Nel nome del pane
La Settimana del dialogo

Pane insieme

Il pane insieme, nelal manifestazione di Noemi Di Segni al Pitigliani,

di Valentina Maresca  –

  Un momento di confronto fondato non tanto sulle parole, ma sull’alimento base dell’area mediterranea, ripartendo dagli elementi più semplici per imparare a conoscere e rispettare le identità religiose di tutte le latitudini. Questa l’idea di Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei) che ha fatto gli onori di casa al Pitigliani, centro ebraico italiano nel cuore di Roma: ospiti, trenta donne di varie età e fedi che si sono riunite per apprendere ingredienti e metodi di preparazione di un pane diverso da quello della propria tradizione gastronomica.

“Si mettono letteralmente le mani in pasta, in modo da conoscere gli altri partendo dall’alimento basico che è anche il più simbolico: il pane fatto in casa, infatti, è sinonimo di focolare, il suo profumo è quello dell’accoglienza”, ha affermato Di Segni, che per gli inviti si è avvalsa della collaborazione del Tavolo interreligioso di Roma.Le adesioni sono state così numerose da costringere l’organizzazione a non accettarne altre per problemi logistici legati agli spazi del Pitigliani dedicati all’iniziativa.

Noemi Di Segni

Noemi Di Segni

“Siamo felici di così tanta partecipazione che arriva durante la decima edizione della Settimana internazionale del dialogo interreligioso istituita dall’Onu nel 2010”, ha detto Maria Angela Falà, presidente del Tavolo interreligioso di Roma.

“Nostro impegno dal 1998 è favorire il confronto più ampio e costante tra le persone appartenenti alle diverse fedi, promuovendo il rapporto continuo con le istituzioni e i media per garantire un’informazione corretta ed evitare così la nascita di pregiudizi o fraintendimenti sulle varie religioni”, ha sottolineato ancora. Strumenti per abbattere la diffidenza e incoraggiare la vicinanza tra diverse culture sono sicuramente l’arte, la musica e, appunto, la gastronomia.

Mani abituate a preghiere differenti si sono così ritrovate insieme nella lavorazione del pane yemenita, indiano, marocchino e della challah, la tradizionale treccia mangiata durante lo Shabbat, il giorno di festa degli ebrei. Curiosità, domande e consigli fino alla cottura per un assaggio collettivo e, per chi doveva rientrare, impasti da mettere nel proprio forno una volta a casa. E così la challah è finita sulla tavola di musulmani o induisti e il pane yemenita, marocchino o indiano è stato cibo insolito per ebrei, in uno scambio più che mai all’insegna della condivisione.

(Ansamed)

 

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