Netanyahu a Budapest da Orbàn

Benjamin Netanyahu e Viktor Orban

di Davide Frattini –

Che i manifesti con il volto ingigantito di George Soros siano stati in parte stracciati dalle strade di Budapest sembra un doppio ossequio alla visita di Benjamin Netanyahu. Il premier israeliano, arrivato ieri in Ungheria, ha rintuzzato qualche giorno fa le critiche del suo ambasciatore al governo di Viktor Orbán per la campagna contro il miliardario e filantropo americano.

di Davide Frattini

Davide Frattini

Ha mantenuto — più o meno — la critica ai toni antisemiti (Soros presentato come un burattinaio che con i dollari intrallazza nelle questioni di altri Paesi), ma ha voluto precisare: «In nessun modo intendiamo delegittimare la condanna dei suoi metodi». Così Netanyahu — commenta Haaretz , il giornale della sinistra israeliana — ha tralasciato la lotta all’antisemitismo globale in nome di una sua avversione locale.

Fuggito con la famiglia nel 1944 prima che le deportazioni di massa ordinate dai nazisti sterminassero mezzo milione di ebrei ungheresi, il 19° uomo più ricco del mondo — calcola la rivista Forbes — sponsorizza attraverso la Open Society Foundations le organizzazioni per i diritti umani e civili che sostengano «la giustizia, l’educazione, la stampa libera».

Viktor Orban e Benjamin Netanyahu

Viktor Orban e Benjamin Netanyahu

Lo fa in Ungheria dove le associazioni combattono le scelte anti-immigrazione e le politiche xenofobe.

Lo fa in Israele dove investe i suoi dollari per sostenere B’Tselem o Breaking the Silence, che il governo conservatore considera come nemici interni.

Le attività di Soros sono il bersaglio principale della legge votata dalla destra un anno fa che obbliga questi gruppi israeliani — impegnati nella denuncia degli abusi contro i palestinesi — a dettagliare i finanziamenti stranieri in tutte le loro pubblicazioni. Secondo i commentatori, la tutela selettiva contro l’antisemitismo — se infanga Soros, ci può anche stare — rischia di allargare la frattura tra Netanyahu e gli ebrei che vivono nel resto del mondo.

(Corriere della Sera)

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