Napoli, perché non ci saremo
alla inaugurazione
delle “pietre d’inciampo”

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De Magistris e De Majo

di Giuseppe Crimaldi *

La Federazione Italia Israele, che ho il privilegio di rappresentare, sottoscrive sillaba per sillaba il documento diffuso dalla Comunità Ebraica di Napoli con il quale si comunica che non parteciperemo alle celebrazioni del Comune di Napoli previste per martedì 7 gennaio, quando verranno poste le nove “pietre d’inciampo” in memoria dei primi deportati ebrei nel capoluogo campano per mano dei nazifascisti, nel 1944.

Ripropongo qui il testo della lettera della Comunità appena pubblicato sul quotidiano “Il Mattino”. Testo che non ha bisogno di ulteriori commenti.

Apprendiamo che martedì 7 gennaio l’artista tedesco Gunther Demnig sarà a Napoli per installare nove pietre d’inciampo (Stolpersteine) in corrispondenza di quella che fu l’ultima residenza delle famiglie Procaccia-Pacifici-Molco, prima di essere deportate e assassinate ad Auschwitz. Ricordare le vittime della più infame pagina della storia è un gesto nobile, che fortifica i valori di giustizia, libertà, solidarietà e democrazia.

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Milena Modigliani col figlio Paolo Procaccia

Qualità umane e sociali, che non potevamo fare a meno di condividere, sin da quando l’ingegnere Alfredo Cafasso Vitale ci propose l’installazione delle nove Stolpersteine in piazza Bovio, e l’allora assessore Nino Daniele approvò con entusiasmo, come molte altre iniziative organizzate dalla Comunità ebraica di Napoli. La recente nomina ad assessore alla Cultura della signora Eleonora de Majo, nota per il suo attivismo antisraeliano, ci induce, però, a ripensare la nostra partecipazione all’iniziativa. Senza scomodare la senatrice Liliana Segre e la sua lezione di stile tenuta in occasione dell’inopportuna e strumentale offerta di cittadinanza onoraria fatta dal Comune di Napoli, ci piace ribadire che ci sono cose che passano e altre che restano, soprattutto nella memoria immateriale della città.

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Sergio Molco

Ebbene, iniziative come quella di installare le nove Stolpersteine rientrano in quest’ultima casistica. Pertanto, per loro stessa natura non possono prestarsi a equivoci di sorta, soprattutto se in gioco ci sono valori dal significato alto e inequivocabile, come il diritto di esistere per lo Stato d’Israele. Quindi, appare quanto meno paradossale, che ci sia qualcuno a ricordare gli ebrei morti per poi disprezzare quelli vivi, come – ahinoi! – abbiamo troppo spesso visto e ascoltato. E non ci si dica, ancora una volta, che antisionismo e antisemitismo sono cose diverse tra loro. No, antisionismo e antisemitismo sono le due facce di un’identica medaglia, come ha più volte ricordato l’International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra). Un assioma, quello adottato dall’organizzazione intergovernativa tedesca, internazionalmente accettato e anche adottato.

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Auspichiamo – è il caso di riaffermarlo – anche a Napoli, la città delle Quattro Giornate; la città che nel novembre 2015 ebbe il coraggio civile di cancellare da una strada il nome di Gaetano Azzariti (presidente della Corte Costituzionale ma anche del tribunale della razza) per sostituirlo con quello di Luciana Pacifici, la più piccola delle vittime partenopee della Shoah. Cose che “contano” e pertanto restano nella storia e nella memoria di Napoli e dei napoletani.
Per questo motivo diserteremo non solo la cerimonia del 7 gennaio, ma anche tutte quelle che vedranno la presenza della signora Eleonora de Majo.

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Una persona che – lo ribadiamo – ha espresso giudizi tanto superficiali quanto offensivi per quegli ebrei che, sia a Napoli che in tutta la diaspora e in Israele, sono stati testimoni del più grande progetto di genocidio che mente umana abbia mai concepito.
La Comunità ebraica di Napoli e la Federazione Italia Israele ricorderanno Luciana e Loris Pacifici, Milena Modigliani, Iole Benedetti, Oreste Sergio Molco, Amedeo, Aldo, Elda e Paolo Procaccia, il prossimo 30 gennaio (alle ore 10 a piazza Bovio e alle 11 in via Luciana Pacifici), in occasione del settantaseiesimo anniversario della loro deportazione ad Auschwitz.

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Lo farà assieme ai tantissimi napoletani che rifiutano la facile retorica e con essa tutte le forme di strumentalizzazione, convinti che rispettare gli ebrei vivi e le loro istituzioni sia il modo migliore per ricordare quelli risucchiati nel vortice della Shoah.

* Presidente nazionale della federazione Italia Israele

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Giuseppe Crimaldi

Giuseppe Crimaldi

Giuseppe Crimaldi, giornalista