Natan, il sindaco Capitale

Ernesto Nathan in visita allo Zoo di Roma nel 1908

Ernesto Nathan in visita allo Zoo di Roma nel 1908

di Manuel Fondato –

Ernesto Nathan, personaggio che ispira la lista che appoggia la candidatura di Sergio Pirozzi per la Regione Lazio, è considerato, quasi universalmente, il miglior sindaco che Roma abbia mai avuto. Nacque a Londra il 5 ottobre 1845 dalla pesarese Sara Levi Nathan e da Moses Meyer Nathan, agente di cambio tedesco naturalizzato inglese, che lasciò Sara vedova quando il futuro primo cittadino non aveva che nove anni.

Manuel Fondato

Manuel Fondato

Entrambi i genitori avevano origini ebraiche. La madre fu una fervente mazziniana al punto che viene considerato storiograficamente verosimile il fatto che abbia avuto con il patriota risorgimentale una relazione sentimentale, meno plausibile invece che Ernesto fosse frutto di questo rapporto. Il primo approccio di Nathan con Roma avvenne nel fatidico 1870, anno in cui la città eterna venne annessa al Regno d’Italia con il blitz dei Bersaglieri a Porta Pia.

Aveva all’epoca 25 anni e lavorò come amministratore alla testata mazziniana «La Roma del popolo». L’impronta di Mazzini caratterizzerà per tutta la vita il suo impegno e il suo pensiero politico che poggiava su un convinto laicismo e anticlericalismo. L’iniziazione alla Massoneria, nel 1887, fu uno sbocco naturale. Nell’aprile 1898 fu eletto consigliere al comune di Roma e più tardi nominato assessore all’economato e ai beni culturali, un incarico amministrativo di grande rilievo mentre la capitale subiva una tumultuosa crescita edilizia e demografica.

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Ernesto Nathan

L’elezione a sindaco, da capo del Blocco popolare, avvenne nove anni dopo. Nel suo discorso programmatico del 2 dicembre 1907, all’atto dell’insediamento in Campidoglio disse: «Guardiamo all’avvenire…a una grande Metropoli ove scienza e coscienza indirizzino… rinnovate attività artistiche, industriali, commerciali… perché guardiamo attraverso la breccia di Porta Pia». Sui servizi pubblici espresse una posizione altrettanto chiara: «Bisogna sottrarli al monopolio privato; renderli soggetti alla sorveglianza, alla revisione, all’approvazione del Consiglio…preparare la via al più assoluto controllo che la cittadinanza deve acquisire su quei gelosi elementi primordiali di ogni civiltà urbana» .

Coerentemente chiamò la cittadinanza a scegliere tra gestione privata e gestione pubblica. Nel 1909 fu approvato all’unanimità il primo piano regolatore della città, che definì le aree da urbanizzare fuori le mura, tenendo conto del fatto che il 55% delle aree edificabili era in mano a soli otto grandi proprietari. Furono inoltre aperti circa 150 asili comunali per l’infanzia; in quartieri popolari come Testaccio e S. Lorenzo, costituite le sezioni estive per sostenere i più deboli nell’apprendimento. La celeberrima frase: «Non c’è trippa per gatti» la pronunciò cancellando dalle voci di bilancio i fondi per sfamare la cospicua colonia felina atta a tenere lontana i roditori negli uffici dell’Amministrazione. A 70 anni, nel 1915, si arruolò e combatté durante la Grande Guerra. Mori nel 1921 e da allora riposa al cimitero del Verano.

 (Tempo)

 

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