Interrogativi e perplessità
sulla centrale nucleare di Dimona

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Malgrado l’età avanzata e accertati segni di logorio, la centrale nucleare di Dimona (Neghev, sud di Israele) non si accinge ad andare in pensione nel prossimo futuro. Lo ha appreso la parlamentare israeliana Yael Cohen-Paran (una sostenitrice della causa ambientalista) che ha appena ricevuto la risposta ufficiale ad sua una interpellanza sottoposta alla Knesset oltre un anno fa.

Yariv Levin.

Yariv Levin

“Non è stato fissato alcun tempo massimo riguardo al funzionamento della centrale” le ha risposto il ministro Yariv Levin.

Parole che hanno fatto trasalire un commentatore Haaretz secondo cui reattori analoghi a quello di Dimona hanno al massimo 40 anni di vita. Quello israeliano (costruito sul modello dei reattori francesi per la produzione di energia elettrica) potrebbe essere, a suo parere, il più anziano nel suo genere ancora attivo al mondo.

Shimon Peres

Shimon Peres

Il reattore di Dimona fu realizzato nella seconda metà degli anni 50 su iniziativa di Shimon Peres. In un libro di memorie appena uscito, ad un anno dalla sua morte (‘Nessuno spazio per sogni piccoli’), Peres ricorda le battaglie che dovette vincere per superare le resistenze dei dirigenti israeliani. Temevano fra l’altro di suscitare reazioni punitive da parte degli Usa o dell’Urss. Altri avvertivano che i costi erano proibitivi e paventavano che gli israeliani sarebbero rimasti “senza pane”. Ma a posteriori quel reattore si ripagò abbondantemente, secondo Peres, in termini di deterrente strategico nei confronti dei nemici di Israele.

Cohen-Paran

Cohen Paran

Sei decenni dopo Cohen-Paran si domanda però se Dimona non possa rappresentare adesso un pericolo per i dipendenti (nel corso degli anni almeno 170 si sono ammalati di tumori) e per i 35 mila abitanti della città vicina. La parlamentare ha citato un rapporto secondo cui nel cuore del reattore, nel nocciolo, sono stati rilevati 1537 difetti. Nella sua risposta il ministro Levin ha assicurato che le attività del reattore sono monitorate in base a “criteri di sicurezza professionistici, chiari e severi”. Parole che però non hanno tranquillizzato la parlamentare che in Facebook ha menzionato altri episodi in cui dietro ad un “velo di segretezza” si sono create situazioni pericolose per l’ambiente e per la popolazione.

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Ad esempio la fuga di un milione di litri di combustibile nell’oleodotto fra Eilat e Ashkelon che nel 2014 allagò una riserva naturale nella Arava’ (Neghev); e l’estenuante braccio di ferro per lo svuotamento di un grande contenitore di ammoniaca a Haifa – conclusosi solo di recente – che, secondo esperti, aveva il potenziale distruttivo di un ordigno nucleare.

“Come è mai possibile – si è chiesta – che in tutto il mondo questi reattori vengano chiusi entro 40 anni, e che solo in Israele non abbiano alcuna scadenza?”. Haaretz nota che il governo si trova di fronte a un grave dilemma. Da un lato, sostiene, non intende privarsi di Dimona, ma dall’altro non sembra avere ne’ i mezzi ne’ i sostegni internazionali per costruirne uno nuovo. Volente o nolente, lascia intendere il giornale, il governo non ha altra scelta che affidarsi ad una manutenzione reputata – almeno dalle autorità – di alto livello.

(Ansamed)

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