agenzie di scommesse reputavano probabile questo esito: il premio Nobel alla Mogherini è pagato 5/1 dall’agenzia britannica William Hill, al quarto posto dopo Papa Francesco, i Caschi bianchi (la protezione civile siriana) e la cancelliera tedesca Angela Merkel.

Anzi, dicevano, il Nobel potrebbe anzi andare solo a lei e all’iraniano Zarif e non a Kerry, sostiene il presidente del Peace Research Institute di Oslo, Henrik Urdal, proprio per mandare un messaggio agli Stati Uniti: «Sono i migliori candidati, la minaccia nucleare è molto più concreta di quanti si immagini come dimostra la Corea del Nord – spiega Urdal -, è importante sostenere iniziative che impediscano lo sviluppo e la proliferazione delle armi nucleari». Il mistero si scioglierà stamattina, con l’annuncio ufficiale del nuovo premio Nobel per la pace.

Henrik Urdal

Henrik Urdal

Per la Mogherini si sarebbe trattato di un traguardo inimmaginabile, a fronte di un curriculum istituzionale non particolarmente ricco, pur avendo bruciato le tappe (il più giovane ministro degli Esteri nella storia italiana) grazie ad una serie di congiunture favorevoli.

Tanto, forse troppo per l’ex dirigente dei Ds. Anche perché se fu lei a chiudere la trattativa con Teheran nel 2015, il grosso del lavoro diplomatico era stato fatto dal suo predecessore nel ruolo di Alto Commissario Ue, l’inglese Catherine Ashton. L’incredibile corsa della Mogherini al Nobel, sussurra Bisignani sul Tempo, avrebbe fatto imbestialire Renzi, che la considera «un esempio vivente di ingratitudine», dopo averla lanciata dal nulla prima alla Farnesina e poi ai vertici della Ue. Se vincesse il Nobel, però, sarebbe anche un esempio che i miracoli sono possibili.

 (Giornale)

 

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